Vendite Auto ibride-elettriche 2018: più dell’80% rispetto all’intero 2017

 

In Italia, le vendite di auto ibride-elettriche hanno registrato un aumento del 33,01% dall’inizio del 2018 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Stanno spingendo le vendite, con oltre 55mila veicoli immatricolati, la maggiore sensibilità alla difesa all’ambiente unita alle preoccupazioni per i cambiamenti climatici e alla possibilità di entrare nelle zone a traffico limitato nelle città.

E’ quanto afferma un’analisi dell’Unione europea delle cooperative Uecoop su dati Unrae in relazione ai cambiamenti climatici in atto, dalle tempeste all’afa tropicale, come l’ondata di caldo e bombe d’acqua che sta sconvolgendo l’Italia e l’Europa.

Tutte le maggiori case automobilistiche stanno investendo sulle nuove tecnologie considerato che l’attenzione verso l’ambiente riguarda ormai anche i criteri di assegnazione degli appalti con i più recenti capitolati di gara che in Italia prevedono quasi sempre punteggi aggiuntivi per chi, come molte cooperative, usa mezzi di trasporto a basso impatto inquinante.

Una sensibilità evidenziata dall’Earth Overshoot Day che ogni anno indica la giornata in cui l’uomo inizia a sovrasfruttare il pianeta, aggravando un debito con la natura che si riflette anche sul cambiamento climatico: a livello globale, secondo il Global Footprint Network, per soddisfare la domanda di risorse naturali occorrerebbero 1,7 pianeti Terra. Per questo sta cambiando anche la tecnologia dei trasporti come nel settore auto, sempre più green sia sul fronte dei consumi che su quello dei metodi di propulsione.

“Entro il 2025 la metà delle auto prodotte al mondo saranno elettriche o ibride” è stata una delle ultime previsioni di Sergio Marchionne annunciando investimenti per 9 miliardi di euro per la ricerca nel campo della mobilità elettrica sui 45 in totale disponibili del piano pluriennale di FCA.

La tecnologia ibrida che unisce benzina o diesel alla propulsione elettrica a batterie sta già conquistando quote sempre maggiori di mercato con un tendenziale per il 2018 di 80mila veicoli venduti, il record del decennio. Pur rappresentando ancora solo una nicchia del 5,6% rispetto al totale del milione e 282mila auto immatricolate fra gennaio e luglio, l’elettrico ibrido e quello puro sono le tipologie di propulsione a maggiore crescita, scelte da oltre 250mila italiani dal 2008 a oggi.

Jaguar Land Rover investirà 18 miliardi di dollari sulle auto elettriche

Jaguar Land Rover ha annunciato nei giorni scorsi che investirà 18 miliardi di dollari nelle auto elettriche nei prossimi 3 anni. Questa somma si va ad aggiungere ai 14 miliardi di dollari spesi negli ultimi 3 anni. Secondo Bloomberg, l’investimento consentirà alla casa automobilistica britannica di offrire tre varianti di tutti i suoi futuri modelli entro il 2025: una con un motore a benzina, una con un propulsore totalmente elettrico e una che mescola i primi due. In questo ultimo caso molto probabilmente si tratterà di motori ibridi plug-in. Lo scorso mese di settembre, il gruppo Jaguar Land Rover ha annunciato che intende offrire una variante elettrificata di tutte le auto vendute entro il 2020. Tuttavia, per “elettrificato” si intende non solo le auto elettriche a batteria, ma anche ibridi e ibridi plug-in. Fare un nuovo investimento per l’EV appena cinque anni dopo l’obiettivo è ambizioso, ma Jaguar ha già potuto registrare un’ondata di richieste per il suo primo EV, il Suv Jaguar I-Pace. Ciò significa che la domanda per auto completamente elettriche c’è ed è forte. Al momento ancora il 90% delle vendite europee del gruppo inglese sono di auto diesel. Alla Jaguar I-Pace nei prossimi anni dunque verranno aggiunti altri modelli elettrici da Jaguar Land Rover, ma la società al momento non ha ancora rivelato quali modelli saranno lanciati per primi nella sua gamma. Il gruppo inglese dunque sembra essere deciso ad un netto cambio di marcia se si considera che ancora oggi circa il 90 per cento delle vendite in Europa del brand riguardano auto con motore diesel. 

UE, ok a obiettivo del 32% di energie rinnovabili entro il 2030

I rappresentanti di Consiglio europeo, Parlamento e Commissione hanno firmato l’accordo che aggiorna il quadro normativo europeo al 2030 per quanto riguarda gli obiettivi dell’UE per le energie rinnovabili, compresi l’autoconsumo e i trasporti. Grazie a questo accordo due delle otto proposte legislative del pacchetto “Energia pulita per tutti” (adottato dalla Commissione europea il 30 novembre 2016) sono già state approvate. Il 14 maggio infatti è stato adottato il primo elemento del pacchetto, la direttiva sul rendimento energetico nell’edilizia. Il nuovo target fissato al 2030 prevede una quota di energia da fonti green pari ad almeno il 32% del consumo finale lordo dell’Unione (rispetto al 20% del 2020), con una clausola di revisione verso l’alto entro il 2023. Tra i principi ispiratori della nuova misura il sostegno all’efficienza energetica in materia di pianificazione, politiche e investimenti. Per quanto riguarda i trasporti entro il 2030 almeno il 14% del carburante utilizzato dovrà provenire da fonti rinnovabili e si deve prevedere un maggiore uso di biocarburanti di seconda generazione. E’ fissato un target al 3,5% per l’utilizzo di biofuel avanzati. L’accordo prevede inoltre che gli Stati membri dell’UE debbano garantire che i consumatori abbiano il diritto di produrre, autonsumare, immagazzinare e vendere l’energia, installare e gestire sistemi di stoccaggio dell’elettricità, non essere soggetti ad alcuna tassa sull’energia autoconsumata fino al 2026. Tali consumatori inoltre devono ricevere una remunerazione per l’elettricità rinnovabile autoprodotta che immettono nella rete. I consumatori devono potersi unire in  comunità delle energie rinnovabili per integrare l’autoconsumo nella transizione verso un’energia più pulita. Per quanto riguarda il settore del riscaldamento/raffreddamento l’accordo provvisorio prevede un sotto-obiettivo di un aumento annuo indicativo dell’1,3% delle energie rinnovabili negli impianti di riscaldamento e raffreddamento, calcolato su un periodo di 5 anni a partire dal 2021. Soddisfatto il relatore per le energie rinnovabili José Blanco López (S&D, ES) che ha sottolineato che è stata significativamente migliorata la proposta iniziale ed è stato raggiunto un ottimo compromesso sull’obiettivo vincolante del 32% di energie rinnovabili nel mix energetico per il 2030. “La nuova direttiva garantirà sicurezza e certezza agli investitori e semplificherà le procedure amministrative per i progetti nel settore delle energie rinnovabili”. Il relatore della commissione per l’ambiente, onorevole Bas Eickhout (Verts/ALE, NL), ha commentato che grazie a questo accordo l’Unione invia un segnale chiaro al settore dell’energia verso il raggiungimento degli obiettivi fissati dalla COP21 di Parigi. “Gli investitori sanno dove sta andando l’UE. Stiamo inoltre creando una serie di condizioni che renderanno più interessante per le famiglie e per i gruppi di famiglie produrre la propria energia”. Il commissario responsabile per l’azione per il clima e l’energia Miguel Arias Cañete, ha commentato che questo accordo riuscirà a sbloccare il vero potenziale della transizione dell’Europa verso l’energia pulita, creando nuovi posti di lavoro, bollette più basse per i consumatori e minori importazioni di energia. “La natura vincolante dell’obiettivo del 32% garantirà inoltre una maggiore certezza agli investitori. Invito ora il Parlamento europeo e il Consiglio a proseguire i negoziati con lo stesso impegno e a completare il resto delle proposte del pacchetto “Energia pulita per tutti gli europei”.  Il prossimo passo sarà l’approvazione sia dei ministri dell’Unione europea che dei deputati al Parlamento europeo. Una volta raggiunto tale obiettivo, la legge entrerà in vigore 20 giorni dopo la data di pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Gli Stati membri dovranno recepire i nuovi elementi della direttiva nel diritto nazionale entro il 30 giugno 2021. Tra le prime reazioni delle associazioni, Greenpeace in un comunicato stampa pur apprezzando il nuovo accordo, soprattutto per il diritto riconosciuto ai cittadini di autoprodursi e vendere l’energia senza essere per questo tassati, partecipando alla crescita delle rinnovabili, sottolinea che doveva esserci una maggiore ambizione. Il target al 32% è troppo basso e non sufficiente per contrastare gli effetti del cambiamento climatico e “permette alle grandi compagnie energetiche di restare ancorate ai combustibili fossili o a tecnologie rivelatesi false soluzioni rispetto al cambiamento climatico”, commenta Sebastian Mang, consulente energia di Greenpeace Ue.

Boom dell’internet delle cose: nasce il Super algoritmo

E’ stato sviluppato un algoritmo che consentirà ai dispositivi di comunicare direttamente fra loro.
L’ algoritmo sara in grado di gestire l’esplosione dell’internet delle cose attesa per il 2020, con l’arrivo della connessione 5G, quando si prevede che almeno 50 miliardi di oggetti saranno connessi fra loro nel mondo. Permetterà ai dispositivi di comunicare direttamente fra loro, senza passare per i ripetitori. Messo a punto dal gruppo dell’americana Tufts University, l’algoritmo è descritto sulla rivista ‘Proceedings of the IEEE’.

Secondo il coordinatore della ricerca, Usman Khan, sarà fondamentale sviluppare un nuovo sistema che permetta di localizzare gli oggetti e farli comunicare, solo cosi si potrà arrivare ad avere un mondo in cui tutti gli oggetti, dagli elettrodomestici, alle automobili, ai pc saranno connessi fra loro. Occorrerà quindi conoscere la posizione precisa di tutti i dispositivi e permettere loro velocemente di riconoscersi e scambiarsi informazioni.

Attualmente, il funzionamento dei dispositivi wireless si basa su cosiddette “ancore“, costituite da ripetitori per i cellulari e da satelliti Gps, che comunicano con ciascun dispositivo e che sono gestite da un sistema centralizzato che raccoglie ed elabora i dati e li smista ai singoli oggetti. Ma questo sistema diventa difficile da gestire con l’aumento del numero dei dispositivi connessi fra loro, perché si dovrebbe installare un numero elevatissimo di ripetitori sugli edifici, che sono difficili da gestire in modo centralizzato.

Il super algoritmo evita tutti questi problemi perché permette ai dispositivi di comunicare direttamente fra loro, evitando di passare per le ancore. In pratica i dispositivi misurano la loro posizione l’uno rispetto all’altro, piuttosto che fare riferimento ai ripetitori. “Oltre a prepararci a un futuro in cui gli oggetti connessi fra loro saranno onnipresenti, questo approccio – ha osservato Khan – potrebbe alleviare la pressione sull’infrastruttura attuale, eliminando la necessità di installare i ripetitori sugli edifici”.

Cresce dell’87,5% l’investimento nelle Rinnovabili nel 2017.

Cresce dell’87,5% l’investimento nelle Rinnovabili nel 2017.

Secondo il rapporto annuale Irex, “L’evoluzione del mercato elettrico tra nuovi modelli di business e policy nazionali”, presentato a Roma e realizzato da Althesys, gli investimenti degli italiani valgono 13,5 miliardi per una potenza di 13,4 GW, contro i 6,8 GW del 2016.

Se è vero che gli investimenti internazionali sono la componente principale, ripartono anche le installazioni in Italia. oltre a tracciare gli investimenti “utility scale” realizzati in Italia da operatori italiani e stranieri e all’estero dai soli player italiani, fa anche il bilancio decennale degli investimenti nazionali nelle rinnovabili, il cui ruolo è oggi divenuto centrale, segnando l’evoluzione dell’intero settore elettrico.

Secondo l’economista Alessandro Marangoni, capo del team di ricerca e ceo di Althesys, “conferma in maniera inequivocabile che l’industria elettrica ha scelto le rinnovabili come asse centrale del sistema energetico futuro, tanto che le rinnovabili costituiscono l’85% della nuova capacità installata nel 2017. E lo dimostra anche lo stesso Irex Report, che compie dieci anni: da studio di nicchia è oggi divenuto un rapporto su tutta l’industria elettrica”. Nel 2017 sono state registrate oltre 200 operazioni con una potenza coinvolta di 13,4 GW e un valore stimato in circa 13,5 miliardi di euro. I nuovi progetti tornano ad essere la parte principale. Nonostante il 55% delle operazioni sia in Italia, l’88% della potenza è all’estero. Le nuove iniziative nazionali sono in sensibile ripresa rispetto al 2016, con 1,1 GW (400 MW l’anno precedente) e quasi 1,4 miliardi di euro. Ma non basta. Le acquisizioni registrano 64 operazioni e 2.165 MW, per un controvalore di 3,15 miliardi di euro. La tecnologia prevalente per numero di deal è il fotovoltaico (44%) seguito dall’eolico (20%) e dalla Smart Energy (12%). Il mercato secondario degli impianti in Italia si è dimostrato, infatti, ancora molto attivo, con oltre 1.140 MW scambiati, dei quali il 48% sono eolici e il 42% fotovoltaici. Si affacciano le prime iniziative di rinnovamento degli impianti che, pur pesando solo per l’1% delle operazioni, evidenziano una delle direttrici per il rilancio del settore.

Sul mercato Europeo, eolico e fotovoltaico, mostrano costi ancora in discesa  Le aste competitive hanno però portato a un rapido calo delle tariffe, che hanno ridotto i ritorni degli investimenti. L’effetto è stato in parte mitigato dalla ripresa dei prezzi elettrici, tornati a salire dopo anni di calo. Il costo medio dell’elettricità (Lcoe) dell’eolico di 44,2 euro/MWh, in lieve discesa rispetto al 2016, assicura buoni ritorni degli investimenti in quasi tutti i paesi.

Per il Sistema elettrico, invece la transizione verso una maggiore penetrazione delle rinnovabili pone quesiti sull’adeguatezza del sistema elettrico italiano. Mentre nel breve periodo, ovvero al 2025, non paiono esservi difficoltà, queste potrebbero emergere nel medio-lungo periodo (2030-40), quando l’invecchiamento del parco termoelettrico rischierà di rendere il sistema inadatto a soddisfare i fabbisogni. “Occorrerà fare qualche riflessione – sottolinea Marangoni – sull’adeguatezza del sistema elettrico nazionale, che nel medio-lungo periodo si potrebbe trovare a rischio shortage a causa dell’obsolescenza dei vecchi impianti termoelettrici, rendendo necessaria l’introduzione di accumuli in grado di accompagnare le rinnovabili”. Gli scenari futuri indicano che si dovranno aumentare gli investimenti nel rinnovamento del parco termoelettrico e nei sistemi di accumulo (batterie e pompaggi).

Il fattore di maggiore impatto, sarà la trasformazione digitale, sia sul lato della domanda che dell’offerta. Sulla spinta dello sviluppo di soluzioni Internet of Things, la cosiddetta Digital Energy, si modificheranno inevitabilmente le modalità di scambio, trasporto e consumo dell’energia. Le utility potranno ottimizzare la gestione complessiva, implementare modelli di business diversi e offrire nuovi servizi. Anche i consumatori potranno avere un ruolo più attivo nel sistema, evolvendo verso schemi di prosumer e comunità energetiche. Reti, edifici, città e mobilità sono alcuni dei principali ambiti applicativi della rivoluzione smart.

L’eneria del futuro è rappresentata al meglio dal biometano: “L’elettricità avrà un ruolo centrale nell’economia del futuro, ma la transizione energetica non sarà repentina, richiederà un adeguamento tecnologico che interesserà nei prossimi decenni produttori, industrie manifatturiere, reti distributive e consumatori. In questo scenario, il biometano offre una flessibilità senza pari, poiché consente di produrre gas ed elettricità rinnovabili, operando una funzione di cerniera tra le due reti”, dichiara Piero Gattoni, presidente del Cib, il Consorzio italiano biogas. “La programmabilità, riconosciuta dalla Sen, è uno dei maggiori punti di forza del gas rinnovabile – aggiunge Gattoni – che promette di raggiungere entro il 2030 volumi pari a 10 miliardi di Nm3, di cui 8 da matrici agricole, pari a circa il 15% dell’attuale fabbisogno annuo di gas naturale e ai due terzi della potenzialità di stoccaggio della rete nazionale. Inoltre, gli impianti di biogas e biometano sono altamente complementari con le altre rinnovabili, poiché consentono di assorbire i picchi produttivi delle Fer intermittenti (eolico e solare), e di trasformare l’energia elettrica in eccesso, quindi non stoccabile, in gas naturale rinnovabile, attraverso il processo di power-to-gas”.

L’unica soluzione per produrre energia pulita: l’energia rinnovabile

Oggi è possibile sfruttare maggiormente l’energia da fonti rinnovabili senza rinunciare al comfort abitativo e ottenendo vantaggi economici (bollette meno care) e ambientali (consumo ridotto di combustibili fossili). Grazie all’utilizzo di nuove tecnologie e attraverso la spinta data dagli obblighi normativi, presto in ogni edificio sarà possibile produrre parte dell’energia utilizzata per i nostri bisogni primari da fonti rinnovabili.

 Energie rinnovabili negli edifici: la normativa

Il 2018 è l’anno che sancisce definitivamente l’ultimo obbligo in materia di risparmio energetico e sostenibilità per i nuovi edifici o per quelli interessati da ristrutturazioni profonde: entra in vigore l’obbligo di copertura da fonti rinnovabili per almeno il 50% del fabbisogno calcolato in fase di progettazione.

 Già da qualche tempo l’Europa ha evidenziato l’importanza di ridurre le emissioni di CO2 attraverso politiche finalizzate ad un uso più efficiente dell’energia e all’incremento di sistemi di produzione di energia da fonti rinnovabili entro il 2020 (direttiva 2009/28/CE).

 In Italia l’obbligo di dotare gli edifici di impianti alimentati da fonti rinnovabili parte con la Legge 10/1991 che prescriveva “l’obbligo di soddisfare il fabbisogno energetico degli edifici di proprietà pubblica o adibiti ad uso pubblico favorendo il ricorso a fonti rinnovabili di energia, salvo impedimenti di natura tecnica od economica”.

Con il Dlgs 28/2011 sono stati stabiliti gli obblighi di integrazione delle fonti rinnovabili negli edifici nuovi o in “edifici sottoposti a ristrutturazioni rilevanti”. In base al decreto gli impianti di produzione di energia termica devono essere progettati e realizzati in modo da garantire il contemporaneo rispetto della copertura, tramite il ricorso ad energia prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili, del 50% dei consumi previsti per l’acqua calda sanitaria e di percentuali crescenti per la somma dei consumi previsti per l’acqua calda sanitaria, il riscaldamento e il raffrescamento. Questa percentuale è cresciuta dal 20% del 2013 al 50% di quest’anno. Il mancato rispetto degli obblighi comporta il diniego del rilascio del titolo edilizio.

Sono esclusi dall’obbligo gli edifici allacciati ad una rete di teleriscaldamento che ne copra l’intero fabbisogno di calore per il riscaldamento degli ambienti e la fornitura di acqua calda sanitaria.

 Le detrazioni attive per le rinnovabili

I sistemi per la produzione di energia da fonti di energia rinnovabili (che sfruttano la radiazione solare, il moto dell’acqua, il vento, le biomasse, il calore presente nelle profondità della terra ecc) possono godere delle detrazioni previste dal bonus ristrutturazioni e dell’ecobonus.

 Ad esempio, usufruiscono del bonus ristrutturazione (e quindi di una detrazione del 50%) “gli interventi effettuati per il conseguimento di risparmi energetici, con particolare riguardo all’installazione di impianti basati sull’impiego delle fonti rinnovabili di energia”. Tra i lavori agevolabili rientra l’installazione di un impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica, in quanto basato sull’impiego della fonte solare (che è considerata una fonte rinnovabile).

Per usufruire della detrazione è comunque necessario che l’impianto sia installato per far fronte ai bisogni energetici dell’abitazione (cioè per usi domestici, di illuminazione, alimentazione di apparecchi elettrici, ecc) e, quindi, che lo stesso sia posto direttamente al servizio dell’abitazione. Questi interventi possono essere realizzati anche in assenza di opere edilizie propriamente dette, acquisendo idonea documentazione attestante il conseguimento di risparmi energetici.

 Tra gli altri interventi che usufruiscono dell’ecobonus al 65% c’è l’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda (solare termico).

 Inoltre, gli interventi di piccole dimensioni di efficienza energetica e di produzione di energia termica da fonti rinnovabili possono accedere anche al Conto Termico 2.0.

Impianti solari termici: Gli impianti solari termici sono costituiti da pannelli che permettono la produzione di acqua calda sfruttando l’energia del sole: la radiazione solare riscalda un liquido che circola all’interno dei pannelli che trasferisce il calore assorbito a un serbatoio in cui viene accumulata l’acqua per una caldaia o uno scaldacqua elettrico.

Impianti fotovoltaici: La tecnologia fotovoltaica permette la produzione di energia trasformando le radiazioni solari in elettricità direttamente e senza l’utilizzo di alcun combustibile.

Impianti geotermici: L’utilizzo dell’energia geotermica per il riscaldamento domestico avviene attraverso l’uso di particolari pompe di calore che riescono a sfruttare il calore della terra anche quando le temperature non sono particolarmente alte (12 – 14 °C) per ricavarne calore per il riscaldamento domestico.

Impianti eolici: L’energia eolica (ricavata dal vento) viene utilizzata per produrre energia elettrica attraverso aereogeneratori che basano il loro funzionamento su pale spinte dal vento.

 

applicazioni per la sicurezza, gestione del riscaldamento e degli elettrodomestici.

Cresce il mercato in Italia della Smart Home

applicazioni per la sicurezza, gestione del riscaldamento e degli elettrodomestici.

Più 35% rispetto al 2016 e arriva a quota 250 milioni di euro.

Dalla ricerca sulla Smart Home dell’Osservatorio Internet Of Things della School of Management del Politecnico di Milano presentata al convegno dal titolo “Non manca (quasi) più nessuno: la Smart Home apre i battenti” in Italia, il mercato dell’Internet of Things per la Smart Home raggiunge quota 250 milioni di euro nel 2017, registrando una crescita del 35% rispetto al 2016. Tale incremento risulta in linea con la crescita dei principali Paesi occidentali, anche se in termini assoluti i numeri sono ancora inferiori rispetto agli altri mercati europei.

Il 38% degli italiani infatti possiede già almeno un oggetto “smart” in casa, ma tra questi ben il 74% ha richiesto l’aiuto di un professionista per l’installazione e il 51% si dice preoccupato per i rischi legati alla privacy e ai cyber attacchi da parte di malintenzionati.

Lo rivela l’indagine sui consumatori condotta dall’Osservatorio Internet of Things su un campione di 1.000 individui con età compresa tra 18 e 74 anni rappresentativi della popolazione italiana, che conferma gli ambiti della sicurezza e del riscaldamento al primo e secondo posto tra le preferenze dei consumatori.

L’indagine conferma anche l’importanza della comunicazione in questo mercato: chi oggi non dispone di oggetti connessi per la propria abitazione nel 27% dei casi non ha mai valutato di acquistarli e nel 17% non ne comprende appieno i benefici. I media tradizionali si confermano il principale canale di comunicazione: infatti il 58% dei consumatori ha sentito parlare di Smart Home nella pubblicità su radio, TV e giornali, mentre il 32% tramite Internet.

Gli oggetti connessi iniziano a diffondersi nelle case degli italiani e le motivazioni di acquisto dei consumatori sono riconducibili principalmente a pochi bisogni: la possibilità di avere la propria abitazione sotto controllo, la maggiore comodità nello svolgere attività ricorrenti e il risparmio energetico, infatti il tasso di crescita riguarda le applicazioni per la sicurezzadella gestione del riscaldamento e degli elettrodomestici.

Nel mercato italiano della casa connessa, insieme alle startup, che offrono oltre metà dei prodotti in vendita, sono entrati grandi produttori con brand affermati, dotati di una rete di vendita capillare e di una filiera fidelizzata di installatori, fattori cruciali per aumentare la fiducia dei consumatori.
I consumatori oggi hanno a disposizione diversi nuovi punti di contatto per acquistare soluzioni per la casa connessa, il principale canale di vendita della Smart Home in Italia resta la filiera tradizionale(composta da produttori, architetti, costruttori edili, distributori di materiale elettrico), che vale 175 milioni di euro nel 2017, pari al 70% del mercato, ma una quota sempre più consistente, pari al 30%, è imputabile a canali di vendita alternativi come retailer online e offline, assicurazioni, telco e utility, che con la loro forte crescita (+125%) rendono la casa connessa accessibile a un pubblico sempre più vasto.

Ci sono però ancora alcuni ostacoli alla diffusione di questa tecnologia. In particolare le difficoltà nell’installazione dei prodotti, la scarsa riconoscibilità di molti dei brand che oggi presidiano il mercato, la Privacy, Cyber Security.

Elemento imprescindibile rimane l’installazione da parte di un professionista.

Oltre metà dei prodotti in vendita è offerto da startup con scarsa forza e riconoscibilità del brand, spesso quindi non percepite come sufficientemente mature e affidabili dai consumatori.

Cresce la maggiore sensibilità nei confronti di privacy e sicurezza dei dati: il 51% dei consumatori è restio a condividere informazioni personali, soprattutto per il rischio che le finalità di utilizzo siano diverse da quelle dichiarate (era il 27% tre anni fa). Ed è scarsa la fiducia in termini di Cyber Security: il 72% dei rispondenti è preoccupato per i rischi di accesso/controllo degli oggetti connessi da parte di malintenzionati.

L’Intelligenza Artificiale può consentire di superare molte delle barriere all’adozione che frenano la diffusione dell’IoT nelle nostre case: semplificare la gestione dei dispositivi connessi, ma anche migliorare la gestione di prodotti e servizi offerti da aziende diverse, con un’esperienza d’uso più integrata.

Nel 2014 con Amazon Echo, ha preso il via la diffusione degli assistenti vocali integrati all’interno di altoparlanti intelligenti, che sta conoscendo un’accelerazione significativa, favorita dall’ingresso nel 2016 di Google Home e dai recenti annunci di altri grandi player come Apple e Samsung.

Inoltre, l’interfaccia con cui l’utente gestisce la Smart Home sta evolvendo in maniera sempre più rapida: già oggi è possibile gestire la propria casa da remoto non più solamente tramite display touch, smartphone e App, ma anche utilizzando la voce. In futuro, si passerà dall’ormai consolidato riconoscimento vocale al più evoluto “context aware”, che consente di prevedere, personalizzare e configurare l’utilizzo in base a preferenze personali.

L’Intelligenza Artificiale si candida a diventare la nuova “governante” della nostra casa: un aiuto concreto e personalizzato per aiutarci a vivere meglio, abilitando servizi di valore che vanno dalla gestione dell’energia al supporto agli acquisti, dalla vigilanza all’individuazione della necessità di pulizie in occasioni speciali”.

Internet delle cose in città, ricavi a 62 miliardi nel 2026

La catena del valore delle imprese IOT si rivolge ormai quasi completamente al mercato tecnologie e servizi smart city. L’innovazione urbana è opportunità di business: soluzioni NB-IoT e LTE-M varranno 33 miliardi di dollari nel 2022.

Il panorama delle tecnologie e dei servizi smart city cresce e si amplia. L’introduzione negli ultimi anni dell’Internet of Things (IoT) ha incrementato il livello generale di innovazione tecnologica e aperto la strada all’integrazione delle nuove soluzioni per la trasformazione digitale (DX).

L’anno scorso i ricavi del segmento IoT per il mercato smart city sono ammontati a 25 miliardi di dollari. In base alle nuove stime ABI Research, nel 2026 il comparto dell’Internet delle cose per l’ecosistema urbano varrà approssimativamente più di 62 miliardi di dollari.

Il dato è stato calcolato a partire dall’utilizzo di diverse applicazioni smart city e delle tecnologie WAN (Wide Area Network), tra cui l’automazione dei sistemi di sicurezza, riscaldamento, illuminazione, idrici, ventilazione e altro degli edifici (Commercial building automation), i device di comunicazione di prossimità (digital signage), i sistemi intelligenti di trasporto (ITS), i chioschi digitali pubblici per l’informazione in tempo reale su quanto accade in città (punti di interesse culturale, mezzi di trasporto pubblico, circuiti museali, mostre, spettacoli, amministrazione pubblica e altro), i punti di ricarica per veicoli elettrici, i cestini dei rifiuti digitalizzati, interattivi e connessi in rete (smart bins), sensori ambientali (environment sensors), smart grid, soluzioni per facilitare i parcheggi (smart parking), illuminazione di nuova generazione e hot spot multiservizi (smart street lighting), reti di videosorveglianza, smart meters per l’energia elettrica, l’acqua ed il gas.

La catena del valore dell’Internet of Things si rivolge sempre più direttamente al mercato dei prodotti e dei servizi per la smart city – ha commentato Dominique Bonte, vicepresidente di ABI Research – e tutti i fornitori di tecnologie stanno rapidamente riposizionandosi, ottimizzando il proprio portfolio IoT per sfruttare il nuovo trend”.

I settori con le maggiori opportunità di business, secondo lo studio, sono e saranno quelli della sicurezza (fisica e virtuale), dei trasporti e della mobilità, dei servizi, dei big data e dell’analytics e dell’intelligenza artificiale.

Tra le soluzioni IoT più innovative e che sfruttano le tecnologie WAN in ambito urbano ce ne sono due in particolare: l’NB-IoT e l’LTE-M. Entrambe, secondo un nuovo Report pubblicato da Dell’Oro Group, potranno dar vita ad un mercato mondiale che in termini di vendite genererà ricavi per 33 miliardi di dollari nel 2022, più del doppio rispetto al dato dell’anno scorso.

La prima, NB-IoT o Narrow-Band Internet of Things, consente di utilizzare e sviluppare ulteriormente le applicazioni IoT sulle reti 4G e in prospettiva 5G. Parliamo di soluzioni e servizi come ad esempio i contatori intelligenti (smart meters) e la logistica, l’industria 4.0 e l’M2M, le smart grid e le auto connesse (connected cars), con la caratteristica di offrire un gran numero di terminali mobili, ampia copertura radioelettrica, bassi costi e consumi energetici, facilità d’uso, batterie più efficienti.

La seconda, l’LTE-M Long Term Evolution for Machines, è una tecnologia che viene implementata direttamente all’interno delle reti LTE, tramite un aggiornamento delle stazioni radio. È spesso descritta simile all’NB-IOT, ma con una minore estensione in termini di copertura di segnale, un consumo energetico maggiore e conseguentemente batterie con una durata minore.

Nel 2018 le aziende spenderanno 160 miliardi di dollari in cloud pubblico

Secondo IDC le industrie che spenderanno di più in servizi di cloud pubblico sono manifattura, servizi professionali e servizi bancari.

Secondo le previsioni di IDC la spesa mondiale per servizi e infrastrutture basati su cloudpubblico raggiungerà 160 miliardi di dollari nel 2018, con un incremento del 23,2% rispetto al 2017. Per i prossimi cinque anni la società di ricerca stima un tasso di crescita del 21,9% del mercato del cloud pubblico. Nonostante un previsto rallentamento degli investimenti, la spesa in servizi arriverà a un totale di 277 miliardi di dollari nel 2021.

Le industrie che spenderanno di più in servizi di cloud pubblico nel 2018 sono discrete manifacturing (19,7 miliardi di dollari), servizi professionali (18,1 miliardi di dollari) e il settore bancario (16,7 miliardi di dollari). IDC prevede inoltre che i settori process manufacturing e retail spenderanno più di 10 miliardi di dollari ciascuno in cloud pubblico nel 2018. Grazie al loro continuo investimento in soluzioni di cloud pubblico, saranno questi i cinque settori che traineranno la spesa fino al 2021.

Le industrie che vedranno la più rapida crescita delle spese nei prossimi cinque anni sono servizi professionali (24,4%), telecomunicazioni (23,3%) e settore bancario (23%).

Le industrie che stanno spendendo di più – discrete manifacturing, servizi professionali e servizi bancari – sono quelle che sono arrivate a riconoscere gli enormi benefici che si possono essere dal cloud pubblico“, ha dichiarato l’analista di IDC Eileen Smith. “Le aziende di questi settori stanno sfruttando i servizi in cloud pubblico per sviluppare e lanciare rapidamente soluzioni della terza Piattaforma, come Big Data, analytics e Internet of Things (IoT), che miglioreranno e ottimizzeranno l’esperienza del cliente e ridurranno i costi operativi”.

Nello specifico il software-as-a-service (SaaS) sarà la più grande categoria di cloud computing, e catturerà quasi i due terzi di tutta la spesa in cloud pubblico nel 2018.

Le spese SaaS, che comprendono applicazioni e system infrastructure software (SIS), saranno dominate dagli acquisti di applicazioni, che rappresenteranno oltre la metà di tutte le spese in servizi in cloud pubblico fino al 2019.

Le applicazioni ERM (Enterprise Resource Management) e CRM (Customer Relationship Management) vedranno la maggior spesa nel 2018, seguite da applicazioni collaborative e di contenuti.

Scendendo più in dettaglio, l’infrastructure-as-a-service (IaaS) sarà la seconda più grande categoria di spesa nel cloud pubblico nel 2018, seguita dal platform-as-a-service (PaaS).

La spesa IaaS sarà distribuita in modo abbastanza uniforme, con una spesa nei server leggermente più alta rispetto a quella nello storage“, ha aggiunto Smith. “La spesa PaaS sarà guidata dai software di gestione dei dati, che vedranno la crescita più rapida della spesa (38,1% CAGR) nei prossimi anni”.

Anche le spese in piattaforme applicative, middleware di integrazione e orchestrazione, applicazioni di accesso ai dati, analisi e distribuzione rimarranno ad alti livelli nel 2018 e oltre.

Dal punto di vista geografico gli Stati Uniti saranno il più grande mercato nazionale per i servizi di cloud pubblico nel 2018, con una previsione di 97 miliardi di dollari, pari a oltre il 60% della spesa mondiale. Regno Unito e Germania guideranno gli investimento in cloud pubblico in Europa occidentale, con 7,9 miliardi e 7,4 miliardi di dollari rispettivamente. Giappone e Cina completeranno i primi 5 Paesi nel 2018 con una spesa rispettivamente di 5,8 miliardi e 5,4 miliardi di dollari.

La Cina registrerà la crescita più rapida nella spesa in cloud pubblico nei prossimi anni (43,2% CAGR), arrivando a superare Regno Unito, Germania e Giappone nel 2021. L’aumento della spesa sarà particolarmente significativo anche in Argentina (39,4% CAGR ), India (38,9% CAGR) e Brasile (37,1% CAGR).

Così l’internet delle cose migliorerà le nostre vite

C’è il frigorifero intelligente, la macchina che si guida da sola, la domotica che consente di gestire la casa da uno smartphone. C’è tutto questo ma anche molto altro nel nostro futuro. Come la possibilità di personalizzare l’utilizzo di strumenti già diffusi da più di un secolo come l’energia elettrica o la bicicletta. Reinventandoli alla luce delle nuove tecnologie.

Il mondo “connesso” è solo agli inizi: molte delle innovazioni che ieri sembravano sogni sono già presente, quelle che oggi ipotizziamo arriveranno domani e quelle che ancora non immaginiamo le scopriremo prima di quanto pensiamo.Più che di case o città intelligenti si dovrà parlare di società smart, perché quasi ogni ambito delle nostre vite sarà rivoluzionato dalle potenzialità della connettività estrema.

Si stanno gettando le basi per il 5G, per arrivare a creare la “Gigabit society” che avrà un impatto positivo sull’ economia e sullo stile di vita delle persone. Si svilupperanno reti sempre più intelligenti per case ed edifici connessi, smarthome, servizi di e-health ed e-education basati sulla realtà virtuale, automobili connesse e virtual shopping. L’IoT (Internet of Things – Internet delle Cose) permetterà, grazie all’impiego della Rete, un’interazione continua tra persone, oggetti e l’ambiente che ci circonda. E ognuno di questi passaggi determina un’amplificazione di dieci volte delle potenzialità di connessione.

LA CONNETTIVITÀ
«Questa trasformazione digitale ha tre elementi alla base», ci racconta Enrico Bagnasco, responsabile Innovation di Tim. «Innanzitutto una connettività sempre più diffusa e disponibile per far “parlare” tra loro gli oggetti del nostro quotidiano. In secondo luogo una miniaturizzazione dei device per realizzare sensori poco invasivi, piccoli e con batterie della durata di diversi anni. In ultimo una capacità sempre maggiore di elaborare i dati, i cosiddetti big data, che ci consentirà di realizzare soluzioni al servizio dei clienti, delle aziende e della pubblica amministrazione». Pensare a elettrodomestici intelligenti non significa solo un frigorifero in grado di dirci sullo smartphone quali ingredienti manchino per una ricetta o quando scada il latte, ma la possibilità di fornire in modo sicuro e criptato i dati di utilizzo degli stessi così da dare alle aziende produttrici la chance di studiare come migliorarli sul piano dell’efficienza, anche energetica. Non solo: ogni volta che salta la luce perché abbiamo acceso più elettrodomestici ad alto consumo contemporaneamente, come lavatrice, lavastoviglie o forno, sarà possibile chiedere al nostro operatore un supplemento di energia elettrica per il tempo necessario. Grazie ai nuovi contatori intelligenti sarà sufficiente un ordine da remoto per passare, per esempio, da 3 a 4,5 kilowatt per un paio d’ore. Ma la rivoluzione riguarderà le intere città, dando la possibilità alle amministrazioni pubbliche di gestire il traffico o il verde urbano, con significativi impatti sull’ inquinamento acustico e dell’aria e sul risparmio di risorse economiche. Le luci dei lampioni potranno essere regolate rispetto all’ora del giorno, al clima atmosferico o alla presenza di automobili. I parchi potranno essere mantenuti con maggiore precisione e cura e i mezzi pubblici regolati in base alle necessità dei cittadini. Per non parlare di servizi come il bike sharing: l’utente potrà ottimizzare il proprio percorso sulla base del traffico ma anche dello smog, monitorato in tempo reale, per evitare zone troppo congestionate e inquinate.

CONTENUTI DIGITALI
Per fare tutto questo sarà necessario avere città sempre più connesse sia da un punto di vista della capillarità sia della larghezza di banda. E la più grande azienda italiana di telecomunicazioni si sta muovendo da tempo. «Naturalmente la connettività è il nostro presidio storico, abbiamo già avviato il 5G a Torino, Bari, Matera oltre a San Marino primo stato in Europa e tra i primi al mondo. Nel 2018 realizzeremo già le prime sperimentazioni», prosegue Bagnasco, «ma c’è anche un lavoro continuativo che ha l’obiettivo di creare un ecosistema digitale, con tutti i migliori player del settore, dove vogliamo giocare un ruolo da protagonisti». Oggi il mondo che più sta sfruttando, per non dire trainando, la connettività di nuova generazione è quello del multimedia associato a smartphone e tablet,che si tratti di giochi,video o musica. E continuerà a essere così.

L’obiettivo per il futuro è garantire da mobile una visione fluida di filmati in 4K, una qualità di definizione doppia rispetto all’attuale HD, e l’utilizzo da remoto di recenti innovazioni come la realtà virtuale e la realtà aumentata. Potenzialità fruibili con il 5G, anche se già il 4G consente di vedere film e serie tv ad alta definizione con eccellenti risultati. E per questo Tim mette già a disposizione soluzioni personalizzate in base alle esigenze dei clienti: si va da TimVision, la tv on demand con oltre 10mila titoli tra film e serie tv anche in esclusiva, a TimMusic, la piattaforma per la musica in streaming con 25 milioni di brani, a TimGames, per giocare direttamente da smartphone sia in streaming sia in download. E poi c’è la novità di Tim Show, che offre gratuitamente per un anno ai clienti mobili le migliori playlist di Tim Music senza consumare il traffico dati, i giochi di Gameloft, le serie tv di Studio+ e notizie dall’Italia e dal mondo, tutto a portata di app.

Per quanto riguarda la connettività, Bagnasco spiega che «se oggi con il 4G arriviamo ad alcune centinaia di megabit al secondo, con il 5G si passerà ad una capacità di trasmissione fino a decine di gigabit al secondo, con prestazioni dieci volte superiori a quelle attuali. I sensori connessi, invece, potranno essere fino ad alcuni milioni per chilometro quadrato. L’idea è che qualunque cosa sia connessa». Oltre alla casa e alla città, c’ è anche il mondo delle imprese: sono allo studio, per esempio, sedie che sappiano capire come è seduto il lavoratore così da suggerirgli come modificare la postura. Con l’agricoltura di precisione sarà possibile irrigare in modo mirato, all’ ora e solo nel punto necessario.

LE NUOVE AZIENDE
E anche la moda e il lusso potranno beneficiare di questa estesa connettività, assicurando che il prodotto sia originale e tracciabile in caso di furto.

Per non parlare delle applicazioni nel mondo dello sport: dalle prossime Olimpiadi di Tokyo 2020 potremo sfruttare in diretta la realtà virtuale per vedere le gare di atletica da bordo pista. TimVision le trasmetterà insieme a quelle invernali del 2018 in Corea del Sud. Potremo vederle seduti sul divano.