Cresce dell’87,5% l’investimento nelle Rinnovabili nel 2017.

Cresce dell’87,5% l’investimento nelle Rinnovabili nel 2017.

Secondo il rapporto annuale Irex, “L’evoluzione del mercato elettrico tra nuovi modelli di business e policy nazionali”, presentato a Roma e realizzato da Althesys, gli investimenti degli italiani valgono 13,5 miliardi per una potenza di 13,4 GW, contro i 6,8 GW del 2016.

Se è vero che gli investimenti internazionali sono la componente principale, ripartono anche le installazioni in Italia. oltre a tracciare gli investimenti “utility scale” realizzati in Italia da operatori italiani e stranieri e all’estero dai soli player italiani, fa anche il bilancio decennale degli investimenti nazionali nelle rinnovabili, il cui ruolo è oggi divenuto centrale, segnando l’evoluzione dell’intero settore elettrico.

Secondo l’economista Alessandro Marangoni, capo del team di ricerca e ceo di Althesys, “conferma in maniera inequivocabile che l’industria elettrica ha scelto le rinnovabili come asse centrale del sistema energetico futuro, tanto che le rinnovabili costituiscono l’85% della nuova capacità installata nel 2017. E lo dimostra anche lo stesso Irex Report, che compie dieci anni: da studio di nicchia è oggi divenuto un rapporto su tutta l’industria elettrica”. Nel 2017 sono state registrate oltre 200 operazioni con una potenza coinvolta di 13,4 GW e un valore stimato in circa 13,5 miliardi di euro. I nuovi progetti tornano ad essere la parte principale. Nonostante il 55% delle operazioni sia in Italia, l’88% della potenza è all’estero. Le nuove iniziative nazionali sono in sensibile ripresa rispetto al 2016, con 1,1 GW (400 MW l’anno precedente) e quasi 1,4 miliardi di euro. Ma non basta. Le acquisizioni registrano 64 operazioni e 2.165 MW, per un controvalore di 3,15 miliardi di euro. La tecnologia prevalente per numero di deal è il fotovoltaico (44%) seguito dall’eolico (20%) e dalla Smart Energy (12%). Il mercato secondario degli impianti in Italia si è dimostrato, infatti, ancora molto attivo, con oltre 1.140 MW scambiati, dei quali il 48% sono eolici e il 42% fotovoltaici. Si affacciano le prime iniziative di rinnovamento degli impianti che, pur pesando solo per l’1% delle operazioni, evidenziano una delle direttrici per il rilancio del settore.

Sul mercato Europeo, eolico e fotovoltaico, mostrano costi ancora in discesa  Le aste competitive hanno però portato a un rapido calo delle tariffe, che hanno ridotto i ritorni degli investimenti. L’effetto è stato in parte mitigato dalla ripresa dei prezzi elettrici, tornati a salire dopo anni di calo. Il costo medio dell’elettricità (Lcoe) dell’eolico di 44,2 euro/MWh, in lieve discesa rispetto al 2016, assicura buoni ritorni degli investimenti in quasi tutti i paesi.

Per il Sistema elettrico, invece la transizione verso una maggiore penetrazione delle rinnovabili pone quesiti sull’adeguatezza del sistema elettrico italiano. Mentre nel breve periodo, ovvero al 2025, non paiono esservi difficoltà, queste potrebbero emergere nel medio-lungo periodo (2030-40), quando l’invecchiamento del parco termoelettrico rischierà di rendere il sistema inadatto a soddisfare i fabbisogni. “Occorrerà fare qualche riflessione – sottolinea Marangoni – sull’adeguatezza del sistema elettrico nazionale, che nel medio-lungo periodo si potrebbe trovare a rischio shortage a causa dell’obsolescenza dei vecchi impianti termoelettrici, rendendo necessaria l’introduzione di accumuli in grado di accompagnare le rinnovabili”. Gli scenari futuri indicano che si dovranno aumentare gli investimenti nel rinnovamento del parco termoelettrico e nei sistemi di accumulo (batterie e pompaggi).

Il fattore di maggiore impatto, sarà la trasformazione digitale, sia sul lato della domanda che dell’offerta. Sulla spinta dello sviluppo di soluzioni Internet of Things, la cosiddetta Digital Energy, si modificheranno inevitabilmente le modalità di scambio, trasporto e consumo dell’energia. Le utility potranno ottimizzare la gestione complessiva, implementare modelli di business diversi e offrire nuovi servizi. Anche i consumatori potranno avere un ruolo più attivo nel sistema, evolvendo verso schemi di prosumer e comunità energetiche. Reti, edifici, città e mobilità sono alcuni dei principali ambiti applicativi della rivoluzione smart.

L’eneria del futuro è rappresentata al meglio dal biometano: “L’elettricità avrà un ruolo centrale nell’economia del futuro, ma la transizione energetica non sarà repentina, richiederà un adeguamento tecnologico che interesserà nei prossimi decenni produttori, industrie manifatturiere, reti distributive e consumatori. In questo scenario, il biometano offre una flessibilità senza pari, poiché consente di produrre gas ed elettricità rinnovabili, operando una funzione di cerniera tra le due reti”, dichiara Piero Gattoni, presidente del Cib, il Consorzio italiano biogas. “La programmabilità, riconosciuta dalla Sen, è uno dei maggiori punti di forza del gas rinnovabile – aggiunge Gattoni – che promette di raggiungere entro il 2030 volumi pari a 10 miliardi di Nm3, di cui 8 da matrici agricole, pari a circa il 15% dell’attuale fabbisogno annuo di gas naturale e ai due terzi della potenzialità di stoccaggio della rete nazionale. Inoltre, gli impianti di biogas e biometano sono altamente complementari con le altre rinnovabili, poiché consentono di assorbire i picchi produttivi delle Fer intermittenti (eolico e solare), e di trasformare l’energia elettrica in eccesso, quindi non stoccabile, in gas naturale rinnovabile, attraverso il processo di power-to-gas”.

L’unica soluzione per produrre energia pulita: l’energia rinnovabile

Oggi è possibile sfruttare maggiormente l’energia da fonti rinnovabili senza rinunciare al comfort abitativo e ottenendo vantaggi economici (bollette meno care) e ambientali (consumo ridotto di combustibili fossili). Grazie all’utilizzo di nuove tecnologie e attraverso la spinta data dagli obblighi normativi, presto in ogni edificio sarà possibile produrre parte dell’energia utilizzata per i nostri bisogni primari da fonti rinnovabili.

 Energie rinnovabili negli edifici: la normativa

Il 2018 è l’anno che sancisce definitivamente l’ultimo obbligo in materia di risparmio energetico e sostenibilità per i nuovi edifici o per quelli interessati da ristrutturazioni profonde: entra in vigore l’obbligo di copertura da fonti rinnovabili per almeno il 50% del fabbisogno calcolato in fase di progettazione.

 Già da qualche tempo l’Europa ha evidenziato l’importanza di ridurre le emissioni di CO2 attraverso politiche finalizzate ad un uso più efficiente dell’energia e all’incremento di sistemi di produzione di energia da fonti rinnovabili entro il 2020 (direttiva 2009/28/CE).

 In Italia l’obbligo di dotare gli edifici di impianti alimentati da fonti rinnovabili parte con la Legge 10/1991 che prescriveva “l’obbligo di soddisfare il fabbisogno energetico degli edifici di proprietà pubblica o adibiti ad uso pubblico favorendo il ricorso a fonti rinnovabili di energia, salvo impedimenti di natura tecnica od economica”.

Con il Dlgs 28/2011 sono stati stabiliti gli obblighi di integrazione delle fonti rinnovabili negli edifici nuovi o in “edifici sottoposti a ristrutturazioni rilevanti”. In base al decreto gli impianti di produzione di energia termica devono essere progettati e realizzati in modo da garantire il contemporaneo rispetto della copertura, tramite il ricorso ad energia prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili, del 50% dei consumi previsti per l’acqua calda sanitaria e di percentuali crescenti per la somma dei consumi previsti per l’acqua calda sanitaria, il riscaldamento e il raffrescamento. Questa percentuale è cresciuta dal 20% del 2013 al 50% di quest’anno. Il mancato rispetto degli obblighi comporta il diniego del rilascio del titolo edilizio.

Sono esclusi dall’obbligo gli edifici allacciati ad una rete di teleriscaldamento che ne copra l’intero fabbisogno di calore per il riscaldamento degli ambienti e la fornitura di acqua calda sanitaria.

 Le detrazioni attive per le rinnovabili

I sistemi per la produzione di energia da fonti di energia rinnovabili (che sfruttano la radiazione solare, il moto dell’acqua, il vento, le biomasse, il calore presente nelle profondità della terra ecc) possono godere delle detrazioni previste dal bonus ristrutturazioni e dell’ecobonus.

 Ad esempio, usufruiscono del bonus ristrutturazione (e quindi di una detrazione del 50%) “gli interventi effettuati per il conseguimento di risparmi energetici, con particolare riguardo all’installazione di impianti basati sull’impiego delle fonti rinnovabili di energia”. Tra i lavori agevolabili rientra l’installazione di un impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica, in quanto basato sull’impiego della fonte solare (che è considerata una fonte rinnovabile).

Per usufruire della detrazione è comunque necessario che l’impianto sia installato per far fronte ai bisogni energetici dell’abitazione (cioè per usi domestici, di illuminazione, alimentazione di apparecchi elettrici, ecc) e, quindi, che lo stesso sia posto direttamente al servizio dell’abitazione. Questi interventi possono essere realizzati anche in assenza di opere edilizie propriamente dette, acquisendo idonea documentazione attestante il conseguimento di risparmi energetici.

 Tra gli altri interventi che usufruiscono dell’ecobonus al 65% c’è l’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda (solare termico).

 Inoltre, gli interventi di piccole dimensioni di efficienza energetica e di produzione di energia termica da fonti rinnovabili possono accedere anche al Conto Termico 2.0.

Impianti solari termici: Gli impianti solari termici sono costituiti da pannelli che permettono la produzione di acqua calda sfruttando l’energia del sole: la radiazione solare riscalda un liquido che circola all’interno dei pannelli che trasferisce il calore assorbito a un serbatoio in cui viene accumulata l’acqua per una caldaia o uno scaldacqua elettrico.

Impianti fotovoltaici: La tecnologia fotovoltaica permette la produzione di energia trasformando le radiazioni solari in elettricità direttamente e senza l’utilizzo di alcun combustibile.

Impianti geotermici: L’utilizzo dell’energia geotermica per il riscaldamento domestico avviene attraverso l’uso di particolari pompe di calore che riescono a sfruttare il calore della terra anche quando le temperature non sono particolarmente alte (12 – 14 °C) per ricavarne calore per il riscaldamento domestico.

Impianti eolici: L’energia eolica (ricavata dal vento) viene utilizzata per produrre energia elettrica attraverso aereogeneratori che basano il loro funzionamento su pale spinte dal vento.

 

applicazioni per la sicurezza, gestione del riscaldamento e degli elettrodomestici.

Cresce il mercato in Italia della Smart Home

applicazioni per la sicurezza, gestione del riscaldamento e degli elettrodomestici.

Più 35% rispetto al 2016 e arriva a quota 250 milioni di euro.

Dalla ricerca sulla Smart Home dell’Osservatorio Internet Of Things della School of Management del Politecnico di Milano presentata al convegno dal titolo “Non manca (quasi) più nessuno: la Smart Home apre i battenti” in Italia, il mercato dell’Internet of Things per la Smart Home raggiunge quota 250 milioni di euro nel 2017, registrando una crescita del 35% rispetto al 2016. Tale incremento risulta in linea con la crescita dei principali Paesi occidentali, anche se in termini assoluti i numeri sono ancora inferiori rispetto agli altri mercati europei.

Il 38% degli italiani infatti possiede già almeno un oggetto “smart” in casa, ma tra questi ben il 74% ha richiesto l’aiuto di un professionista per l’installazione e il 51% si dice preoccupato per i rischi legati alla privacy e ai cyber attacchi da parte di malintenzionati.

Lo rivela l’indagine sui consumatori condotta dall’Osservatorio Internet of Things su un campione di 1.000 individui con età compresa tra 18 e 74 anni rappresentativi della popolazione italiana, che conferma gli ambiti della sicurezza e del riscaldamento al primo e secondo posto tra le preferenze dei consumatori.

L’indagine conferma anche l’importanza della comunicazione in questo mercato: chi oggi non dispone di oggetti connessi per la propria abitazione nel 27% dei casi non ha mai valutato di acquistarli e nel 17% non ne comprende appieno i benefici. I media tradizionali si confermano il principale canale di comunicazione: infatti il 58% dei consumatori ha sentito parlare di Smart Home nella pubblicità su radio, TV e giornali, mentre il 32% tramite Internet.

Gli oggetti connessi iniziano a diffondersi nelle case degli italiani e le motivazioni di acquisto dei consumatori sono riconducibili principalmente a pochi bisogni: la possibilità di avere la propria abitazione sotto controllo, la maggiore comodità nello svolgere attività ricorrenti e il risparmio energetico, infatti il tasso di crescita riguarda le applicazioni per la sicurezzadella gestione del riscaldamento e degli elettrodomestici.

Nel mercato italiano della casa connessa, insieme alle startup, che offrono oltre metà dei prodotti in vendita, sono entrati grandi produttori con brand affermati, dotati di una rete di vendita capillare e di una filiera fidelizzata di installatori, fattori cruciali per aumentare la fiducia dei consumatori.
I consumatori oggi hanno a disposizione diversi nuovi punti di contatto per acquistare soluzioni per la casa connessa, il principale canale di vendita della Smart Home in Italia resta la filiera tradizionale(composta da produttori, architetti, costruttori edili, distributori di materiale elettrico), che vale 175 milioni di euro nel 2017, pari al 70% del mercato, ma una quota sempre più consistente, pari al 30%, è imputabile a canali di vendita alternativi come retailer online e offline, assicurazioni, telco e utility, che con la loro forte crescita (+125%) rendono la casa connessa accessibile a un pubblico sempre più vasto.

Ci sono però ancora alcuni ostacoli alla diffusione di questa tecnologia. In particolare le difficoltà nell’installazione dei prodotti, la scarsa riconoscibilità di molti dei brand che oggi presidiano il mercato, la Privacy, Cyber Security.

Elemento imprescindibile rimane l’installazione da parte di un professionista.

Oltre metà dei prodotti in vendita è offerto da startup con scarsa forza e riconoscibilità del brand, spesso quindi non percepite come sufficientemente mature e affidabili dai consumatori.

Cresce la maggiore sensibilità nei confronti di privacy e sicurezza dei dati: il 51% dei consumatori è restio a condividere informazioni personali, soprattutto per il rischio che le finalità di utilizzo siano diverse da quelle dichiarate (era il 27% tre anni fa). Ed è scarsa la fiducia in termini di Cyber Security: il 72% dei rispondenti è preoccupato per i rischi di accesso/controllo degli oggetti connessi da parte di malintenzionati.

L’Intelligenza Artificiale può consentire di superare molte delle barriere all’adozione che frenano la diffusione dell’IoT nelle nostre case: semplificare la gestione dei dispositivi connessi, ma anche migliorare la gestione di prodotti e servizi offerti da aziende diverse, con un’esperienza d’uso più integrata.

Nel 2014 con Amazon Echo, ha preso il via la diffusione degli assistenti vocali integrati all’interno di altoparlanti intelligenti, che sta conoscendo un’accelerazione significativa, favorita dall’ingresso nel 2016 di Google Home e dai recenti annunci di altri grandi player come Apple e Samsung.

Inoltre, l’interfaccia con cui l’utente gestisce la Smart Home sta evolvendo in maniera sempre più rapida: già oggi è possibile gestire la propria casa da remoto non più solamente tramite display touch, smartphone e App, ma anche utilizzando la voce. In futuro, si passerà dall’ormai consolidato riconoscimento vocale al più evoluto “context aware”, che consente di prevedere, personalizzare e configurare l’utilizzo in base a preferenze personali.

L’Intelligenza Artificiale si candida a diventare la nuova “governante” della nostra casa: un aiuto concreto e personalizzato per aiutarci a vivere meglio, abilitando servizi di valore che vanno dalla gestione dell’energia al supporto agli acquisti, dalla vigilanza all’individuazione della necessità di pulizie in occasioni speciali”.

Internet delle cose in città, ricavi a 62 miliardi nel 2026

La catena del valore delle imprese IOT si rivolge ormai quasi completamente al mercato tecnologie e servizi smart city. L’innovazione urbana è opportunità di business: soluzioni NB-IoT e LTE-M varranno 33 miliardi di dollari nel 2022.

Il panorama delle tecnologie e dei servizi smart city cresce e si amplia. L’introduzione negli ultimi anni dell’Internet of Things (IoT) ha incrementato il livello generale di innovazione tecnologica e aperto la strada all’integrazione delle nuove soluzioni per la trasformazione digitale (DX).

L’anno scorso i ricavi del segmento IoT per il mercato smart city sono ammontati a 25 miliardi di dollari. In base alle nuove stime ABI Research, nel 2026 il comparto dell’Internet delle cose per l’ecosistema urbano varrà approssimativamente più di 62 miliardi di dollari.

Il dato è stato calcolato a partire dall’utilizzo di diverse applicazioni smart city e delle tecnologie WAN (Wide Area Network), tra cui l’automazione dei sistemi di sicurezza, riscaldamento, illuminazione, idrici, ventilazione e altro degli edifici (Commercial building automation), i device di comunicazione di prossimità (digital signage), i sistemi intelligenti di trasporto (ITS), i chioschi digitali pubblici per l’informazione in tempo reale su quanto accade in città (punti di interesse culturale, mezzi di trasporto pubblico, circuiti museali, mostre, spettacoli, amministrazione pubblica e altro), i punti di ricarica per veicoli elettrici, i cestini dei rifiuti digitalizzati, interattivi e connessi in rete (smart bins), sensori ambientali (environment sensors), smart grid, soluzioni per facilitare i parcheggi (smart parking), illuminazione di nuova generazione e hot spot multiservizi (smart street lighting), reti di videosorveglianza, smart meters per l’energia elettrica, l’acqua ed il gas.

La catena del valore dell’Internet of Things si rivolge sempre più direttamente al mercato dei prodotti e dei servizi per la smart city – ha commentato Dominique Bonte, vicepresidente di ABI Research – e tutti i fornitori di tecnologie stanno rapidamente riposizionandosi, ottimizzando il proprio portfolio IoT per sfruttare il nuovo trend”.

I settori con le maggiori opportunità di business, secondo lo studio, sono e saranno quelli della sicurezza (fisica e virtuale), dei trasporti e della mobilità, dei servizi, dei big data e dell’analytics e dell’intelligenza artificiale.

Tra le soluzioni IoT più innovative e che sfruttano le tecnologie WAN in ambito urbano ce ne sono due in particolare: l’NB-IoT e l’LTE-M. Entrambe, secondo un nuovo Report pubblicato da Dell’Oro Group, potranno dar vita ad un mercato mondiale che in termini di vendite genererà ricavi per 33 miliardi di dollari nel 2022, più del doppio rispetto al dato dell’anno scorso.

La prima, NB-IoT o Narrow-Band Internet of Things, consente di utilizzare e sviluppare ulteriormente le applicazioni IoT sulle reti 4G e in prospettiva 5G. Parliamo di soluzioni e servizi come ad esempio i contatori intelligenti (smart meters) e la logistica, l’industria 4.0 e l’M2M, le smart grid e le auto connesse (connected cars), con la caratteristica di offrire un gran numero di terminali mobili, ampia copertura radioelettrica, bassi costi e consumi energetici, facilità d’uso, batterie più efficienti.

La seconda, l’LTE-M Long Term Evolution for Machines, è una tecnologia che viene implementata direttamente all’interno delle reti LTE, tramite un aggiornamento delle stazioni radio. È spesso descritta simile all’NB-IOT, ma con una minore estensione in termini di copertura di segnale, un consumo energetico maggiore e conseguentemente batterie con una durata minore.

Nel 2018 le aziende spenderanno 160 miliardi di dollari in cloud pubblico

Secondo IDC le industrie che spenderanno di più in servizi di cloud pubblico sono manifattura, servizi professionali e servizi bancari.

Secondo le previsioni di IDC la spesa mondiale per servizi e infrastrutture basati su cloudpubblico raggiungerà 160 miliardi di dollari nel 2018, con un incremento del 23,2% rispetto al 2017. Per i prossimi cinque anni la società di ricerca stima un tasso di crescita del 21,9% del mercato del cloud pubblico. Nonostante un previsto rallentamento degli investimenti, la spesa in servizi arriverà a un totale di 277 miliardi di dollari nel 2021.

Le industrie che spenderanno di più in servizi di cloud pubblico nel 2018 sono discrete manifacturing (19,7 miliardi di dollari), servizi professionali (18,1 miliardi di dollari) e il settore bancario (16,7 miliardi di dollari). IDC prevede inoltre che i settori process manufacturing e retail spenderanno più di 10 miliardi di dollari ciascuno in cloud pubblico nel 2018. Grazie al loro continuo investimento in soluzioni di cloud pubblico, saranno questi i cinque settori che traineranno la spesa fino al 2021.

Le industrie che vedranno la più rapida crescita delle spese nei prossimi cinque anni sono servizi professionali (24,4%), telecomunicazioni (23,3%) e settore bancario (23%).

Le industrie che stanno spendendo di più – discrete manifacturing, servizi professionali e servizi bancari – sono quelle che sono arrivate a riconoscere gli enormi benefici che si possono essere dal cloud pubblico“, ha dichiarato l’analista di IDC Eileen Smith. “Le aziende di questi settori stanno sfruttando i servizi in cloud pubblico per sviluppare e lanciare rapidamente soluzioni della terza Piattaforma, come Big Data, analytics e Internet of Things (IoT), che miglioreranno e ottimizzeranno l’esperienza del cliente e ridurranno i costi operativi”.

Nello specifico il software-as-a-service (SaaS) sarà la più grande categoria di cloud computing, e catturerà quasi i due terzi di tutta la spesa in cloud pubblico nel 2018.

Le spese SaaS, che comprendono applicazioni e system infrastructure software (SIS), saranno dominate dagli acquisti di applicazioni, che rappresenteranno oltre la metà di tutte le spese in servizi in cloud pubblico fino al 2019.

Le applicazioni ERM (Enterprise Resource Management) e CRM (Customer Relationship Management) vedranno la maggior spesa nel 2018, seguite da applicazioni collaborative e di contenuti.

Scendendo più in dettaglio, l’infrastructure-as-a-service (IaaS) sarà la seconda più grande categoria di spesa nel cloud pubblico nel 2018, seguita dal platform-as-a-service (PaaS).

La spesa IaaS sarà distribuita in modo abbastanza uniforme, con una spesa nei server leggermente più alta rispetto a quella nello storage“, ha aggiunto Smith. “La spesa PaaS sarà guidata dai software di gestione dei dati, che vedranno la crescita più rapida della spesa (38,1% CAGR) nei prossimi anni”.

Anche le spese in piattaforme applicative, middleware di integrazione e orchestrazione, applicazioni di accesso ai dati, analisi e distribuzione rimarranno ad alti livelli nel 2018 e oltre.

Dal punto di vista geografico gli Stati Uniti saranno il più grande mercato nazionale per i servizi di cloud pubblico nel 2018, con una previsione di 97 miliardi di dollari, pari a oltre il 60% della spesa mondiale. Regno Unito e Germania guideranno gli investimento in cloud pubblico in Europa occidentale, con 7,9 miliardi e 7,4 miliardi di dollari rispettivamente. Giappone e Cina completeranno i primi 5 Paesi nel 2018 con una spesa rispettivamente di 5,8 miliardi e 5,4 miliardi di dollari.

La Cina registrerà la crescita più rapida nella spesa in cloud pubblico nei prossimi anni (43,2% CAGR), arrivando a superare Regno Unito, Germania e Giappone nel 2021. L’aumento della spesa sarà particolarmente significativo anche in Argentina (39,4% CAGR ), India (38,9% CAGR) e Brasile (37,1% CAGR).

Così l’internet delle cose migliorerà le nostre vite

C’è il frigorifero intelligente, la macchina che si guida da sola, la domotica che consente di gestire la casa da uno smartphone. C’è tutto questo ma anche molto altro nel nostro futuro. Come la possibilità di personalizzare l’utilizzo di strumenti già diffusi da più di un secolo come l’energia elettrica o la bicicletta. Reinventandoli alla luce delle nuove tecnologie.

Il mondo “connesso” è solo agli inizi: molte delle innovazioni che ieri sembravano sogni sono già presente, quelle che oggi ipotizziamo arriveranno domani e quelle che ancora non immaginiamo le scopriremo prima di quanto pensiamo.Più che di case o città intelligenti si dovrà parlare di società smart, perché quasi ogni ambito delle nostre vite sarà rivoluzionato dalle potenzialità della connettività estrema.

Si stanno gettando le basi per il 5G, per arrivare a creare la “Gigabit society” che avrà un impatto positivo sull’ economia e sullo stile di vita delle persone. Si svilupperanno reti sempre più intelligenti per case ed edifici connessi, smarthome, servizi di e-health ed e-education basati sulla realtà virtuale, automobili connesse e virtual shopping. L’IoT (Internet of Things – Internet delle Cose) permetterà, grazie all’impiego della Rete, un’interazione continua tra persone, oggetti e l’ambiente che ci circonda. E ognuno di questi passaggi determina un’amplificazione di dieci volte delle potenzialità di connessione.

LA CONNETTIVITÀ
«Questa trasformazione digitale ha tre elementi alla base», ci racconta Enrico Bagnasco, responsabile Innovation di Tim. «Innanzitutto una connettività sempre più diffusa e disponibile per far “parlare” tra loro gli oggetti del nostro quotidiano. In secondo luogo una miniaturizzazione dei device per realizzare sensori poco invasivi, piccoli e con batterie della durata di diversi anni. In ultimo una capacità sempre maggiore di elaborare i dati, i cosiddetti big data, che ci consentirà di realizzare soluzioni al servizio dei clienti, delle aziende e della pubblica amministrazione». Pensare a elettrodomestici intelligenti non significa solo un frigorifero in grado di dirci sullo smartphone quali ingredienti manchino per una ricetta o quando scada il latte, ma la possibilità di fornire in modo sicuro e criptato i dati di utilizzo degli stessi così da dare alle aziende produttrici la chance di studiare come migliorarli sul piano dell’efficienza, anche energetica. Non solo: ogni volta che salta la luce perché abbiamo acceso più elettrodomestici ad alto consumo contemporaneamente, come lavatrice, lavastoviglie o forno, sarà possibile chiedere al nostro operatore un supplemento di energia elettrica per il tempo necessario. Grazie ai nuovi contatori intelligenti sarà sufficiente un ordine da remoto per passare, per esempio, da 3 a 4,5 kilowatt per un paio d’ore. Ma la rivoluzione riguarderà le intere città, dando la possibilità alle amministrazioni pubbliche di gestire il traffico o il verde urbano, con significativi impatti sull’ inquinamento acustico e dell’aria e sul risparmio di risorse economiche. Le luci dei lampioni potranno essere regolate rispetto all’ora del giorno, al clima atmosferico o alla presenza di automobili. I parchi potranno essere mantenuti con maggiore precisione e cura e i mezzi pubblici regolati in base alle necessità dei cittadini. Per non parlare di servizi come il bike sharing: l’utente potrà ottimizzare il proprio percorso sulla base del traffico ma anche dello smog, monitorato in tempo reale, per evitare zone troppo congestionate e inquinate.

CONTENUTI DIGITALI
Per fare tutto questo sarà necessario avere città sempre più connesse sia da un punto di vista della capillarità sia della larghezza di banda. E la più grande azienda italiana di telecomunicazioni si sta muovendo da tempo. «Naturalmente la connettività è il nostro presidio storico, abbiamo già avviato il 5G a Torino, Bari, Matera oltre a San Marino primo stato in Europa e tra i primi al mondo. Nel 2018 realizzeremo già le prime sperimentazioni», prosegue Bagnasco, «ma c’è anche un lavoro continuativo che ha l’obiettivo di creare un ecosistema digitale, con tutti i migliori player del settore, dove vogliamo giocare un ruolo da protagonisti». Oggi il mondo che più sta sfruttando, per non dire trainando, la connettività di nuova generazione è quello del multimedia associato a smartphone e tablet,che si tratti di giochi,video o musica. E continuerà a essere così.

L’obiettivo per il futuro è garantire da mobile una visione fluida di filmati in 4K, una qualità di definizione doppia rispetto all’attuale HD, e l’utilizzo da remoto di recenti innovazioni come la realtà virtuale e la realtà aumentata. Potenzialità fruibili con il 5G, anche se già il 4G consente di vedere film e serie tv ad alta definizione con eccellenti risultati. E per questo Tim mette già a disposizione soluzioni personalizzate in base alle esigenze dei clienti: si va da TimVision, la tv on demand con oltre 10mila titoli tra film e serie tv anche in esclusiva, a TimMusic, la piattaforma per la musica in streaming con 25 milioni di brani, a TimGames, per giocare direttamente da smartphone sia in streaming sia in download. E poi c’è la novità di Tim Show, che offre gratuitamente per un anno ai clienti mobili le migliori playlist di Tim Music senza consumare il traffico dati, i giochi di Gameloft, le serie tv di Studio+ e notizie dall’Italia e dal mondo, tutto a portata di app.

Per quanto riguarda la connettività, Bagnasco spiega che «se oggi con il 4G arriviamo ad alcune centinaia di megabit al secondo, con il 5G si passerà ad una capacità di trasmissione fino a decine di gigabit al secondo, con prestazioni dieci volte superiori a quelle attuali. I sensori connessi, invece, potranno essere fino ad alcuni milioni per chilometro quadrato. L’idea è che qualunque cosa sia connessa». Oltre alla casa e alla città, c’ è anche il mondo delle imprese: sono allo studio, per esempio, sedie che sappiano capire come è seduto il lavoratore così da suggerirgli come modificare la postura. Con l’agricoltura di precisione sarà possibile irrigare in modo mirato, all’ ora e solo nel punto necessario.

LE NUOVE AZIENDE
E anche la moda e il lusso potranno beneficiare di questa estesa connettività, assicurando che il prodotto sia originale e tracciabile in caso di furto.

Per non parlare delle applicazioni nel mondo dello sport: dalle prossime Olimpiadi di Tokyo 2020 potremo sfruttare in diretta la realtà virtuale per vedere le gare di atletica da bordo pista. TimVision le trasmetterà insieme a quelle invernali del 2018 in Corea del Sud. Potremo vederle seduti sul divano.

Internet of Things, il Natale 2017 è quello della smart home

Lampadine, telecamere, serrature e pulsanti, ma anche robot aspirapolvere e da cucina, termostati e impianti audio: anno dopo anno, le applicazioni concrete della cosiddetta Internet of Things nelle nostre case (e nelle nostre vite) sono sempre maggiori.

Semplificando, parlare di Rete delle Cose vuole dire parlare di oggetti di uso comune che hanno la possibilità di collegarsi al Web (in questo caso, attraverso il wifi dell’abitazione) e da qui, per mezzo di siti o app dedicati, ai nostri smartphone e dunque a noi.

Le “compra e dimentica”
I primi dispositivi di uso comune che hanno fatto uso della IoT sono stati senza dubbio le lampadine smart, in grado di accendersi da sole a orari programmati, quando tramonta il sole, all’ora della sveglia, quando suona una certa canzone o appunto quando si preme un pulsante sul telefonino. Sino a qualche anno fa, Philips dominava il mercato con le sue Hue, disponibili in vari colori e kit (con uno o più punti luce, per esempio) e prezzi online scesi a circa 70 euro . Un ribasso molto probabilmente favorito dall’arrivo sul mercato di Ikea, che con le sue Tradfri ha reso questi dispositivi più avvicinabili, pur con i difetti che abbiamo riscontrato nella nostra prova la scorsa primavera. Entrambe sono installabili e configurabili semplicemente da soli.

Un altro oggetto “intelligente” che si può comprare, portare a casa, collegare al wifi e usare subito senza eccessive complicazioni è la telecamera, che si può sfruttare per tenere d’occhio dal telefonino l’abitazione, magari quando si è in vacanza, oppure quotidianamente per controllare che il nostro amato amico a 4 zampe non ci faccia a pezzi il divano… Ce ne sono di tutte le marche e i prezzi, da meno di 30 agli oltre 300 euro, come conferma una rapida ricerca su Amazon . A metà novembre, Il Secolo XIX ha provato la Netatmo “Welcome”: qui potete vedere (per davvero) com’è andata .

Ancora più semplice (non a livello di progettazione, ma di “compra, porta a casa, accendi e dimentica”) è il robot pulitore, reso celebre qualche anno fa dall’allora pionieristica Roomba: le ultime versioni sono in grado non solo di “mappare” le varie stanze così da pulirle più efficacemente, ma pure di collegarsi al wifi domestico e da qui al vostro smartphone per ricevere istruzioni anche quando nell’abitazione non c’è nessuno. I prezzi al momento sono ancora alti: senza arrivare ai quasi 500 euro del Botvac D3 Connected , un buon compromesso può essere il Mi Robot di Xiaomi , che in Rete si riesce a trovare a meno di 300 euro.

Fra gli oggetti smart “fai-da-te”, infine, non possono mancare quelli che forse più di tutti rappresentano la Rete applicate a cose che senza connessione non avrebbero alcuna funzione: gli Amazon Dash Button. Sono piccoli bottoni da applicare in varie zone dell’abitazione: dopo averli posizionati, si abbina alla pressione un’azione (foto: come si fa) , cioè l’acquisto di un prodotto, che siano biscotti, carta igienica, caffè, detersivo o altro. Quando le “scorte” stanno per finire, si preme e l’oggetto desiderato arriva a casa. Il Secolo XIX li ha provati nel novembre del 2016 , quando sono stati messi in vendita in Italia.

Quelle da far installare agli esperti
Sin qui, le “smart things” alla portata più o meno non solo di tutte le tasche, ma anche di tutte le persone: si comprano, si portano a casa, si configurano ed è fatta. Ce ne sono altre, però, capaci davvero di rivoluzionare la nostra vita domestica, per la cui installazione è quasi sempre il caso di farsi aiutare. Innanzi tutto, il termostato intelligente, capace di imparare le nostre abitudini, di capire quando siamo in casa oppure no, anche di prevedere le condizioni meteorologiche all’esterno e di regolare l’accensione dei caloriferi di conseguenza: il più raffinato, completo (e pure bello da vedere) è senza dubbio il Nest , che in Italia costa poco meno di 250 euro .

Poi, le serrature: possono aprire o chiudere la porta di casa da remoto e in abbinamento con un altrettanto “intelligente” spioncino, pure di tenere d’occhio dallo smartphone quello che accade all’esterno. Ce ne sono tanti modelli, di marche, prezzi e funzioni diverse: Danalock, lo spioncino di Skybell, presto arriverà Amazon Key, per permettere ai corrieri di aprire, fare la consegna e richiudere… ma prima di scegliere è importante capire se davvero si ha abbastanza fiducia nella tecnologia da permetterle di gestire per noi l’accesso alla nostra abitazione. Anche in questo caso, comunque, conviene chiedere aiuto a un installatore per il montaggio.

L’ostacolo? Il wifi di casa
Non è finita, perché il “catalogo” della Rete delle Cose è fatto di tanti altri oggetti: robot da cucina in grado di inviare allo smartphone la lista degli ingredienti per la ricetta che avete impostato la sera prima, sistemi audio, rilevatori di fumo, televisori, frigoriferi con display e (in futuro) la capacità di accorgersi quando il latte sta finendo e ordinarlo online e molto altro ancora. Prima di comprare tutto, però, meglio verificare con il proprio operatore se il wifi di casa è in grado di gestire contemporaneamente due telefoni cellulari, due computer, due televisori, una console per videogiochi, 8 lampadine, un robot per pulire, il termostato e pure il frigo. Altrimenti, altro che smart home…

La smart home varrà 120 mld di dollari nel 2022

Il termine Smart Home è diventato di uso assai comune e molti, ormai, sono i device che quotidianamente ci aiutano a rendere la nostra casa sempre più domotica e intelligente. Basti pensare alla diffusione delle lampade comandate attraverso le app, ai sistemi di allarmi elettronici o alle telecamere con connessione Wi-Fi che ci aiutano a sorvegliare la casa durante la nostra assenza.

Una diffusione che ha portato anche problemi di sicurezza mondiale, perché tutti questi device sono costantemente collegati alla rete e possono essere utilizzati dagli hacker informatici per sferrare attacchi via internet.

Da un whitepaper pubblicato dalla Gsma (GSM Association) insieme con Z-Wave Alliance, dal titolo “Smart home strategies that pay off: Takeaways from examples of early success for telcos and service providers”, si evince che, mentre l’adozione da parte dei consumatori di prodotti e servizi per la casa intelligente è cresciuta costantemente in tutto il mondo, per ora da parte del mercato di massa non si è ancora vista una vera massiccia adozione.

Le stime suggeriscono che le entrate, derivanti dal mercato globale delle case intelligenti, potrebbero valere fino a 121,73 miliardi di dollari entro il 2022.

Il Nord America detiene la quota maggiore del mercato; e si intravede ancora ampio spazio per un’ulteriore crescita. Gli Stati Uniti hanno registrato una sostanziale crescita anno su anno del numero di case collegate e questo dovrebbe continuare.

L’Europa sta seguendo il Nord America, come anche la regione Asia-Pacifico (APAC), e vedranno una significativa crescita nei prossimi anni, tanto che il mercato europeo delle case intelligenti raggiungerà i 15,28 miliardi di dollari entro il 2020, mentre l’APAC un valore di 9,28 miliardi di dollari, sempre entro il 2020.

Tuttavia, fattori come i progressi nella tecnologia Internet of Things (IoT), una maggiore accessibilità, una crescente consapevolezza dei casi e dei vantaggi legati all’uso domestico e le preoccupazioni sul consumo energetico, sulla sicurezza e sull’invecchiamento della popolazione ci stanno avvicinando al punto critico.

Il mercato della Smart Home offrirà un’opportunità per una gamma di fornitori di servizi come società di sicurezza, compagnie telefoniche o compagnie di assicurazioni, che condividono una serie di caratteristiche cruciali, tra cui una relazione consolidata con una vasta base di clienti, la reputazione del marchio di lunga data e la fiducia dei consumatori.

Il whitepaper, infine, sottolinea come coloro che capiranno e offriranno la giusta proposta per i propri clienti saranno in grado di creare ulteriori opportunità di guadagno e riusciranno ad incentivare, per un periodo prolungato, la fidelizzazione dei clienti

Da questi dati si capisce come la Smart Home sarà una grande occasione per il futuro, in quanto diventerà sempre più presente nel mercato di massa, portando, per molti settori economici, una sostanziosa opportunità di business.

Dal Politecnico di Torino, l’Internet of Things che riconosce i nostri gusti

Si chiama YouRule il prototipo di intelligenza artificiale che adatta tutti i dispositivi smart alle nostre preferenze.

Già dal nome del progetto capiamo che il paradigma è cambiato. Non è più la tecnologia al centro, ma l’utente. YouRule: sei tu a comandare i dispositivi smart che ti circondano, con i tuoi gusti e le tue preferenze. In casa, come in ufficio o in auto.

La tecnologia è stata sviluppata dal gruppo di ricerca EuPont del Dipartimento di Automatica e Informatica del Politecnico di Torino, coordinato dal professor Fulvio Corno, con Luigi De Russis e Alberto Monge Roffarello. YouRule è una piattaforma che punta a rendere più semplici e personalizzabili i dispositivi intelligenti connessi alla rete, proponendo un’interfaccia utente intuitiva e di facile utilizzo. «È proprio questa la sfida più grande – afferma a La Stampa Fulvio Corno -. I nostri sforzi si riversano sulla facilità d’uso, con test, focus group e coinvolgimento degli utenti in ogni fase».

Le specifiche del prototipo sono state oggetto di pubblicazione su Computer, il magazine della IEEE Computer Society.

COS’È YOURULE

«Con YouRule sorpassiamo il concetto di un’applicazione specifica per ogni dispositivo. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un incremento dell’utilizzo dello smartphone, e al moltiplicarsi degli oggetti intelligenti di cui ci circondiamo – spiega Corno -. Non è difficile immagine che tra 3 o 5 anni ognuno di noi dovrà controllare un centinaio di dispositivi, ed è inpensabile avere un’app per ognuno di essi. Ci siamo chiesti come superare questo problema, è abbiamo trovato la soluzione con YouRule. L’utente specifica cosa vuole, i suoi gusti e le sue preferenze, poi ci pensa l’intelligenza artificiale a sfruttare i dispositivi connessi per soddisfare le richieste».

Una piattaforma user friendly, su cui impostare le nostre preferenze. Ad esempio, se vogliamo godere di una certa temperatura ambientale in casa, così come in ufficio o in auto, YouRule si connetterà automaticamente ai dispositivi di riscaldamento per offrire il calore di cui si necessita, senza che si debbano fare ulteriori operazioni.

«Con YouRule deleghiamo a una intelligenza intermedia il dialogo coi dispositivi. A noi il compito di fornire alla macchina i nostri gusti e le nostre abitudini, in un contesto semplice. Ad esempio, la programmazione giornaliera di un termostato è vista come cosa complessa dall’utente medio. Noi vogliamo arrivare alla semplicità di una applicazione mobile».

La domotica si fa spazio in casa e… sotto l’albero

La domotica piace sempre più agli italiani, persino come regalo di Natale. Studi e ricerche comprovano questa tendenza che si riscontra anche a livello globale.

La domotica sotto l’albero di Natale. È solo l’ultima tendenza di mercato che comprova quanto piacciano le tecnologie per rendere più smart la casa degli italiani. Oltre che essere un popolo di santi, poeti e navigatori siamo infatti anche amanti dell’hi-tech: termostati intelligenti, smart bulb, impianti di videosorveglianza IP, sono alcuni tra i doni più graditi da quanto emerge da uno studio di Avvenia, società specializzata nell’efficienza energetica, e Visa.

Secondo il campione sondato, i prodotti tecnologici si posizionano al primo posto, con il 38% delle preferenze degli italiani. E tra questi ci sono, appunto, i sistemi di domotica.

Domotica e preferenze

A confermare il trend c’è anche la recente analisi svolta dal portale ProntoPro.it sulle richieste legate al mondo dell’automazione domestica: balza all’occhio che il 30% delle richieste di installazione siano rivolte a impianti di videosorveglianza e d’illuminazione.

Seconda per preferenze (14%), l’automazione, specie con gestione da remoto, di porte, cancelli, finestre e altri dispositivi analoghi. Al terzo gradino del podio (13%) ci sono le richieste in materia di risparmio energetico derivanti dalla gestione attenta del riscaldamento. Oltre al riscaldamento ci sono le richieste dl’installazione di impianti domotici per la climatizzazione (11%).

A questi segue l’interesse a installare soluzioni di:
automazione di tapparelle e tende da sole (9%), sistemi smart home completi (9%), integrazione domotica riguardante anche apparati audio/video (8%), sistemi domotici per il giardino (5%)

A questo proposito è bene ricordare la leva degli ecobonus: le detrazioni fiscali al 65% riguardano, infatti, anche le soluzioni di home automation.

Smart home: un mercato che cresce in tutto il mondo

L’alto gradimento riscontrato in Italia è un trend confermato anche a livello globale. Secondo una ricerca di Markets and Markets, riportata in sintesi da PR Newswire relativa al mercato della smart home segnala che esso ha raggiunto i 54,97 miliardi di dollari nel 2016, ma evidenziando un tasso annuale di crescita composto (CAGR) stimato al 13,61% tra il 2017 e il 2023; tale mercato si prevede raggiungerà i 137,91 miliardi di dollari da qui al 2023.

La crescita di questo mercato può essere attribuita ai progressi tecnologici in ambito IoT, alla crescente necessità di sicurezza registrata tra i consumatori e l’aumentata necessità di risparmio energetico e di soluzioni che possano contribuire a ridurre le emissioni di CO2, segnala la società di analisi.

Il mercato più forte si conferma il Nord America principalmente a causa della crescente domanda di sistemi di gestione energetica domestica e di sicurezza e la popolarità in aumento relativa all’integrazione di dispositivi intelligenti come tablet e smartphone tra le soluzioni smart home. Ma è il mercato Asia-Pacifico quello destinato a evidenziare il più alto CAGR nel periodo 2017-2023. Un aumento dovuto, tra l’altro, al miglioramento degli standard di vita e alla crescente urbanizzazione che ha portato a infrastrutture tecnologiche sempre più complesse. Inoltre, va considerato anche l’aumento del numero di nuovi progetti residenziali sempre più votati alla performance energetica.

La smart lighting è la fetta più cospicua della quota di mercato nel 2016, grazie alla capacità di controllo dell’illuminazione e alla sua importanza nel ridurre il consumo di energia elettrica nelle abitazioni grazie all’utilizzo di sensoristica. Ma è tutto il comparto dei dispositivi smart home a essere previsto in sensibile aumento tra il 2017 e il 2023.