Fotovoltaico italiano, continua la lenta risalita: in 10 mesi 352 MW

La nuova potenza installata è in crescita del 12% rispetto allo stesso periodo 2016. Sommate a quelle di eolico e idroelettrico, le nuove installazioni raggiungono in totale circa 726 MW, con un +20% rispetto ai primi 10 mesi dell’anno scorso. I nuovi dati Anie/Gaudì.

Nei primi 10 mesi del 2017, in Italia, si sono installati 352 MW di nuovi impianti, con una crescita del 12% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, nel quale peraltro c’era stato un aumento dell’installato del 28% rispetto ai primi 10 mesi del 2015.

È questo uno dei dati più importanti tra quelli diffusi oggi da Anie Rinnovabili, che ha rielaborato i numeri forniti dal sistema Gaudì di Terna.

Boom del fotovoltaico: 100GW nel 2017

Fra una decina di anni l’Italia produrrà 60 miliardi di Kwh da pannelli solari

Un incremento di potenza che nel 2016 è stato per la prima volta superiore a quello di tutte le altre fonti e una corsa destinata a proseguire ancora, con costi sempre più competitivi: il fotovoltaico sta crescendo vertiginosamente tra le fonti rinnovabili a livello mondiale. “Le installazioni fotovoltaiche del 2017 dovrebbero sfiorare i 100 GW a livello mondiale, un valore pari a tutta la potenza solare collegata alla rete solo cinque anni fa”, rileva Gianni Silvestrini, coordinatore del comitato scientifico di Key Energy, la fiera delle energie sostenibili che si tiene alla Fiera di Rimini insieme ad Ecomondo dal 7 al 10 novembre. Fiera che accende i riflettori sul settore con il debutto di quest’anno di Key Solar, il nuovo settore espositivo dedicato al fotovoltaico.
A fine 2016, risultavano in esercizio in Italia 732.053 impianti fotovoltaici, per una potenza installata di 19.283 MW (+382 MW rispetto a fine 2015), che l’anno scorso hanno prodotto 22,1 TWh di energia (0,8 TWh in meno rispetto all’anno precedente). I primi otto mesi di quest’anno hanno visto l’installazione di 291 MW, +18% rispetto allo stesso periodo del 2016. Fra poco più di dieci anni l’Italia dovrà produrre con i pannelli solari 60 miliardi di chilowattora. E’ quanto stabilito dalla Sen, la nuova Strategia Energetica Nazionale, che sta per essere varata dal Governo italiano. L’obiettivo è di arrivare ad un forte aumento della potenza installata, 60 TWh al 2030, attraverso il sostegno e la promozione dei piccoli impianti rinnovabili e il supporto all’autoconsumo.
Novità interessante è la riduzione dei costi. In Arabia Saudita, una recente offerta si è attestata a 17 $/MWh in un’asta per 300 MW. In Germania, in una gara per impianti compresi tra 750 kW e 10 MW il valore medio delle proposte è stato di 49 €/MWh, in calo del 46% rispetto alla prima asta del 2015.
A Key Energy, oltre alla presenza delle più qualificate aziende del settore anche a livello internazionale, un nutrito calendario di incontri offrirà il quadro della situazione e indicherà la strada da seguire per l’ulteriore sviluppo del settore. Da segnalare l’appuntamento (10 novembre) che si occuperà degli scenari internazionali sulle rinnovabili e sulla generazione distribuita (a cura di Res4Med). Per il secondo anno tornano inoltre a Key Energy i sei Round per l’efficienza organizzati dall’Enea: 6 convegni formativi e di business networking tra i responsabili delle scelte strategiche italiane in ambito energetico e ambientale, Energy Manager ed Ege, solution provider, prodotti/tecnologie e servizi del settore.
Accumulo e batterie, edilizia efficiente e prevenzione antisismica, domotica, Internet of Things e sistemi di monitoraggio, Industria 4.0 e Certificati Bianchi, diagnosi energetiche e sistemi di cogenerazione saranno i principali temi che verranno discussi nell’Energy Room. Novità di quest’anno è lo spazio Enea nel padiglione B5 interamente dedicato alla tecnologia e all’innovazione.

Celle fotovoltaiche trasparenti per l’autonomia energetica del futuro

Per ridurre il consumo energetico mondiale è necessario sviluppare tecnologie energetiche rinnovabili, innovative e a un costo sostenibile.  Ad oggi solo l’1,5% circa della domanda di elettricità a livello mondiale è prodotta da energia solare, il potenziale di crescita è dunque immenso. Un team di ricerca della Michigan State University, guidato dal Richard Lunt, professore associato di Ingegneria Chimica e Scienza dei Materiali, ha sviluppato delle nuove celle fotovoltaiche trasparenti che secondo gli scienziati, se integrate nelle finestre, potrebbero garantire la copertura di circa la metà della domanda di elettricità negli USA e ridurre drasticamente l’uso di combustibili fossili. Si stima infatti che negli Stati Uniti ci siano da 5 a 7 miliardi di metri quadrati di superficie vetrata potenzialmente copribile con le nuove celle solari trasparenti. Se installate insieme a fotovoltaico su tetto e migliorando i sistemi di accumulo, allora potrebbe essere soddisfatta l’intera domanda di elettricità degli Stati Uniti. Il professore Richard Lunt sottolinea che il gruppo di ricerca ha analizzato il potenziale delle celle trasparenti e dimostrato che raccogliendo solo luce invisibile, questi dispositivi hanno un potenziale simile a quello del solare su tetto, assicurando ulteriori funzionalità per migliorare l’efficienza di edifici e non solo. Lunt e i colleghi hanno infatti sperimentato lo sviluppo di un concentratore solare trasparente luminescente che, posizionato su una finestra, crea energia solare senza disturbare la vista. Il materiale sottile e plastico può essere utilizzato su edifici, finestrini delle automobili, telefoni cellulari o qualsiasi altro dispositivo con una superficie trasparente. Il sistema assorbe la luce solare utilizzando molecole organiche sviluppate da Lunt e dal suo team per assorbire le lunghezze d’onda non visibili, convertendo questa energia in elettricità, grazie a sottili strisce di celle solari fotovoltaiche. Lunt ha commentato che le applicazioni solari altamente trasparenti stanno registrando efficienze superiori al 5%, mentre i pannelli solari tradizionali hanno un’efficienza dal 15% al 18%. Si tratta di un gap ifficilmente colmabile ma le celle trasparenti hanno un grosso potenziale perché possono essere applicate su una superficie assai maggiore.

Fotovoltaico: benefici ambientali, economici e sociali

Sono davvero così convenienti? Spesso è questa la domanda che sorge spontanea quando si parla di fotovoltaico. Questo perché si tratta di un investimento importante che, sebbene comporti un impegno iniziale, nel lungo periodo risulta assolutamente vantaggioso. In effetti è una spesa che viene ammortizzata nel giro di pochi anni per via di una sensibile riduzione del costo delle bollette garantita a vita o quasi. Oggi la tecnologia permette di ottenere l’energia elettrica necessaria al proprio fabbisogno senza sfruttare alcun tipo di combustibile e a costo zero per l’ambiente. Se diffusa a macchia d’olio potrebbe ridurre addirittura i costi nazionali.  Produrre questa energia significa andare verso una progressiva riduzione delle emissioni di gas serra responsabili del rapido aumento della temperatura terrestre e quindi dei cambiamenti climatici in atto, obiettivo dichiarato dal noto Protocollo di Kyoto. La produzione di un kWh di energia elettrica da fonte solare, se confrontata con pari produzione energetica da combustibili fossili, consente di evitare l’emissione in atmosfera di 0,53 kg di anidride carbonica. Moltiplicando poi l’anidride carbonica “evitata” ogni anno per l’intera vita dell’impianto fotovoltaico si ottiene un vantaggio globale. In Italia i prezzi degli impianti fotovoltaici sono calati di quasi un terzo negli ultimi tre anni. Gli incentivi del conto energia, come noto, non ci sono più da tempo. Tuttavia l’installazione di impianti domestici gode della detrazione fiscale del 50% che restituisce metà dell’investimento scalandolo dalle tasse nel giro di 10 anni, mentre l’energia in eccesso scambiata con la rete è remunerata con lo scambio sul posto. Il risultato è uno solo: l’installazione pannelli fotovoltaici è assolutamente conveniente. La modularità dei pannelli solari di ultima generazione consente di implementare i moduli sulle superfici esistenti delle abitazioni con un impatto ambientale e paesaggistico praticamente nullo. Esistono più soluzioni e diversi livelli di integrazione degli stessi con la superficie dell’edificio. Nel dettaglio vi sono:

  • impianto fotovoltaico non integrato installato su superfici piane per mezzo di cavalletti e zavorre;
  • impianto parzialmente integrato nel caso di moduli fotovoltaici ancorati al tetto per mezzo di staffe che sporgono leggermente dal profilo della copertura esterna dell’edificio;
  • impianto fotovoltaico integrato dove i moduli sono complanari rispetto alla copertura dell’edificio sul quale vengono installati e svolgono non solo la loro principale funzione ma fungono da protezione per pioggia e intemperie.

Naturalmente il dimensionamento è una questione variabile a seconda di vari fattori, tra cui l’architettura della casa, la localizzazione geografica e climatica, i consumi medi di chi ci abita. Perché non provarci? Oltre al vantaggio di tipo economico, vi è da considerare un aspetto sociale visto che gli impianti fotovoltaici riducono – e non poco – la domanda di energia da altre fonti tradizionali (centrali termoelettriche su tutte) e potrebbero contribuire in modo significativo alla riduzione dell’inquinamento atmosferico.

Fotovoltaico: competitività economica ma non a scapito della qualità.

La corsa ad abbassare il prezzo degli impianti fotovoltaici non è una strategia vincente sul lungo periodo se non c’è la qualità dei componenti.

Il solare ha tutti i numeri per diventare parte integrante della produzione elettrica nazionale, al pari delle fonti fossili.

Quando si parla di impianti fotovoltaici si dovrebbe parlare più in termini di costi in rapporto all’energia elettrica prodotta (€/kWh), piuttosto che di costi rispetto alla potenza installata (€/kWp), in questo modo si riuscirebbe a misurare effettivamente la redditività di un impianto. Negli anni passati troppo spesso sono tate fatte istallazioni guardando di più agli incentivi che alla qualità delle installazioni e oggi, ancora meno di ieri, questo modus operandi non è più in alcun modo sostenibile. “Gli effetti sono evidenti, negli ultimi anni sono emersi problemi inaspettati legati alla scarsa qualità dei materiali, risultato della corsa alla minimizzazione dei costi che ha come conseguenza inevitabile il peggioramento della redditività dell’investimento nell’impianto fotovoltaico”, sostiene Paolo Rocco Viscontini, DuPont Downstream Ambassador e presidente di Italia Solare che ha iniziato a costruire impianti solari nel 1995 quando in Italia la parola “fotovoltaico” era ancora sconosciuta. La qualità certificata è fondamentale per ridurre i costi della produzione energetica dei pannelli fotovoltaici lungo tutto il loro ciclo di vita e contribuisce a garantire la stabilità delle performances. Secondo uno studio condotto da TÜV Rheinland, i danni sui componenti possono portare a effetti equivalenti alla riduzione di vita di un impianto di alcuni anni. Cinque anni in meno significano un aumento del costo della produzione elettrica (LCOE) del 30%, che equivale a un incremento degli oneri dell’intero sistema di produzione di oltre 0,21 €/Wp.

“Vi sono fattori, come i raggi ultravioletti e lo stress termico, che influiscono sull’integrità del pannello e ai quali bisogna porre particolare attenzione. Per l’affidabilità e l’efficienza del pannello è determinante considerare i materiali di cui è fatto, soprattutto in situazioni climatiche particolarmente difficili”, ha spiegato Stephan Padlewski, di DuPont Photovoltaic Solutions in occasione di un convegno che si è tenuto a Roma sulle strategie di mitigazione dei rischi e le nuove opportunità di business per il fotovoltaico in Italia e nel resto del mondo.

In base a una ricerca su oltre 190 impianti sparsi per il mondo per oltre 490 MW, effettuata da DuPont nel 2016, la protezione elettrica sul retro dei pannelli fotovoltaici (il backsheet) è uno dei componenti maggiormente soggetti a problemi, in particolare in presenza di alte temperature. Negli impianti installati sui tetti degli edifici il problema è maggiore rispetto a quelli installati a terra, proprio a causa delle notevoli temperature a cui è soggetto il modulo fotovoltaico. Sugli impianti installati a terra in zone con clima caldo il 26 per cento dei moduli hanno riscontrato problemi di backsheet, mentre nelle zone con clima temperato i problemi si riscontrano solo nel 9 per cento dei casi. Per gli impianti su tetto l’effetto delle alte temperature si sente anche nelle aree a clima temperato, dove ben il 25 per cento dei moduli ha mostrato problemi al backsheet. Tali problemi si traducono evidentemente in una minore efficienza del sistema. In situazioni particolarmente stressanti, legate principalmente alle alte temperature, sia in climi caldi sia temperati, gli esperti sostengono che la soluzione potrebbe essere quella di un backsheet a triplo strato fatto di Tedlar®/polyester/Tedlar®, in grado di resistere per oltre trent’anni in tutti i tipi di condizioni climatiche.

Anche grazie alle esperienze passate le nuove realizzazioni oggi hanno le carte in regola per garantire le prestazioni attese. Sul breve periodo il comparto fotovoltaico italiano, che oggi conta 19 gigawatt installati, ha davanti buone prospettive, tanto che potenzialmente potrebbe già entrare a pieno titolo nel mercato del dispacciamento, attraverso il quale Terna si approvvigiona delle risorse necessarie alla gestione e al controllo del sistema energetico nazionale. Grazie alle previsioni metereologiche, che sono estremamente accurate e permettono di stimare la produzione elettrica da fotovoltaico con una buona precisione, e ai sistemi di accumulo sempre più competitivi da un punto di vista tecnologico ed economico, il fotovoltaico ha tutte le caratteristiche per fare parte di tale mercato. Purtroppo manca ancora la normativa che gli consenta di entrare.

Nasce la casa modulare sostenibile che impara dalle tue abitudini

Guardare agli organismi viventi per ripensare l’architettura sostenibile, immaginando un’abitazione capace di adattarsi alle esigenze dei suoi inquilini e di alimentarsi esclusivamente con energia pulita. Una sfida accettata dagli studenti dell’Università del Maryland, che hanno sviluppato reACT, una casa modulare che può essere spedita facilmente e montata in autocostruzione. reACT è l’acronimo di Resilient Adaptive Climate, termine utilizzato dagli universitari per descrivere il loro approccio, che comprende autosufficienza energetica, possibilità di adattare la struttura alle esigenze climatiche, generazione di energia rinnovabile, riciclo dei rifiuti, produzione di cibo e acqua potabile, raccolta delle acque meteoriche. La casa modulare è progettata attorno ad un cortile centrale con tetto e pareti in vetro per illuminare l’interno e servire per assorbire il calore solare. Un impianto fotovoltaico con annessa batteria permette accumulo di energia elettrica e offre ai residenti la possibilità di venere l’elettricità in rete. ReACT produce anche acqua potabile attraverso sistemi di raccolta e trattamento dell’acqua piovana e delle acque grigie. Un orto domestico all’aperto è il nucleo verde dell’abitazione: si possono coltivare ortaggi e verdure ​utilizzando i rifiuti organici raccolti dalla compost toilet. Tramite l’automazione, la casa è capace di regolarsi per essere sempre il più possibile efficiente dal punto di vista energetico. Non solo, ma nel tempo si modella sull’ambiente esterno e sugli stili di vita degli occupanti. La tecnologia messa a punto dagli studenti del Maryland è un sistema che interagisce con gli inquilini e con il contesto. Il prototipo sarà presentato alla competizione Solar Decathlon 2017.

Un sistema di accumulo da portare ovunque, modulare e scalabile

Si chiama Power-Blox e nasce per portare energia nei Paesi in via di sviluppo. Una soluzione per tutte le situazioni in cui non si ha accesso alla rete. Ogni unità si collega alle altre come un mattoncino Lego, basta un cavo. Finora realizzati progetti in Mali, Camerun e Nepal.

Semplificare al massimo i sistemi di accumulo e renderli utilizzabili da chiunque e ovunque nel mondo.

Pare essere questa l’intenzione dietro a Power-Blox, un sistema di accumulo ideato da Alessandro Medici, ingegnere con base in Svizzera. La nuova unità infatti è completamente autonoma, scalabile e decentralizzata.

“L’idea nasce dall’esperienza accumulata da Alessandro Medici in Tanzania, durante l’installazione di alcuni impianti fotovoltaici”, racconta Laura Blagho, responsabile del marketing di Power-Blox. “In questi territori mancano spesso le competenze tecniche e questo rallenta la diffusione dei sistemi a rinnovabili. Il sistema nasce dall’esigenza di rendere i sistemi di accumulo il più semplici possibile”.

Un’unità singola, un cubo rosso equipaggiato da batterie agli ioni di litio, ha una potenza di 200 W e può erogare 1,2 kWh. Ma ciò che contraddistingue questo sistema dagli altri è la possibilità di essere trasportato ovunque e di poter essere collegato ad altre unità da un semplice cavo, creando in pochi passaggi una microgrid.

“Alla base della tecnologia c’è il concetto di ‘swarm power’, ovvero la capacità di ogni singolo modulo di autoregolarsi, di riconoscersi a vicenda e di stabilizzare di conseguenza la rete”, spiega Blagho. Un po’ come accade in natura, dove sciami e branchi si muovono e collaborano all’unisono, senza controlli esterni.

Oggi la difficoltà della rete è quella di mantenere il flusso energetico costante, e questo avviene tramite un controllo centralizzato. Il sistema proposto dalla startup svizzera è invece in grado di autoregolarsi: ogni unità è autosufficiente.

“Il sistema riesce a gestire l’intera rete. Ad esempio, nel caso una batteria perda potenza, le altre collegate in rete riconoscono la perdita, la isolano immediatamente ed erogano più energia per mantenere il flusso costante”.

Il sistema è stato pensato per essere collegato direttamente alla rete elettrica, così come avviene con un’auto elettrica o qualsiasi altro dispositivo a batteria. Ma può essere collegato direttamente ad un impianto fotovoltaico, o qualsiasi altra fonte rinnovabile, sia essa eolica o idroelettrica. L’energia viene immagazzinata e resa disponibile nei momenti di necessità.

Ad oggi i maggiori progetti realizzati sono in Mali, Camerun e Nepal, mentre sono in fase di realizzazione nuovi progetti in collaborazione con l’Agenzia svizzera per lo sviluppo e la cooperazione, finalizzati alla disinfezione dell’acqua in Mali e Haiti. Ma esistono applicazioni anche in Europa, ad esempio in abitazioni non raggiunte dalla rete in montagna o in ambienti agricoli.

Il costo della singola unità proposto alle Ong si aggira sui 2.300 euro, mentre il costo al kilowattora è di circa 0,34-0,52 cent€, a seconda delle applicazioni.

Ma il costo può essere ulteriormente abbattuto se l’elettricità viene fornita in parte da fonte solare, in particolare se l’energia viene impiegata di giorno.

Il sistema pare avere tutte le carte in regola per diventare una tecnologia di successo nel settore dell’accumulo energetico, perché intelligente e accessibile.

+18% le installazioni di rinnovabili in Italia da gennaio-agosto

Pubblicato l’osservatorio Anie Rinnovabili, ad Agosto 2017 la nuova potenza di fotovoltaico a 291 MW, + 14% rispetto all’anno precedente

Anie Rinnovabili ha pubblicato il consueto Rapporto mensile realizzato su dati Terna, che conferma anche per agosto il trend positivo per le FER già segnalato lo scorso mese di luglio.

In particolare da gennaio ad agosto 2017 le nuove installazioni di fotovoltaico, eolico e idroelettrico raggiungono i 624 MW, con una crescita del 18% rispetto allo stesso periodo del 2016.

Potenza connessa per fonte rinnovabile nel periodo gennaio-agosto 2017

Fotovoltaico

Ad agosto sono stati connessi circa 26 MW che portano il fotovoltaico a 291 MW di nuova potenza installata complessivamente, un valore in crescita del 14% rispetto allo stesso periodo del 2016.

Installazioni di fotovoltaico in Italia da gennaio ad agosto 2017

Cala del 3% il numero di unità di produzione connesse. A far la parte del leone sono sempre impianti di tipo residenziale che rappresentano il 47% della nuova potenza installata nel 2017.

potenza connessa di fotovoltaico in Italia da gennaio a agosto 2017
Le regioni che hanno registrato il maggior incremento in termini di potenza sono Lazio, Piemonte, Toscana, Valle d’Aosta e Veneto, mentre quelle con il maggior decremento sono Abruzzo, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.

Le regioni che hanno registrato il maggior incremento in termini di unità di produzione sono Basilicata, Molise, Piemonte, Valle d’Aosta e Veneto, mentre quelle con il maggior decremento sono Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Sardegna, Trentino Alto Adige e Umbria.

Fotovoltaico: potenza connessa per Regione nei primi 8 mesi del 2017

Eolico

Calano le installazioni, con soli 6 MW connessi che portano il comparto a 284 MW, con una crescita del 25% rispetto ai primi otto mesi del 2016.
Cresce in maniera significativa (+180%) il numero delle unità di produzione grazie alle attivazioni di impianti mini-eolici di taglia compresa tra 20 e 60 kW.
Il 91% della potenza connessa si trova nelle regioni del Sud Italia. Si segnala un impianto connesso in Veneto lo scorso luglio, da 4 MW .

Potenza connessa di eolico da gennaio ad agosto 2017

Le richieste di connessione di impianti di taglia inferiore ai 60 kW sono il 31% del totale installato fino ad agosto 2017, mentre gliimpianti superiori ai 200 kW rappresentano il 68% del totale.

Idroelettrico

Sono 48 i MW complessivi per l’idroelettrico che registra un aumento del 12% della nuova potenza installata rispetto ai valori registrati nei primi otto mesi del 2016, e una crescita del 9% delle unità di produzione.

Potenza connessa di idroelettrico in Italia da gennaio a agosto 2017
Abruzzo, Emilia Romagna, Marche, Molise, Sicilia, Trentino Alto Adige e Veneto sono le regioni in cui si sono regiostrate le migliori performance.

I nuovi impianti idroelettrici di taglia inferiore a 1 MW connessi fino ad agosto 2017 costituiscono il 50% del totale.