Le 10 innovazioni che cambieranno per sempre le nostre case

A Bolzano dal 24 al 27 gennaio è in programma Klimahouse, la fiera internazionale del risparmio energetico. Dalla domotica al risparmio energetico, passando per i nuovi materiali eco-sostenibili

Le abitazioni del futuro si svelano a Bolzano, dove dal 24 al 27 gennaio è in programma Klimahouse, la fiera internazionale del risparmio energetico. Dalla domotica al risparmio energetico, passando per i nuovi materiali eco-sostenibili, l’innovazione in edilizia è qui.

Dieci startup internazionali si sfidano

Nel programma della quattro giorni altoatesina c’è anche il Klimahouse Startup Award, la seconda edizione del contest che promette di farci scoprire, e toccare con mano, la casa dei prossimi anni. Idee innovative a forti tinte green, sviluppate in centri di ricerca, giovani aziende e spin-off universitari: dalle mattonelle ricavate dai funghi alle finestre fotovoltaiche, passando per piccoli pannelli solari da balcone. I progetti finalisti sono dieci, selezionati tra 29, e provengono da Italia, Austria e Germania. La finalissima sarà il 26 gennaio.

Mogu è una startup di Varese che ha messo a punto delle mattonelle a base di funghi. Parola d’ordine: economia circolare. Significa che, al termine del proprio utilizzo, il prodotto può essere smaltito senza alcuna difficoltà perché compostabile. Da Biella arriva invece Ricehouse: paglia e lolla di riso – cioè “l’involucro” dei chicchi che viene eliminato durante la pulizia del riso – diventano utili in edilizia come materiali di costruzione, in virtù dell’efficienza energetica e acustica.

Niente sprechi

La produzione di energia pulita è l’altro grande tema di Klimahouse. E2T è un progetto austriaco proveniente dall’università di Graz che ha messo a punto un impianto fotovoltaico di piccole dimensione – “da balcone” – dotato di quattro pannelli solari in grado di restituire all’abitazione la stessa quantità di energia consumata. È invece italianissimo Glass to Power: la startup milanese, nata dalla costola dell’università Bicocca, progetta finestre fotovoltaiche. Gli infissi di casa, per molti l’incubo per via degli spifferi d’aria che lasciano passare, diventano fornitori di energia, grazie ai cosiddetti Concentratori Solari Luminescenti, lastre di plastica in grado di raccogliere la luce del sole.

Dal capoluogo lombardo arriva anche un progetto di pannelli fotovoltaici stampati su fogli di plastica, leggeri e riciclabili. La caratteristica del prodotto sviluppato da Ribes Tech è la sua flessibilità, una qualità che rende utilizzabili i pannelli anche in luoghi finora inaccessibili per i normali pannelli. Raggiungere i luoghi più inaccessibili del mondo, e alimentare aree dove sono in corso crisi umanitarie, è l’obiettivo dell’austriaca Nathal Energy. Acqua, elettricità,e calore: a fornirli sono i contenitori brevettati dalla startup di Villach, trasportabili anche via aereo.

 Home sweet home

Potere all’abitazione: due dei progetti finalisti, entrambi made in Italy, allo Startup Award riguardano la domotica, cioè le tecnologie applicate alle abitazioni. La modenese Mind affida ad algoritmi e sensori, gestibili tramite app sullo smartphone, il compito di gestire gli impianti della casa per creare l’ambiente più confortevole possibile. Da remoto, via telefono o tablet, è possibile controllare i dispositivi di casa grazie a Powahome, la startup di Roma che promette di impiegare due sole ore di tempo per rivoluzionare casa, inserendo un sistema di domotica negli interruttori già esistenti.

A proposito di materiali

Una cementizia performante amica dell’ambiente: è l’idea di Innovacrete, spin-off del Politecnico delle Marche. Da Monaco di Baviera arriva invece Kewazo, un meccanismo di gestione del montaggio dei ponteggi nei cantieri che consente di abbattere di un terzo i costi, quasi dimezzando i tempi, e di rendere più sicuro l’assemblaggio dei vari pezzi

Fonti rinnovabili: dal 2018 devono coprire il 50%

Con l’arrivo del 2018 è necessario ricordare che si tratta dell’anno in cui viene sancito definitivamente l’ultimo step previsto in materia di risparmio energetico e sostenibilità, per l’edilizia: entra definitivamente in vigore l’obbligo di copertura da fonti rinnovabili per almeno il 50% del fabbisogno calcolato in fase di progettazione. La notizia va a completare definitivamente le previsioni presenti nel Decreto Legislativo 28/2011. Riepilogando in modo più completo il suddetto Decreto occorre precisare che la quota del 50% di copertura da fonti rinnovabili è vigente per le abitazioni private, mentre per gli edifici pubblici la quota prevista è del 55%, mentre la quota scende a 25 e 27,5% per gli edifici rispettivamente privati e pubblici situati in centro storico.

Detto in parole povere, soprattutto per i non addetti ai lavori del settore energetico/impiantistico, nei casi in cui si sia soggetti a tale normativa, si dovrà calcolare il valore di quanta energia necessiterà ogni unità immobiliare per la produzione di acqua calda per il riscaldamento e per uso sanitario; determinato tale valore, detto fabbisogno per usi termici, si dovrà installare un impianto alimentato da fonti rinnovabili in grado di garantire che con il loro utilizzo riescano a produrre più della metà del fabbisogno di energia di cui necessita l’immobile. Il fabbricato deve praticamente essere “sostenibile almeno a metà”.

Energia: il 35% è il nuovo obiettivo europeo per efficienza e rinnovabili

Ferrante (Kyoto Club): «Un passo avanti. Ma il Governo italiano latita». Greenpeace «Ancora troppo spazio ai biocombustibili»

Il Parlamento europeo ha approvato i nuovi obiettivi vincolanti a livello Ue che prevedono «un miglioramento del 35% dell’efficienza energetica, una quota minima pari almeno al 35% di energia da fonti rinnovabili nel consumo finale lordo di energia e una quota del 12% di energia da fonti rinnovabili nei trasporti entro il 2030.

Per raggiungere tali obiettivi, gli Stati membri dell’Ue «sono invitati a fissare le necessarie misure nazionali, che saranno monitorate secondo le nuove regole sulla governance dell’Unione dell’energia».

Il 35% è l’obiettivo minimo richiesto dalle associazioni ambientaliste e dalle imprese delle rinnovabili ed è comunque un passo avanti rispetto al precedente obiettivo del 27% previsto dalla Commissione europea.

Secondo il vicepresidente del Kyoto Club, Francesco Ferrante, è «Il voto è positivo, ma attendiamo in Italia il decreto che normi procedure burocratiche e incentivi. Il governo italiano latita. Dopo avere emanato una Strategia energetica nazionale troppo timida su questo punto (solo il 28% al 2030) non sta facendo il suo dovere: emanare cioè il decreto che si attende dalla fine del 2016 che normi gli incentivi, le semplificazioni burocratiche, i contingenti da mettere ad asta delle fonti rinnovabili non fotovoltaiche e riapra i registri per gli impianti più piccoli. La proroga continua della misura sulle rinnovabili crea confusione e getta le imprese del settore nell’incertezza, contribuendo alle mancate occasioni di sviluppo e di lavoro all’intero sistema Paese. La strada invece dovrebbe essere una e una sola per l’Italia e per l’Europa: per rispettare gli accordi di Parigi bisogna scommettere sulle rinnovabili che grazie all’innovazione tecnologica hanno costi sempre più bassi e competitivi nei confronti dei fossili e spingere su autoproduzione e autoconsumo».

Un giudizio sostanzialmente positivo arriva anche da Sebastian Mang di Greenpeace Eu: «Il Parlamento ha giustamente riconosciuto che l’Ue deve aumentare la quota di rinnovabili se vuole rispettare i suoi impegni sul clima, ma avrebbe dovuto mantenere il focus sulle soluzioni reali, e non su quelle false come i biocombustibili. Nonostante molti governi europei stiano tenendo ancorati i propri Paesi a nucleare e carbone, invece di puntare sulle rinnovabili, il Parlamento sostiene fermamente il diritto dei cittadini di ottenere e vendere energia prodotta dal sole e dal vento».

Per quanto riguarda l’efficienza energetica, gli europarlamentari precisano che l’obiettivo minimo vincolante del 35% – approvato con 485 sì, 132 no e 58 astensioni – e gli obiettivi nazionali indicativi saranno definiti «sulla base del consumo energetico previsto per il 2030 seguendo il modello PRIMES (simulando il consumo energetico e il sistema di approvvigionamento energetico nell’Ue). Il relatore per l’efficienza energetica, il socialdemocratico ceco Miroslav Poche, ha evidenziato che «L’efficienza energetica è una delle dimensioni chiave della strategia dell’Unione dell’energia. Una politica ambiziosa in questo settore contribuirà a raggiungere i nostri obiettivi climatici ed energetici e ad aumentare la nostra competitività. È anche uno dei modi migliori per combattere la povertà energetica in Europa».

L’obiettivo vincolante del 35% per le energie rinnovabili è stato approvato con 492 voti favorevoli, 88 contrari e 107 astensioni e gli eurodeputati affermano che «Nel 2030 la quota di energie rinnovabili deve essere pari al 35% del consumo energetico dell’Ue. Dovrebbero inoltre essere fissati obiettivi nazionali, dai quali gli Stati membri sarebbero autorizzati a discostarsi, a determinate condizioni, fino a un massimo del 10%». Il relatore per le rinnovabili, il socialista spagnolo Jose Blanco Lopez, ha dichiarato: «La Commissione europea era troppo timida nella sua proposta. Se l’Europa vuole rispettare gli impegni di Parigi, lottare contro il cambiamento climatico e guidare la transizione energetica, dobbiamo fare di più. Il Parlamento è stato in grado di raggiungere un ampio consenso a favore di obiettivi significativamente più elevati per il 2030. Siamo inoltre riusciti a rafforzare il diritto all’autoconsumo, a portare sicurezza e certezza agli investitori, ad aumentare l’ambizione di de-carbonizzare il settore dei trasporti, nonché i settori del riscaldamento e del raffreddamento. La de-carbonizzazione non è un freno alla crescita economica. Al contrario, è il motore della competitività, dell’attività economica e dell’occupazione».

Per quanto riguarda i carburanti per i trasporti, l’Europarlamento ha deciso che «Nel 2030, ogni Stato membro dovrà garantire che il 12% dell’energia consumata nei trasporti provenga da fonti rinnovabili. Il contributo dei biocarburanti cosiddetti di “prima generazione” (composti da colture alimentari e da mangimi) dovrà essere limitato ai livelli del 2017 con al massimo il 7% del trasporto stradale e ferroviario». Gli eurodeputati vogliono vietare l’utilizzo dell’olio di palma a partire dal 2021 e sottolineano che «La quota dei biocarburanti avanzati (che hanno un impatto minore sull’uso del suolo rispetto a quelli basati sulle colture alimentari), dei carburanti rinnovabili per i trasporti di origine non biologica, dei combustibili fossili a base di rifiuti e dell’elettricità rinnovabile dovrà essere pari almeno all’1,5% nel 2021, con un aumento fino al 10% nel 2030». Ma Greenpeace lamenta il fatto che «Nonostante i passi in avanti sul target rinnovabili, il Parlamento europeo continua però a sostenere il continuo ricorso in Ue ai biocombustibili. La proposta del Parlamento, ad esempio, consentirebbe agli Stati membri di bruciare interi alberi, abbattuti per essere sfruttati a fini energetici e raggiungere gli obiettivi sulle rinnovabili. Questo nonostante gli scienziati concordino sul fatto che aumenterebbero le emissioni per decenni, contribuendo in modo significativo al degrado delle foreste».

Del nuovo “pacchetto energia” fa parte anche un altro impegno che riguarda i veicoli elettrici: «Entro il 2022, il 90% delle stazioni di rifornimento lungo le strade delle reti transeuropee dovrà essere dotato di punti di ricarica ad alta potenza».

L’Europarlamento ha affrontato anche un altro tema energetico controverso: quello delle biomasse e ha deciso che «I regimi di sostegno alle rinnovabili derivanti dalla biomassa devono essere concepiti in modo tale da non incoraggiare un uso inappropriato della biomassa ove esistano impieghi industriali o materiali che offrono un valore aggiunto più elevato, in quanto il carbonio catturato nel legno verrebbe liberato se fosse bruciato per riscaldamento. Per quanto riguarda la produzione di energia, occorre pertanto dare priorità alla combustione dei rifiuti di legno e residui».

Importanti novità anche per l’autoconsumo e comunità energetiche: il Parlamento europeo «vuole garantire che i consumatori che producono energia elettrica nei loro edifici (autoconsumo) abbiano il diritto di consumarla e di installare sistemi di stoccaggio senza dover pagare oneri, canoni o imposte». Gli eurodeputati sanno bene che la cosa non piacerà alle grandi imprese energetiche e per questo il mandato negoziale chiede agli Stati membri di «valutare gli ostacoli esistenti all’autoconsumo di energia prodotta nei territori dei consumatori, di promuovere tale consumo e di garantire che i consumatori, in particolare le famiglie, possano aderire alle comunità delle energie rinnovabili senza essere soggetti a condizioni o procedure ingiustificate». Uno studio redatto da CE Delft e diffuso da Greenpeace nel 2016 mostra come, con il giusto supporto, metà dei cittadini dell’Unione europea potrebbe autoprodurre energia da fonti rinnovabili entro il 2050, coprendo circa il 50% della domanda elettrica dell’Ue. Le compagnie elettriche fornirebbero invece il resto dell’elettricità rinnovabile di cui ci sarebbe bisogno.

Il Parlamento europeo ha anche approvato, con 466 voti favorevoli, 139 contrari e 38 astensioni, una  risoluzione sulla governance dell’Unione dell’energia che prevede che «ogni Stato membro deve notificare alla Commissione europea  un piano nazionale integrato per l’energia e il clima entro il 1° gennaio 2019 e, successivamente, ogni 10  anni. Il primo piano deve coprire il periodo dal 2021 al 2030. I piani successivi devono coprire il periodo di 10 anni immediatamente successivo alla fine del periodo coperto dal piano precedente. La Commissione dovrebbe valutare i piani nazionali integrati per l’energia e il clima e formulare raccomandazioni o adottare misure correttive qualora ritenesse che i progressi compiuti siano insufficienti o che siano state adottate azioni insufficienti».

Secondo la correlatrice per la governance, la verde francese Michèle Rivasi, «Il Parlamento europeo ha assunto una posizione storica, conforme e coerente con gli impegni dell’UE sul clima. È la prima volta che la legislazione europea ha elaborato, in particolare, un obiettivo Ue per le energie rinnovabili del 35% e un obiettivo per l’efficienza energetica del 35% ntro il 2030, una strategia per il metano e obblighi di lotta contro la povertà energetica. Questa politica contribuirà a sviluppare un’autentica indipendenza energetica, a creare posti di lavoro e a garantire investimenti sicuri. Oltre ad essere coerente, la proposta sulla governance fornisce una piattaforma per il dialogo tra la società civile, le autorità locali e i governi. Questa trasparenza sarà necessaria per affrontare la lobby degli oligopoli dell’energia. Un interesse deve prevalere su tutti gli altri: il futuro del pianeta e dei suoi abitanti!». L’altro correlatore per la governance, il verde lussemburghese Claude Turnmes, ha aggiunto: «Dopo l’accordo molto debole raggiunto dal Consiglio in dicembre sul pacchetto Energia pulita sono orgoglioso che il Parlamento oggi abbia contribuito a ripristinare la credibilità dell’Unione europea sul clima. Una maggiore ambizione sulle energie rinnovabili, sull’efficienza energetica e un solido sistema di governance basato su un approccio sul bilancio del carbonio contribuiranno alla realizzazione di un’economia a zero emissioni di carbonio entro il 2050 e al rispetto dell’accordo di Parigi. Il Parlamento dimostrerà un fronte unito quando avvierà i negoziati con il Consiglio».

I negoziati tra Parlamento, Commissione e Consiglio Ue potranno iniziare immediatamente, visto  che il Consiglio ha approvato i suoi orientamenti generali sull’efficienza energetica il 26 giugno e sulle energie rinnovabili e la governance dell’Unione dell’energia il 18 dicembre. Ma Greenpeace Eu ricorda che «I ministri dell’Energia, che avevano raggiunto il loro accordo preliminare sul pacchetto completo di riforma energetica lo scorso 18 dicembre, hanno sin qui sostenuto controverse sovvenzioni per carbone, nucleare e gas e hanno indebolito le proposte per consentire a famiglie, cooperative e municipalità di produrre e vendere la propria energia rinnovabile».

Qual e’ l’opinione degli italiani sul fotovoltaico?

Secondo l’indagine della Fondazione UniVerde, gli italiani sono a favore dell’utilizzo del fotovoltaico anche con sistemi di accumulo, ma vorrebbero una semplificazione della burocrazia relativa.

Il 16 novembre 2017 è stato presentato il rapporto Gli italiani, il solare e la green economy, realizzato dalla Fondazione UniVerde e IPR Marketing, in collaborazione con Cobat e con il patrocinio dell’Università degli Studi di Milano – Bicocca.

Il nostro paese è sicuramente a favore del fotovoltaico, infatti tra gli intervistati l’86% sostiene l’utilizzo del solare come fonte di energia su cui l’Italia dovrebbe puntare nel futuro. Sicuramente il risparmio energetico rappresenta una scelta importante sia per ridurre la bolletta e sia per l’ambiente. Seguono l’eolico (66%) e l’idroelettrico (33%), mentre si riduce l’appoggio al nucleare che è passato in un anno dal 20% al 5%.
Questo riflette il grande investimento fatto dal nostro paese, che ha raggiunto già nel 2016, con quattro anni di anticipo, gli obiettivi previsti dall’Unione Europea per il 2020, ovvero un utilizzo delle rinnovabili pari, in percentuale, al 17%. L’Italia si sta preparando per arrivare nel 2050 ad un 100% di energia prodotta in maniera pulita, obiettivo che nell’indagine sembra “ambizioso”.

Il 67% degli intervistati ha considerato di utilizzare energia solare, giudicata sicura ma difficile da gestire dal punto di vista burocratico. La metà di loro, inoltre, installerebbe i pannelli solari anche senza incentivi, se il Governo facilitasse l’aspetto legislativo. Le batterie da accumulo vengono considerate un’opzione valida dalla maggioranza, a patto che non ci sia una grande differenza di prezzo con i sistemi tradizionali.

Installare un impianto fotovoltaico, inoltre, è al secondo posto tra gli interventi da effettuare per aumentare l’efficienza energetica, subito dopo l’utilizzo di rivestimenti esterni per un miglior isolamento termico. Tutti questi dati evidenziano come sicuramente le energie rinnovabili saranno sempre più presenti nel nostro futuro, con particolare riferimento ai nuovi sistemi di storage.

Poche persone, però, si interessano di come avvenga riciclo degli impianti fotovoltaici una volta finito il loro ciclo di vita. Dall’indagine emerge come solo il 28% del campione intervistato si sia informato sull’argomento. La maggior parte degli intervistati sostiene che lo smaltimento debba essere accompagnato da incentivi e soldi pubblici.

In Italia lo smaltimento dei pannelli è nelle mani di consorzi che aderiscono al protocollo del Gestore dei Servizi Energetici, con le stesse linee guida che riguardano i rifiuti RAEE (apparecchiature elettriche ed elettroniche). Una volta utilizzati, i pannelli devono essere trasportati in un Centro di Raccolta autorizzato, esclusivamente a carico dei produttori, per cui il titolare dell’impianto domestico non deve spendere nulla.  L’Ecobonus 2017, il sistema di incentivi, invece, raccoglie solamente il 39% dei consensi e viene definito “abbastanza buono”.

Per il prossimo anno rimane confermata la detrazione al 65% per il miglioramento dell’efficienza energetica degli immobili, in particolare per l’installazione di pannelli che producono energia elettrica e acqua calda. Probabilmente il Governo avrebbe potuto fare di più in questo senso soprattutto riguardo all’accumulo, ma il prezzo medio degli impianti è sceso e il fotovoltaico rimane un investimento redditizio.

Entro il 2050 l’energia rinnovabile come unica utilizzabile.

Il 2018 è iniziato da poco e i buoni propositi per il nuovo anno non si sono fatti attendere, soprattutto nell’ambito ambientale. L’obiettivo principale da qui ai prossimi decenni? Avviare, entro il 2050, l’energia rinnovabile come unica utilizzabile. Alcuni ricercatori del CNR hanno realizzato il primo studio italiano in materia “Italia al cento per cento rinnovabile”. La ricerca tiene conto di tutti gli step da ipotizzare per raggiungere questo ambizioso traguardo. All’interno della “tabella di marcia”, uno dei primi aspetti da tenere a mente è la domanda energetica. Si stima che il fabbisogno energetico italiano nel 2050 all’incirca il 230 per cento in più di quello attuale. Alcuni studiosi però, sostengono che il solare, l’idroelettrico e l’eolico sarebbero più che sufficienti seppure non totalmente risolutivi.

La visione a lungo termine dovrebbe prevedere una energia di scorta, prodotta naturalmente, da altre fonti. L’idrogeno di origine biologica, ricavabile da cellulosa, energia elettrica e acqua, potrebbero essere un’ottima soluzione. Il cosiddetto bioidrogeno, ad esempio, può essere trasportato e stoccato alla pari dei combustibili fossili, per essere poi riutilizzato in un secondo tempo. Qualche numero in merito? Sulla carta occorrerebbero 550 TWh di bioidrogeno per affrontare le oscillazioni della domanda energetica italiana mentre i nuovi stabilimenti fotovoltaici ed eolici saranno in grado di immettere nella rete elettrica 640 TWh. Considerando poi che le attuali centrali idroelettriche produrranno, nei prossimi anni, almeno 49 TWh e che ad oggi gli impianti geotermici garantiscono 6 TWh, mancherebbero all’appello circa 35 TWh per raggiungere l’obiettivo dei 730 TWh (fabbisogno annuo al 2050).

Ma quanto costerebbe far diventare l’Italia totalmente sostenibile? E’ chiaro che una simile manovra comporterebbe, oltre ad un salto culturale importante, anche grandi investimenti: fino al 2050 sarebbero infatti necessari circa 500 miliardi di euro per le tecnologie di accumulo. Sempre importante è la spesa per l’installazione dei generatori eolici e dei moduli fotovoltaici, stimata in 530 miliardi di costo fisso una tantum. Tirando le somme l’ammontare complessivo è davvero da record: oltre 1000 miliardi di euro. Questa cifra si può rivedere se si considera che, senza la transizione green, sarà necessario comunque acquistare i combustibili fossili per un totale di circa 600 miliardi. A fronte di questo, il totale dell’investimento nelle rinnovabili scenderebbe a 400 miliardi.

L’abbandono dei combustibili fossili avvantaggerebbe anche i cittadini con un drastico calo delle bollette e con indubbi benefici per la qualità dell’aria. L’obiettivo, sul lungo periodo, è arduo ma possibile secondo gli studiosi. Alle istituzioni il compito di decidere se e come procedere all’attivazione dei finanziamenti e alla contestuale conversione degli impianti.

Fotovoltaico italiano, continua la lenta risalita: in 10 mesi 352 MW

La nuova potenza installata è in crescita del 12% rispetto allo stesso periodo 2016. Sommate a quelle di eolico e idroelettrico, le nuove installazioni raggiungono in totale circa 726 MW, con un +20% rispetto ai primi 10 mesi dell’anno scorso. I nuovi dati Anie/Gaudì.

Nei primi 10 mesi del 2017, in Italia, si sono installati 352 MW di nuovi impianti, con una crescita del 12% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, nel quale peraltro c’era stato un aumento dell’installato del 28% rispetto ai primi 10 mesi del 2015.

È questo uno dei dati più importanti tra quelli diffusi oggi da Anie Rinnovabili, che ha rielaborato i numeri forniti dal sistema Gaudì di Terna.

Boom del fotovoltaico: 100GW nel 2017

Fra una decina di anni l’Italia produrrà 60 miliardi di Kwh da pannelli solari

Un incremento di potenza che nel 2016 è stato per la prima volta superiore a quello di tutte le altre fonti e una corsa destinata a proseguire ancora, con costi sempre più competitivi: il fotovoltaico sta crescendo vertiginosamente tra le fonti rinnovabili a livello mondiale. “Le installazioni fotovoltaiche del 2017 dovrebbero sfiorare i 100 GW a livello mondiale, un valore pari a tutta la potenza solare collegata alla rete solo cinque anni fa”, rileva Gianni Silvestrini, coordinatore del comitato scientifico di Key Energy, la fiera delle energie sostenibili che si tiene alla Fiera di Rimini insieme ad Ecomondo dal 7 al 10 novembre. Fiera che accende i riflettori sul settore con il debutto di quest’anno di Key Solar, il nuovo settore espositivo dedicato al fotovoltaico.
A fine 2016, risultavano in esercizio in Italia 732.053 impianti fotovoltaici, per una potenza installata di 19.283 MW (+382 MW rispetto a fine 2015), che l’anno scorso hanno prodotto 22,1 TWh di energia (0,8 TWh in meno rispetto all’anno precedente). I primi otto mesi di quest’anno hanno visto l’installazione di 291 MW, +18% rispetto allo stesso periodo del 2016. Fra poco più di dieci anni l’Italia dovrà produrre con i pannelli solari 60 miliardi di chilowattora. E’ quanto stabilito dalla Sen, la nuova Strategia Energetica Nazionale, che sta per essere varata dal Governo italiano. L’obiettivo è di arrivare ad un forte aumento della potenza installata, 60 TWh al 2030, attraverso il sostegno e la promozione dei piccoli impianti rinnovabili e il supporto all’autoconsumo.
Novità interessante è la riduzione dei costi. In Arabia Saudita, una recente offerta si è attestata a 17 $/MWh in un’asta per 300 MW. In Germania, in una gara per impianti compresi tra 750 kW e 10 MW il valore medio delle proposte è stato di 49 €/MWh, in calo del 46% rispetto alla prima asta del 2015.
A Key Energy, oltre alla presenza delle più qualificate aziende del settore anche a livello internazionale, un nutrito calendario di incontri offrirà il quadro della situazione e indicherà la strada da seguire per l’ulteriore sviluppo del settore. Da segnalare l’appuntamento (10 novembre) che si occuperà degli scenari internazionali sulle rinnovabili e sulla generazione distribuita (a cura di Res4Med). Per il secondo anno tornano inoltre a Key Energy i sei Round per l’efficienza organizzati dall’Enea: 6 convegni formativi e di business networking tra i responsabili delle scelte strategiche italiane in ambito energetico e ambientale, Energy Manager ed Ege, solution provider, prodotti/tecnologie e servizi del settore.
Accumulo e batterie, edilizia efficiente e prevenzione antisismica, domotica, Internet of Things e sistemi di monitoraggio, Industria 4.0 e Certificati Bianchi, diagnosi energetiche e sistemi di cogenerazione saranno i principali temi che verranno discussi nell’Energy Room. Novità di quest’anno è lo spazio Enea nel padiglione B5 interamente dedicato alla tecnologia e all’innovazione.

Celle fotovoltaiche trasparenti per l’autonomia energetica del futuro

Per ridurre il consumo energetico mondiale è necessario sviluppare tecnologie energetiche rinnovabili, innovative e a un costo sostenibile.  Ad oggi solo l’1,5% circa della domanda di elettricità a livello mondiale è prodotta da energia solare, il potenziale di crescita è dunque immenso. Un team di ricerca della Michigan State University, guidato dal Richard Lunt, professore associato di Ingegneria Chimica e Scienza dei Materiali, ha sviluppato delle nuove celle fotovoltaiche trasparenti che secondo gli scienziati, se integrate nelle finestre, potrebbero garantire la copertura di circa la metà della domanda di elettricità negli USA e ridurre drasticamente l’uso di combustibili fossili. Si stima infatti che negli Stati Uniti ci siano da 5 a 7 miliardi di metri quadrati di superficie vetrata potenzialmente copribile con le nuove celle solari trasparenti. Se installate insieme a fotovoltaico su tetto e migliorando i sistemi di accumulo, allora potrebbe essere soddisfatta l’intera domanda di elettricità degli Stati Uniti. Il professore Richard Lunt sottolinea che il gruppo di ricerca ha analizzato il potenziale delle celle trasparenti e dimostrato che raccogliendo solo luce invisibile, questi dispositivi hanno un potenziale simile a quello del solare su tetto, assicurando ulteriori funzionalità per migliorare l’efficienza di edifici e non solo. Lunt e i colleghi hanno infatti sperimentato lo sviluppo di un concentratore solare trasparente luminescente che, posizionato su una finestra, crea energia solare senza disturbare la vista. Il materiale sottile e plastico può essere utilizzato su edifici, finestrini delle automobili, telefoni cellulari o qualsiasi altro dispositivo con una superficie trasparente. Il sistema assorbe la luce solare utilizzando molecole organiche sviluppate da Lunt e dal suo team per assorbire le lunghezze d’onda non visibili, convertendo questa energia in elettricità, grazie a sottili strisce di celle solari fotovoltaiche. Lunt ha commentato che le applicazioni solari altamente trasparenti stanno registrando efficienze superiori al 5%, mentre i pannelli solari tradizionali hanno un’efficienza dal 15% al 18%. Si tratta di un gap ifficilmente colmabile ma le celle trasparenti hanno un grosso potenziale perché possono essere applicate su una superficie assai maggiore.

Fotovoltaico: benefici ambientali, economici e sociali

Sono davvero così convenienti? Spesso è questa la domanda che sorge spontanea quando si parla di fotovoltaico. Questo perché si tratta di un investimento importante che, sebbene comporti un impegno iniziale, nel lungo periodo risulta assolutamente vantaggioso. In effetti è una spesa che viene ammortizzata nel giro di pochi anni per via di una sensibile riduzione del costo delle bollette garantita a vita o quasi. Oggi la tecnologia permette di ottenere l’energia elettrica necessaria al proprio fabbisogno senza sfruttare alcun tipo di combustibile e a costo zero per l’ambiente. Se diffusa a macchia d’olio potrebbe ridurre addirittura i costi nazionali.  Produrre questa energia significa andare verso una progressiva riduzione delle emissioni di gas serra responsabili del rapido aumento della temperatura terrestre e quindi dei cambiamenti climatici in atto, obiettivo dichiarato dal noto Protocollo di Kyoto. La produzione di un kWh di energia elettrica da fonte solare, se confrontata con pari produzione energetica da combustibili fossili, consente di evitare l’emissione in atmosfera di 0,53 kg di anidride carbonica. Moltiplicando poi l’anidride carbonica “evitata” ogni anno per l’intera vita dell’impianto fotovoltaico si ottiene un vantaggio globale. In Italia i prezzi degli impianti fotovoltaici sono calati di quasi un terzo negli ultimi tre anni. Gli incentivi del conto energia, come noto, non ci sono più da tempo. Tuttavia l’installazione di impianti domestici gode della detrazione fiscale del 50% che restituisce metà dell’investimento scalandolo dalle tasse nel giro di 10 anni, mentre l’energia in eccesso scambiata con la rete è remunerata con lo scambio sul posto. Il risultato è uno solo: l’installazione pannelli fotovoltaici è assolutamente conveniente. La modularità dei pannelli solari di ultima generazione consente di implementare i moduli sulle superfici esistenti delle abitazioni con un impatto ambientale e paesaggistico praticamente nullo. Esistono più soluzioni e diversi livelli di integrazione degli stessi con la superficie dell’edificio. Nel dettaglio vi sono:

  • impianto fotovoltaico non integrato installato su superfici piane per mezzo di cavalletti e zavorre;
  • impianto parzialmente integrato nel caso di moduli fotovoltaici ancorati al tetto per mezzo di staffe che sporgono leggermente dal profilo della copertura esterna dell’edificio;
  • impianto fotovoltaico integrato dove i moduli sono complanari rispetto alla copertura dell’edificio sul quale vengono installati e svolgono non solo la loro principale funzione ma fungono da protezione per pioggia e intemperie.

Naturalmente il dimensionamento è una questione variabile a seconda di vari fattori, tra cui l’architettura della casa, la localizzazione geografica e climatica, i consumi medi di chi ci abita. Perché non provarci? Oltre al vantaggio di tipo economico, vi è da considerare un aspetto sociale visto che gli impianti fotovoltaici riducono – e non poco – la domanda di energia da altre fonti tradizionali (centrali termoelettriche su tutte) e potrebbero contribuire in modo significativo alla riduzione dell’inquinamento atmosferico.

Fotovoltaico: competitività economica ma non a scapito della qualità.

La corsa ad abbassare il prezzo degli impianti fotovoltaici non è una strategia vincente sul lungo periodo se non c’è la qualità dei componenti.

Il solare ha tutti i numeri per diventare parte integrante della produzione elettrica nazionale, al pari delle fonti fossili.

Quando si parla di impianti fotovoltaici si dovrebbe parlare più in termini di costi in rapporto all’energia elettrica prodotta (€/kWh), piuttosto che di costi rispetto alla potenza installata (€/kWp), in questo modo si riuscirebbe a misurare effettivamente la redditività di un impianto. Negli anni passati troppo spesso sono tate fatte istallazioni guardando di più agli incentivi che alla qualità delle installazioni e oggi, ancora meno di ieri, questo modus operandi non è più in alcun modo sostenibile. “Gli effetti sono evidenti, negli ultimi anni sono emersi problemi inaspettati legati alla scarsa qualità dei materiali, risultato della corsa alla minimizzazione dei costi che ha come conseguenza inevitabile il peggioramento della redditività dell’investimento nell’impianto fotovoltaico”, sostiene Paolo Rocco Viscontini, DuPont Downstream Ambassador e presidente di Italia Solare che ha iniziato a costruire impianti solari nel 1995 quando in Italia la parola “fotovoltaico” era ancora sconosciuta. La qualità certificata è fondamentale per ridurre i costi della produzione energetica dei pannelli fotovoltaici lungo tutto il loro ciclo di vita e contribuisce a garantire la stabilità delle performances. Secondo uno studio condotto da TÜV Rheinland, i danni sui componenti possono portare a effetti equivalenti alla riduzione di vita di un impianto di alcuni anni. Cinque anni in meno significano un aumento del costo della produzione elettrica (LCOE) del 30%, che equivale a un incremento degli oneri dell’intero sistema di produzione di oltre 0,21 €/Wp.

“Vi sono fattori, come i raggi ultravioletti e lo stress termico, che influiscono sull’integrità del pannello e ai quali bisogna porre particolare attenzione. Per l’affidabilità e l’efficienza del pannello è determinante considerare i materiali di cui è fatto, soprattutto in situazioni climatiche particolarmente difficili”, ha spiegato Stephan Padlewski, di DuPont Photovoltaic Solutions in occasione di un convegno che si è tenuto a Roma sulle strategie di mitigazione dei rischi e le nuove opportunità di business per il fotovoltaico in Italia e nel resto del mondo.

In base a una ricerca su oltre 190 impianti sparsi per il mondo per oltre 490 MW, effettuata da DuPont nel 2016, la protezione elettrica sul retro dei pannelli fotovoltaici (il backsheet) è uno dei componenti maggiormente soggetti a problemi, in particolare in presenza di alte temperature. Negli impianti installati sui tetti degli edifici il problema è maggiore rispetto a quelli installati a terra, proprio a causa delle notevoli temperature a cui è soggetto il modulo fotovoltaico. Sugli impianti installati a terra in zone con clima caldo il 26 per cento dei moduli hanno riscontrato problemi di backsheet, mentre nelle zone con clima temperato i problemi si riscontrano solo nel 9 per cento dei casi. Per gli impianti su tetto l’effetto delle alte temperature si sente anche nelle aree a clima temperato, dove ben il 25 per cento dei moduli ha mostrato problemi al backsheet. Tali problemi si traducono evidentemente in una minore efficienza del sistema. In situazioni particolarmente stressanti, legate principalmente alle alte temperature, sia in climi caldi sia temperati, gli esperti sostengono che la soluzione potrebbe essere quella di un backsheet a triplo strato fatto di Tedlar®/polyester/Tedlar®, in grado di resistere per oltre trent’anni in tutti i tipi di condizioni climatiche.

Anche grazie alle esperienze passate le nuove realizzazioni oggi hanno le carte in regola per garantire le prestazioni attese. Sul breve periodo il comparto fotovoltaico italiano, che oggi conta 19 gigawatt installati, ha davanti buone prospettive, tanto che potenzialmente potrebbe già entrare a pieno titolo nel mercato del dispacciamento, attraverso il quale Terna si approvvigiona delle risorse necessarie alla gestione e al controllo del sistema energetico nazionale. Grazie alle previsioni metereologiche, che sono estremamente accurate e permettono di stimare la produzione elettrica da fotovoltaico con una buona precisione, e ai sistemi di accumulo sempre più competitivi da un punto di vista tecnologico ed economico, il fotovoltaico ha tutte le caratteristiche per fare parte di tale mercato. Purtroppo manca ancora la normativa che gli consenta di entrare.