L’unica soluzione per produrre energia pulita: l’energia rinnovabile

Oggi è possibile sfruttare maggiormente l’energia da fonti rinnovabili senza rinunciare al comfort abitativo e ottenendo vantaggi economici (bollette meno care) e ambientali (consumo ridotto di combustibili fossili). Grazie all’utilizzo di nuove tecnologie e attraverso la spinta data dagli obblighi normativi, presto in ogni edificio sarà possibile produrre parte dell’energia utilizzata per i nostri bisogni primari da fonti rinnovabili.

 Energie rinnovabili negli edifici: la normativa

Il 2018 è l’anno che sancisce definitivamente l’ultimo obbligo in materia di risparmio energetico e sostenibilità per i nuovi edifici o per quelli interessati da ristrutturazioni profonde: entra in vigore l’obbligo di copertura da fonti rinnovabili per almeno il 50% del fabbisogno calcolato in fase di progettazione.

 Già da qualche tempo l’Europa ha evidenziato l’importanza di ridurre le emissioni di CO2 attraverso politiche finalizzate ad un uso più efficiente dell’energia e all’incremento di sistemi di produzione di energia da fonti rinnovabili entro il 2020 (direttiva 2009/28/CE).

 In Italia l’obbligo di dotare gli edifici di impianti alimentati da fonti rinnovabili parte con la Legge 10/1991 che prescriveva “l’obbligo di soddisfare il fabbisogno energetico degli edifici di proprietà pubblica o adibiti ad uso pubblico favorendo il ricorso a fonti rinnovabili di energia, salvo impedimenti di natura tecnica od economica”.

Con il Dlgs 28/2011 sono stati stabiliti gli obblighi di integrazione delle fonti rinnovabili negli edifici nuovi o in “edifici sottoposti a ristrutturazioni rilevanti”. In base al decreto gli impianti di produzione di energia termica devono essere progettati e realizzati in modo da garantire il contemporaneo rispetto della copertura, tramite il ricorso ad energia prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili, del 50% dei consumi previsti per l’acqua calda sanitaria e di percentuali crescenti per la somma dei consumi previsti per l’acqua calda sanitaria, il riscaldamento e il raffrescamento. Questa percentuale è cresciuta dal 20% del 2013 al 50% di quest’anno. Il mancato rispetto degli obblighi comporta il diniego del rilascio del titolo edilizio.

Sono esclusi dall’obbligo gli edifici allacciati ad una rete di teleriscaldamento che ne copra l’intero fabbisogno di calore per il riscaldamento degli ambienti e la fornitura di acqua calda sanitaria.

 Le detrazioni attive per le rinnovabili

I sistemi per la produzione di energia da fonti di energia rinnovabili (che sfruttano la radiazione solare, il moto dell’acqua, il vento, le biomasse, il calore presente nelle profondità della terra ecc) possono godere delle detrazioni previste dal bonus ristrutturazioni e dell’ecobonus.

 Ad esempio, usufruiscono del bonus ristrutturazione (e quindi di una detrazione del 50%) “gli interventi effettuati per il conseguimento di risparmi energetici, con particolare riguardo all’installazione di impianti basati sull’impiego delle fonti rinnovabili di energia”. Tra i lavori agevolabili rientra l’installazione di un impianto fotovoltaico per la produzione di energia elettrica, in quanto basato sull’impiego della fonte solare (che è considerata una fonte rinnovabile).

Per usufruire della detrazione è comunque necessario che l’impianto sia installato per far fronte ai bisogni energetici dell’abitazione (cioè per usi domestici, di illuminazione, alimentazione di apparecchi elettrici, ecc) e, quindi, che lo stesso sia posto direttamente al servizio dell’abitazione. Questi interventi possono essere realizzati anche in assenza di opere edilizie propriamente dette, acquisendo idonea documentazione attestante il conseguimento di risparmi energetici.

 Tra gli altri interventi che usufruiscono dell’ecobonus al 65% c’è l’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda (solare termico).

 Inoltre, gli interventi di piccole dimensioni di efficienza energetica e di produzione di energia termica da fonti rinnovabili possono accedere anche al Conto Termico 2.0.

Impianti solari termici: Gli impianti solari termici sono costituiti da pannelli che permettono la produzione di acqua calda sfruttando l’energia del sole: la radiazione solare riscalda un liquido che circola all’interno dei pannelli che trasferisce il calore assorbito a un serbatoio in cui viene accumulata l’acqua per una caldaia o uno scaldacqua elettrico.

Impianti fotovoltaici: La tecnologia fotovoltaica permette la produzione di energia trasformando le radiazioni solari in elettricità direttamente e senza l’utilizzo di alcun combustibile.

Impianti geotermici: L’utilizzo dell’energia geotermica per il riscaldamento domestico avviene attraverso l’uso di particolari pompe di calore che riescono a sfruttare il calore della terra anche quando le temperature non sono particolarmente alte (12 – 14 °C) per ricavarne calore per il riscaldamento domestico.

Impianti eolici: L’energia eolica (ricavata dal vento) viene utilizzata per produrre energia elettrica attraverso aereogeneratori che basano il loro funzionamento su pale spinte dal vento.

 

bozza del Decreto rinnovabili elettriche per il sostegno nel periodo 2018-2020

7 bandi previsti nel nuovo Decreto Rinnovabili con incentivi per il periodo 2018-2020

bozza del Decreto rinnovabili elettriche per il sostegno nel periodo 2018-2020

bozza del Decreto rinnovabili elettriche per il sostegno nel periodo 2018-2020

Sono organizzati in tre diversi gruppi e sono previsti incentivi anche per il fotovoltaico.

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha finalmente reso pubblica la bozza del Decreto rinnovabili elettriche, per il sostegno nel periodo 2018-2020 alla produzione di energia elettrica dagli impianti alimentati a fonti rinnovabili.

La bozza è stata ora inviata per approvazione all’Autorità per l’Energia, Arera, e alla Conferenza Unificata delle Regioni e deve avere anche il parere positivo da parte della Commissione Europea.

L’obiettivo del decreto è quello di sostenere la produzione delle rinnovabili elettriche nell’arco del triennio con la definizione di incentivi e delle modalità di accesso al bando.

I bandi sono organizzati in 3 gruppi:

  1. impianti eolici, impianti fotovoltaici
  2. impianti idroelettrici, impianti geotermoelettrici, impianti di gas residuati dei processi di depurazione, impianti alimentati da gas di discarica: realizzati su discariche esaurite
  3. impianti oggetto di rifacimento totale o parziale

Le richieste di partecipazione alla procedure di accesso agli incentivi sono inviate al GSE, secondo modelli approntati e resi noti dallo stesso, comprendenti la documentazione da fornire, funzionali esclusivamente alla verifica dei requisiti per la partecipazione alle procedure e dei criteri di priorità per l’accesso agli incentivi.

5 buoni motivi per scegliere l’IMPIANTO FOTOVOLTAICO

Perchè decidere di installare un impianto fotovoltaico a casa tua?

Conviene ancora nel 2018?

Sono diversi i vantaggi che otterrai scegliendo di installare l’impianto fotovoltaico a casa tua: tuteli l’ambiente con energia pulita, rinnovabile e soprattutto inesauribile e prendi una decisione consapevole, conveniente e per molti irrinunciabile.

Rispetto agli anni scorsi, il prezzo di un impianto fotovoltaico si è notevolmente abbassato e grazie alle nuove tecnologie, l’istallazione dei pannelli solari è diventata rapida e semplice.

Ad oggi l’Italia è al terzo posto al mondo per numero di impianti fotovoltaici installati, dopo Cina e Germania.

Ma vediamo nel dettaglio 5 buoni motivi per scegliere l’IMPIANTO FOTOVOLTAICO:

1) Consumi l’energia che produce il tuo impianto.

Rendi la tua abitazione energicamente indipendente. L’energia elettrica prodotta dai pannelli solari viene immediatamente distribuita alla rete domestica e permette il funzionamento di elettrodomestici, prese e luci.

2) Risparmi sulla bolletta.

Con l’autoproduzione, l’energia utilizzata in modo diretto permette di dare un taglio netto alla bolletta elettrica. In alcuni casi l’utilizzo dell’energia solare potrebbe riuscire a coprire completamente il fabbisogno energetico della famiglia, eliminando così definitivamente i costi della bolletta tradizionale.

3) Vendi l’energia che non utilizzi.

I picchi di produzione spesso sono superiori al tuo fabbisogno energetico e l’energia generata dal tuo impianto non va persa, ma viene immessa in rete e rimborsata dal GSE (Gestore Servizi Energetici) con il meccanismo dello scambio sul posto.

4) Usufruisci di incentivi fiscali.

L’installazione degli impianti fotovoltaici rientra nella detrazione fiscale del 50% dedicata agli interventi di ristrutturazione edilizia, prorogata per tutto il 2018.

5) Aumenti il valore della tua casa: Tra gli interventi di riqualificazione energetica, l’installazione di un impianto fotovoltaico è sicuramente una delle soluzioni più efficaci al fine di scalare la classe energetica del tuo immobile che raggiungerà un livello più alto di efficienza e di conseguenza aumenterai il suo valore commerciale.

Insomma, scegliere l’impianto fotovoltaico anche nel 2018 risulta una scelta vincente!

Ma è importante affidarsi a dei professionisti del settore.

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Le 10 innovazioni che cambieranno per sempre le nostre case

A Bolzano dal 24 al 27 gennaio è in programma Klimahouse, la fiera internazionale del risparmio energetico. Dalla domotica al risparmio energetico, passando per i nuovi materiali eco-sostenibili

Le abitazioni del futuro si svelano a Bolzano, dove dal 24 al 27 gennaio è in programma Klimahouse, la fiera internazionale del risparmio energetico. Dalla domotica al risparmio energetico, passando per i nuovi materiali eco-sostenibili, l’innovazione in edilizia è qui.

Dieci startup internazionali si sfidano

Nel programma della quattro giorni altoatesina c’è anche il Klimahouse Startup Award, la seconda edizione del contest che promette di farci scoprire, e toccare con mano, la casa dei prossimi anni. Idee innovative a forti tinte green, sviluppate in centri di ricerca, giovani aziende e spin-off universitari: dalle mattonelle ricavate dai funghi alle finestre fotovoltaiche, passando per piccoli pannelli solari da balcone. I progetti finalisti sono dieci, selezionati tra 29, e provengono da Italia, Austria e Germania. La finalissima sarà il 26 gennaio.

Mogu è una startup di Varese che ha messo a punto delle mattonelle a base di funghi. Parola d’ordine: economia circolare. Significa che, al termine del proprio utilizzo, il prodotto può essere smaltito senza alcuna difficoltà perché compostabile. Da Biella arriva invece Ricehouse: paglia e lolla di riso – cioè “l’involucro” dei chicchi che viene eliminato durante la pulizia del riso – diventano utili in edilizia come materiali di costruzione, in virtù dell’efficienza energetica e acustica.

Niente sprechi

La produzione di energia pulita è l’altro grande tema di Klimahouse. E2T è un progetto austriaco proveniente dall’università di Graz che ha messo a punto un impianto fotovoltaico di piccole dimensione – “da balcone” – dotato di quattro pannelli solari in grado di restituire all’abitazione la stessa quantità di energia consumata. È invece italianissimo Glass to Power: la startup milanese, nata dalla costola dell’università Bicocca, progetta finestre fotovoltaiche. Gli infissi di casa, per molti l’incubo per via degli spifferi d’aria che lasciano passare, diventano fornitori di energia, grazie ai cosiddetti Concentratori Solari Luminescenti, lastre di plastica in grado di raccogliere la luce del sole.

Dal capoluogo lombardo arriva anche un progetto di pannelli fotovoltaici stampati su fogli di plastica, leggeri e riciclabili. La caratteristica del prodotto sviluppato da Ribes Tech è la sua flessibilità, una qualità che rende utilizzabili i pannelli anche in luoghi finora inaccessibili per i normali pannelli. Raggiungere i luoghi più inaccessibili del mondo, e alimentare aree dove sono in corso crisi umanitarie, è l’obiettivo dell’austriaca Nathal Energy. Acqua, elettricità,e calore: a fornirli sono i contenitori brevettati dalla startup di Villach, trasportabili anche via aereo.

 Home sweet home

Potere all’abitazione: due dei progetti finalisti, entrambi made in Italy, allo Startup Award riguardano la domotica, cioè le tecnologie applicate alle abitazioni. La modenese Mind affida ad algoritmi e sensori, gestibili tramite app sullo smartphone, il compito di gestire gli impianti della casa per creare l’ambiente più confortevole possibile. Da remoto, via telefono o tablet, è possibile controllare i dispositivi di casa grazie a Powahome, la startup di Roma che promette di impiegare due sole ore di tempo per rivoluzionare casa, inserendo un sistema di domotica negli interruttori già esistenti.

A proposito di materiali

Una cementizia performante amica dell’ambiente: è l’idea di Innovacrete, spin-off del Politecnico delle Marche. Da Monaco di Baviera arriva invece Kewazo, un meccanismo di gestione del montaggio dei ponteggi nei cantieri che consente di abbattere di un terzo i costi, quasi dimezzando i tempi, e di rendere più sicuro l’assemblaggio dei vari pezzi

Fonti rinnovabili: dal 2018 devono coprire il 50%

Con l’arrivo del 2018 è necessario ricordare che si tratta dell’anno in cui viene sancito definitivamente l’ultimo step previsto in materia di risparmio energetico e sostenibilità, per l’edilizia: entra definitivamente in vigore l’obbligo di copertura da fonti rinnovabili per almeno il 50% del fabbisogno calcolato in fase di progettazione. La notizia va a completare definitivamente le previsioni presenti nel Decreto Legislativo 28/2011. Riepilogando in modo più completo il suddetto Decreto occorre precisare che la quota del 50% di copertura da fonti rinnovabili è vigente per le abitazioni private, mentre per gli edifici pubblici la quota prevista è del 55%, mentre la quota scende a 25 e 27,5% per gli edifici rispettivamente privati e pubblici situati in centro storico.

Detto in parole povere, soprattutto per i non addetti ai lavori del settore energetico/impiantistico, nei casi in cui si sia soggetti a tale normativa, si dovrà calcolare il valore di quanta energia necessiterà ogni unità immobiliare per la produzione di acqua calda per il riscaldamento e per uso sanitario; determinato tale valore, detto fabbisogno per usi termici, si dovrà installare un impianto alimentato da fonti rinnovabili in grado di garantire che con il loro utilizzo riescano a produrre più della metà del fabbisogno di energia di cui necessita l’immobile. Il fabbricato deve praticamente essere “sostenibile almeno a metà”.

Energia: il 35% è il nuovo obiettivo europeo per efficienza e rinnovabili

Ferrante (Kyoto Club): «Un passo avanti. Ma il Governo italiano latita». Greenpeace «Ancora troppo spazio ai biocombustibili»

Il Parlamento europeo ha approvato i nuovi obiettivi vincolanti a livello Ue che prevedono «un miglioramento del 35% dell’efficienza energetica, una quota minima pari almeno al 35% di energia da fonti rinnovabili nel consumo finale lordo di energia e una quota del 12% di energia da fonti rinnovabili nei trasporti entro il 2030.

Per raggiungere tali obiettivi, gli Stati membri dell’Ue «sono invitati a fissare le necessarie misure nazionali, che saranno monitorate secondo le nuove regole sulla governance dell’Unione dell’energia».

Il 35% è l’obiettivo minimo richiesto dalle associazioni ambientaliste e dalle imprese delle rinnovabili ed è comunque un passo avanti rispetto al precedente obiettivo del 27% previsto dalla Commissione europea.

Secondo il vicepresidente del Kyoto Club, Francesco Ferrante, è «Il voto è positivo, ma attendiamo in Italia il decreto che normi procedure burocratiche e incentivi. Il governo italiano latita. Dopo avere emanato una Strategia energetica nazionale troppo timida su questo punto (solo il 28% al 2030) non sta facendo il suo dovere: emanare cioè il decreto che si attende dalla fine del 2016 che normi gli incentivi, le semplificazioni burocratiche, i contingenti da mettere ad asta delle fonti rinnovabili non fotovoltaiche e riapra i registri per gli impianti più piccoli. La proroga continua della misura sulle rinnovabili crea confusione e getta le imprese del settore nell’incertezza, contribuendo alle mancate occasioni di sviluppo e di lavoro all’intero sistema Paese. La strada invece dovrebbe essere una e una sola per l’Italia e per l’Europa: per rispettare gli accordi di Parigi bisogna scommettere sulle rinnovabili che grazie all’innovazione tecnologica hanno costi sempre più bassi e competitivi nei confronti dei fossili e spingere su autoproduzione e autoconsumo».

Un giudizio sostanzialmente positivo arriva anche da Sebastian Mang di Greenpeace Eu: «Il Parlamento ha giustamente riconosciuto che l’Ue deve aumentare la quota di rinnovabili se vuole rispettare i suoi impegni sul clima, ma avrebbe dovuto mantenere il focus sulle soluzioni reali, e non su quelle false come i biocombustibili. Nonostante molti governi europei stiano tenendo ancorati i propri Paesi a nucleare e carbone, invece di puntare sulle rinnovabili, il Parlamento sostiene fermamente il diritto dei cittadini di ottenere e vendere energia prodotta dal sole e dal vento».

Per quanto riguarda l’efficienza energetica, gli europarlamentari precisano che l’obiettivo minimo vincolante del 35% – approvato con 485 sì, 132 no e 58 astensioni – e gli obiettivi nazionali indicativi saranno definiti «sulla base del consumo energetico previsto per il 2030 seguendo il modello PRIMES (simulando il consumo energetico e il sistema di approvvigionamento energetico nell’Ue). Il relatore per l’efficienza energetica, il socialdemocratico ceco Miroslav Poche, ha evidenziato che «L’efficienza energetica è una delle dimensioni chiave della strategia dell’Unione dell’energia. Una politica ambiziosa in questo settore contribuirà a raggiungere i nostri obiettivi climatici ed energetici e ad aumentare la nostra competitività. È anche uno dei modi migliori per combattere la povertà energetica in Europa».

L’obiettivo vincolante del 35% per le energie rinnovabili è stato approvato con 492 voti favorevoli, 88 contrari e 107 astensioni e gli eurodeputati affermano che «Nel 2030 la quota di energie rinnovabili deve essere pari al 35% del consumo energetico dell’Ue. Dovrebbero inoltre essere fissati obiettivi nazionali, dai quali gli Stati membri sarebbero autorizzati a discostarsi, a determinate condizioni, fino a un massimo del 10%». Il relatore per le rinnovabili, il socialista spagnolo Jose Blanco Lopez, ha dichiarato: «La Commissione europea era troppo timida nella sua proposta. Se l’Europa vuole rispettare gli impegni di Parigi, lottare contro il cambiamento climatico e guidare la transizione energetica, dobbiamo fare di più. Il Parlamento è stato in grado di raggiungere un ampio consenso a favore di obiettivi significativamente più elevati per il 2030. Siamo inoltre riusciti a rafforzare il diritto all’autoconsumo, a portare sicurezza e certezza agli investitori, ad aumentare l’ambizione di de-carbonizzare il settore dei trasporti, nonché i settori del riscaldamento e del raffreddamento. La de-carbonizzazione non è un freno alla crescita economica. Al contrario, è il motore della competitività, dell’attività economica e dell’occupazione».

Per quanto riguarda i carburanti per i trasporti, l’Europarlamento ha deciso che «Nel 2030, ogni Stato membro dovrà garantire che il 12% dell’energia consumata nei trasporti provenga da fonti rinnovabili. Il contributo dei biocarburanti cosiddetti di “prima generazione” (composti da colture alimentari e da mangimi) dovrà essere limitato ai livelli del 2017 con al massimo il 7% del trasporto stradale e ferroviario». Gli eurodeputati vogliono vietare l’utilizzo dell’olio di palma a partire dal 2021 e sottolineano che «La quota dei biocarburanti avanzati (che hanno un impatto minore sull’uso del suolo rispetto a quelli basati sulle colture alimentari), dei carburanti rinnovabili per i trasporti di origine non biologica, dei combustibili fossili a base di rifiuti e dell’elettricità rinnovabile dovrà essere pari almeno all’1,5% nel 2021, con un aumento fino al 10% nel 2030». Ma Greenpeace lamenta il fatto che «Nonostante i passi in avanti sul target rinnovabili, il Parlamento europeo continua però a sostenere il continuo ricorso in Ue ai biocombustibili. La proposta del Parlamento, ad esempio, consentirebbe agli Stati membri di bruciare interi alberi, abbattuti per essere sfruttati a fini energetici e raggiungere gli obiettivi sulle rinnovabili. Questo nonostante gli scienziati concordino sul fatto che aumenterebbero le emissioni per decenni, contribuendo in modo significativo al degrado delle foreste».

Del nuovo “pacchetto energia” fa parte anche un altro impegno che riguarda i veicoli elettrici: «Entro il 2022, il 90% delle stazioni di rifornimento lungo le strade delle reti transeuropee dovrà essere dotato di punti di ricarica ad alta potenza».

L’Europarlamento ha affrontato anche un altro tema energetico controverso: quello delle biomasse e ha deciso che «I regimi di sostegno alle rinnovabili derivanti dalla biomassa devono essere concepiti in modo tale da non incoraggiare un uso inappropriato della biomassa ove esistano impieghi industriali o materiali che offrono un valore aggiunto più elevato, in quanto il carbonio catturato nel legno verrebbe liberato se fosse bruciato per riscaldamento. Per quanto riguarda la produzione di energia, occorre pertanto dare priorità alla combustione dei rifiuti di legno e residui».

Importanti novità anche per l’autoconsumo e comunità energetiche: il Parlamento europeo «vuole garantire che i consumatori che producono energia elettrica nei loro edifici (autoconsumo) abbiano il diritto di consumarla e di installare sistemi di stoccaggio senza dover pagare oneri, canoni o imposte». Gli eurodeputati sanno bene che la cosa non piacerà alle grandi imprese energetiche e per questo il mandato negoziale chiede agli Stati membri di «valutare gli ostacoli esistenti all’autoconsumo di energia prodotta nei territori dei consumatori, di promuovere tale consumo e di garantire che i consumatori, in particolare le famiglie, possano aderire alle comunità delle energie rinnovabili senza essere soggetti a condizioni o procedure ingiustificate». Uno studio redatto da CE Delft e diffuso da Greenpeace nel 2016 mostra come, con il giusto supporto, metà dei cittadini dell’Unione europea potrebbe autoprodurre energia da fonti rinnovabili entro il 2050, coprendo circa il 50% della domanda elettrica dell’Ue. Le compagnie elettriche fornirebbero invece il resto dell’elettricità rinnovabile di cui ci sarebbe bisogno.

Il Parlamento europeo ha anche approvato, con 466 voti favorevoli, 139 contrari e 38 astensioni, una  risoluzione sulla governance dell’Unione dell’energia che prevede che «ogni Stato membro deve notificare alla Commissione europea  un piano nazionale integrato per l’energia e il clima entro il 1° gennaio 2019 e, successivamente, ogni 10  anni. Il primo piano deve coprire il periodo dal 2021 al 2030. I piani successivi devono coprire il periodo di 10 anni immediatamente successivo alla fine del periodo coperto dal piano precedente. La Commissione dovrebbe valutare i piani nazionali integrati per l’energia e il clima e formulare raccomandazioni o adottare misure correttive qualora ritenesse che i progressi compiuti siano insufficienti o che siano state adottate azioni insufficienti».

Secondo la correlatrice per la governance, la verde francese Michèle Rivasi, «Il Parlamento europeo ha assunto una posizione storica, conforme e coerente con gli impegni dell’UE sul clima. È la prima volta che la legislazione europea ha elaborato, in particolare, un obiettivo Ue per le energie rinnovabili del 35% e un obiettivo per l’efficienza energetica del 35% ntro il 2030, una strategia per il metano e obblighi di lotta contro la povertà energetica. Questa politica contribuirà a sviluppare un’autentica indipendenza energetica, a creare posti di lavoro e a garantire investimenti sicuri. Oltre ad essere coerente, la proposta sulla governance fornisce una piattaforma per il dialogo tra la società civile, le autorità locali e i governi. Questa trasparenza sarà necessaria per affrontare la lobby degli oligopoli dell’energia. Un interesse deve prevalere su tutti gli altri: il futuro del pianeta e dei suoi abitanti!». L’altro correlatore per la governance, il verde lussemburghese Claude Turnmes, ha aggiunto: «Dopo l’accordo molto debole raggiunto dal Consiglio in dicembre sul pacchetto Energia pulita sono orgoglioso che il Parlamento oggi abbia contribuito a ripristinare la credibilità dell’Unione europea sul clima. Una maggiore ambizione sulle energie rinnovabili, sull’efficienza energetica e un solido sistema di governance basato su un approccio sul bilancio del carbonio contribuiranno alla realizzazione di un’economia a zero emissioni di carbonio entro il 2050 e al rispetto dell’accordo di Parigi. Il Parlamento dimostrerà un fronte unito quando avvierà i negoziati con il Consiglio».

I negoziati tra Parlamento, Commissione e Consiglio Ue potranno iniziare immediatamente, visto  che il Consiglio ha approvato i suoi orientamenti generali sull’efficienza energetica il 26 giugno e sulle energie rinnovabili e la governance dell’Unione dell’energia il 18 dicembre. Ma Greenpeace Eu ricorda che «I ministri dell’Energia, che avevano raggiunto il loro accordo preliminare sul pacchetto completo di riforma energetica lo scorso 18 dicembre, hanno sin qui sostenuto controverse sovvenzioni per carbone, nucleare e gas e hanno indebolito le proposte per consentire a famiglie, cooperative e municipalità di produrre e vendere la propria energia rinnovabile».

Qual e’ l’opinione degli italiani sul fotovoltaico?

Secondo l’indagine della Fondazione UniVerde, gli italiani sono a favore dell’utilizzo del fotovoltaico anche con sistemi di accumulo, ma vorrebbero una semplificazione della burocrazia relativa.

Il 16 novembre 2017 è stato presentato il rapporto Gli italiani, il solare e la green economy, realizzato dalla Fondazione UniVerde e IPR Marketing, in collaborazione con Cobat e con il patrocinio dell’Università degli Studi di Milano – Bicocca.

Il nostro paese è sicuramente a favore del fotovoltaico, infatti tra gli intervistati l’86% sostiene l’utilizzo del solare come fonte di energia su cui l’Italia dovrebbe puntare nel futuro. Sicuramente il risparmio energetico rappresenta una scelta importante sia per ridurre la bolletta e sia per l’ambiente. Seguono l’eolico (66%) e l’idroelettrico (33%), mentre si riduce l’appoggio al nucleare che è passato in un anno dal 20% al 5%.
Questo riflette il grande investimento fatto dal nostro paese, che ha raggiunto già nel 2016, con quattro anni di anticipo, gli obiettivi previsti dall’Unione Europea per il 2020, ovvero un utilizzo delle rinnovabili pari, in percentuale, al 17%. L’Italia si sta preparando per arrivare nel 2050 ad un 100% di energia prodotta in maniera pulita, obiettivo che nell’indagine sembra “ambizioso”.

Il 67% degli intervistati ha considerato di utilizzare energia solare, giudicata sicura ma difficile da gestire dal punto di vista burocratico. La metà di loro, inoltre, installerebbe i pannelli solari anche senza incentivi, se il Governo facilitasse l’aspetto legislativo. Le batterie da accumulo vengono considerate un’opzione valida dalla maggioranza, a patto che non ci sia una grande differenza di prezzo con i sistemi tradizionali.

Installare un impianto fotovoltaico, inoltre, è al secondo posto tra gli interventi da effettuare per aumentare l’efficienza energetica, subito dopo l’utilizzo di rivestimenti esterni per un miglior isolamento termico. Tutti questi dati evidenziano come sicuramente le energie rinnovabili saranno sempre più presenti nel nostro futuro, con particolare riferimento ai nuovi sistemi di storage.

Poche persone, però, si interessano di come avvenga riciclo degli impianti fotovoltaici una volta finito il loro ciclo di vita. Dall’indagine emerge come solo il 28% del campione intervistato si sia informato sull’argomento. La maggior parte degli intervistati sostiene che lo smaltimento debba essere accompagnato da incentivi e soldi pubblici.

In Italia lo smaltimento dei pannelli è nelle mani di consorzi che aderiscono al protocollo del Gestore dei Servizi Energetici, con le stesse linee guida che riguardano i rifiuti RAEE (apparecchiature elettriche ed elettroniche). Una volta utilizzati, i pannelli devono essere trasportati in un Centro di Raccolta autorizzato, esclusivamente a carico dei produttori, per cui il titolare dell’impianto domestico non deve spendere nulla.  L’Ecobonus 2017, il sistema di incentivi, invece, raccoglie solamente il 39% dei consensi e viene definito “abbastanza buono”.

Per il prossimo anno rimane confermata la detrazione al 65% per il miglioramento dell’efficienza energetica degli immobili, in particolare per l’installazione di pannelli che producono energia elettrica e acqua calda. Probabilmente il Governo avrebbe potuto fare di più in questo senso soprattutto riguardo all’accumulo, ma il prezzo medio degli impianti è sceso e il fotovoltaico rimane un investimento redditizio.

Entro il 2050 l’energia rinnovabile come unica utilizzabile.

Il 2018 è iniziato da poco e i buoni propositi per il nuovo anno non si sono fatti attendere, soprattutto nell’ambito ambientale. L’obiettivo principale da qui ai prossimi decenni? Avviare, entro il 2050, l’energia rinnovabile come unica utilizzabile. Alcuni ricercatori del CNR hanno realizzato il primo studio italiano in materia “Italia al cento per cento rinnovabile”. La ricerca tiene conto di tutti gli step da ipotizzare per raggiungere questo ambizioso traguardo. All’interno della “tabella di marcia”, uno dei primi aspetti da tenere a mente è la domanda energetica. Si stima che il fabbisogno energetico italiano nel 2050 all’incirca il 230 per cento in più di quello attuale. Alcuni studiosi però, sostengono che il solare, l’idroelettrico e l’eolico sarebbero più che sufficienti seppure non totalmente risolutivi.

La visione a lungo termine dovrebbe prevedere una energia di scorta, prodotta naturalmente, da altre fonti. L’idrogeno di origine biologica, ricavabile da cellulosa, energia elettrica e acqua, potrebbero essere un’ottima soluzione. Il cosiddetto bioidrogeno, ad esempio, può essere trasportato e stoccato alla pari dei combustibili fossili, per essere poi riutilizzato in un secondo tempo. Qualche numero in merito? Sulla carta occorrerebbero 550 TWh di bioidrogeno per affrontare le oscillazioni della domanda energetica italiana mentre i nuovi stabilimenti fotovoltaici ed eolici saranno in grado di immettere nella rete elettrica 640 TWh. Considerando poi che le attuali centrali idroelettriche produrranno, nei prossimi anni, almeno 49 TWh e che ad oggi gli impianti geotermici garantiscono 6 TWh, mancherebbero all’appello circa 35 TWh per raggiungere l’obiettivo dei 730 TWh (fabbisogno annuo al 2050).

Ma quanto costerebbe far diventare l’Italia totalmente sostenibile? E’ chiaro che una simile manovra comporterebbe, oltre ad un salto culturale importante, anche grandi investimenti: fino al 2050 sarebbero infatti necessari circa 500 miliardi di euro per le tecnologie di accumulo. Sempre importante è la spesa per l’installazione dei generatori eolici e dei moduli fotovoltaici, stimata in 530 miliardi di costo fisso una tantum. Tirando le somme l’ammontare complessivo è davvero da record: oltre 1000 miliardi di euro. Questa cifra si può rivedere se si considera che, senza la transizione green, sarà necessario comunque acquistare i combustibili fossili per un totale di circa 600 miliardi. A fronte di questo, il totale dell’investimento nelle rinnovabili scenderebbe a 400 miliardi.

L’abbandono dei combustibili fossili avvantaggerebbe anche i cittadini con un drastico calo delle bollette e con indubbi benefici per la qualità dell’aria. L’obiettivo, sul lungo periodo, è arduo ma possibile secondo gli studiosi. Alle istituzioni il compito di decidere se e come procedere all’attivazione dei finanziamenti e alla contestuale conversione degli impianti.

Fotovoltaico italiano, continua la lenta risalita: in 10 mesi 352 MW

La nuova potenza installata è in crescita del 12% rispetto allo stesso periodo 2016. Sommate a quelle di eolico e idroelettrico, le nuove installazioni raggiungono in totale circa 726 MW, con un +20% rispetto ai primi 10 mesi dell’anno scorso. I nuovi dati Anie/Gaudì.

Nei primi 10 mesi del 2017, in Italia, si sono installati 352 MW di nuovi impianti, con una crescita del 12% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, nel quale peraltro c’era stato un aumento dell’installato del 28% rispetto ai primi 10 mesi del 2015.

È questo uno dei dati più importanti tra quelli diffusi oggi da Anie Rinnovabili, che ha rielaborato i numeri forniti dal sistema Gaudì di Terna.

Boom del fotovoltaico: 100GW nel 2017

Fra una decina di anni l’Italia produrrà 60 miliardi di Kwh da pannelli solari

Un incremento di potenza che nel 2016 è stato per la prima volta superiore a quello di tutte le altre fonti e una corsa destinata a proseguire ancora, con costi sempre più competitivi: il fotovoltaico sta crescendo vertiginosamente tra le fonti rinnovabili a livello mondiale. “Le installazioni fotovoltaiche del 2017 dovrebbero sfiorare i 100 GW a livello mondiale, un valore pari a tutta la potenza solare collegata alla rete solo cinque anni fa”, rileva Gianni Silvestrini, coordinatore del comitato scientifico di Key Energy, la fiera delle energie sostenibili che si tiene alla Fiera di Rimini insieme ad Ecomondo dal 7 al 10 novembre. Fiera che accende i riflettori sul settore con il debutto di quest’anno di Key Solar, il nuovo settore espositivo dedicato al fotovoltaico.
A fine 2016, risultavano in esercizio in Italia 732.053 impianti fotovoltaici, per una potenza installata di 19.283 MW (+382 MW rispetto a fine 2015), che l’anno scorso hanno prodotto 22,1 TWh di energia (0,8 TWh in meno rispetto all’anno precedente). I primi otto mesi di quest’anno hanno visto l’installazione di 291 MW, +18% rispetto allo stesso periodo del 2016. Fra poco più di dieci anni l’Italia dovrà produrre con i pannelli solari 60 miliardi di chilowattora. E’ quanto stabilito dalla Sen, la nuova Strategia Energetica Nazionale, che sta per essere varata dal Governo italiano. L’obiettivo è di arrivare ad un forte aumento della potenza installata, 60 TWh al 2030, attraverso il sostegno e la promozione dei piccoli impianti rinnovabili e il supporto all’autoconsumo.
Novità interessante è la riduzione dei costi. In Arabia Saudita, una recente offerta si è attestata a 17 $/MWh in un’asta per 300 MW. In Germania, in una gara per impianti compresi tra 750 kW e 10 MW il valore medio delle proposte è stato di 49 €/MWh, in calo del 46% rispetto alla prima asta del 2015.
A Key Energy, oltre alla presenza delle più qualificate aziende del settore anche a livello internazionale, un nutrito calendario di incontri offrirà il quadro della situazione e indicherà la strada da seguire per l’ulteriore sviluppo del settore. Da segnalare l’appuntamento (10 novembre) che si occuperà degli scenari internazionali sulle rinnovabili e sulla generazione distribuita (a cura di Res4Med). Per il secondo anno tornano inoltre a Key Energy i sei Round per l’efficienza organizzati dall’Enea: 6 convegni formativi e di business networking tra i responsabili delle scelte strategiche italiane in ambito energetico e ambientale, Energy Manager ed Ege, solution provider, prodotti/tecnologie e servizi del settore.
Accumulo e batterie, edilizia efficiente e prevenzione antisismica, domotica, Internet of Things e sistemi di monitoraggio, Industria 4.0 e Certificati Bianchi, diagnosi energetiche e sistemi di cogenerazione saranno i principali temi che verranno discussi nell’Energy Room. Novità di quest’anno è lo spazio Enea nel padiglione B5 interamente dedicato alla tecnologia e all’innovazione.