Le case degli italiani sempre più sicure ed efficienti: qualche numero dai settori sicurezza e sostenibilità

La domotica in Italia

Le case degli italiani si fanno sempre più smart. Secondo il report del Berg Insight, entro il 2019, le case “intelligenti” in Europa e in Nord America rasenteranno i 68 milioni, rispettivamente 29,7 e 38,2. Se il numero delle case intelligenti cresce costantemente, il merito è da ricercarsi negli sviluppi del settore domotico, un comparto ingegneristico che si occupa di interconnessioni nel funzionamento degli elettrodomestici, degli impianti di climatizzazione e del riscaldamento di un’abitazione.

Nello specifico, i dispositivi collegati possono condividere dati ed informazioni provenienti dagli altri device connessi. Le applicazioni sono pressoché infinite, si pensi anche al settore dell’industria o dell’urbanistica, ad esempio.

Inoltre, la domotica ha permesso di aumentare i livelli di sicurezza domestici attraverso l’impiego di   impianti di allarme avanzati.

La sicurezza domestica in Italia

In termini di sicurezza, dal report BES 2017 è emerso che quasi il 40% degli italiani non si sente sicuro a passeggiare nella zona in cui abita durante le ore notturne. A questa crescente insicurezza corrisponde un aumento del 13% sul fronte della sicurezza “fai da te”, rispetto al 2015.

Cresce di conseguenza anche il mercato della sicurezza domestica, specialmente sul fronte degli acquisti riguardanti i sistemi di allarme e le telecamere di videosorveglianza intelligenti: fatturato in crescita del 7,2% rispetto al 2016 prevalentemente nel comparto dei sistemi anti intrusione.

Quando si tratta di sicurezza, gli italiani si fanno furbi e preferiscono affidarsi agli esperti del settore invece di ricorrere al tanto amato fai da te, questo anche per una questione legata all’assistenza 24 ore al giorno e alle maggiori garanzie di professionalità.

Lo sviluppo e il progredire di nuove tecnologie ci mette di fronte a nuove sfide, ovvero provare a ideare soluzioni in grado di interagire e coesistere in differenti settori, come nel caso della sicurezza e dell’automazione.

E per quanto riguarda l’efficienza energetica nelle case degli italiani?

In questo caso, non si tratta di analizzare le preferenze degli italiani, ma di seguire le direttive approvate dal governo Renzi in merito al Piano d’Azione nazionale per l’Efficienza Energetica volto a ridurre i livelli di inquinamento atmosferico e surriscaldamento globale.

In tal senso, l’Italia si è prodigata investendo risorse ed impegno, erogando alle famiglie preziosi incentivi per l’aggiornamento dell’impianto energetico e la conseguente riqualificazione delle abitazioni.

Si chiamano Ecobonus e la loro fruizione ha permesso a molte famiglie italiane di acquistare nuove impianti di riscaldamento domestici, ma anche la possibilità di aggiornare quelli più vecchi e datati.

Nel triennio intercorso tra il 2014 e il 2017, il risparmio nelle bollette degli italiani ha toccato anche i 250 euro mensili. Per quanto riguarda i provvedimenti attuati dalle famiglie italiane, sono stati effettuati più di 3,3 milioni di interventi.

Riqualificazione energetica: gli interventi più effettuati in Italia

Secondo le indagini curate dall’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA), negli ultimi 4 anni sono stati effettuati prevalentemente i seguenti interventi di riqualificazione: sostituzione di 2,6 milioni di serramenti; 70 mila interventi complessivi sul fronte dell’isolamento termico di pareti orizzontali ed inclinate; nel 2017, sono state  installate circa 664 mila caldaie a condensazione. In questo caso, la vera sfida è per gli installatori, i quali si vedono spinti costantemente verso un’evoluzione nell’ambito della termo-idraulica, con l’obiettivo di acquisire nuove competenze necessarie a promuovere dispositivi ancora più efficienti. Nuove sfide non solo sul fronte delle competenze, ma anche in termini di affidabilità e servizi di assistenza e manutenzione delle caldaie sul suolo nazionale, un aspetto strettamente correlato con la professionalizzazione degli operatori del settore. Non è una sfida semplice, ma, al fine del mantenimento della figura dell’installatore sul mercato, si rende necessaria per conferire al cliente finale un valore aggiunto concreto.

Conclusive le parole di Federico Testa, presidente dell’ENEA, che di recente ha condiviso le sue previsioni positive: “Nuove misure, provvedimenti strutturali e semplificazioni consentiranno di ottenere risultati positivi in materia di efficienza energetica e sicurezza degli edifici, superando ostacoli e criticità. In particolare, strumenti come l’ecobonus, il sismabonus e la cessione del credito fiscale aprono la strada degli incentivi anche a quella fascia di popolazione economicamente vulnerabile, circa un cittadino su dieci, che spesso vive in condomini periferici delle grandi città tutt’altro che efficienti dal punto di vista energetico”.

Come funziona il sistema smart home Xiaomi? 

Xiaomi è il sistema smart home più accessibile sul mercato. Nel corso degli ultimi anni Xiaomi ha costruito la sua fortuna oltre che sugli smartphone anche sul suo sistema smart home, che può essere considerato uno dei più ampi nonché dei più accessibili sul mercato. Sono infatti disponibili online numerosi accessori e gadget compatibili con il sistema smart home di Xiaomi (primi fra tutti i dispositivi Aqara, uno dei tanti brand che gravitano attorno all’azienda cinese) che consentono di creare dei sistemi di automazione domestica molto articolati ed efficaci con poche decine di euro. 

Ma come funziona? vediamo di chiarire il funzionamento e spiegare la caratteristiche dei sistema Xiaomi.

Xiaomi Smart Home Getaway e Mi Home

Lo Xiaomi Smart Home Gateway è l’accessorio Wi-Fi essenziale e necessario cui verranno connessi tutti gli altri dispositivi smart home sparsi per casa; si collega direttamente ad una presa elettrica a muro ed include una luce ed uno speaker. 

Una volta collegato il Getaway, sarà possibile configurarlo e connettervi altri gadget attraverso Mi Home per iOS e Android, l’applicazione dedicata. Con la app sarà possibile configurare i dispositivi e impostare le automazioni con sensori e attuatori che si collegano con il protocollo Zigbee a basso consumo e pure gli apparecchi che si collegano via Wi-Fi come l’aspirapolvere smart Vacuum sempre di Xiaomi. 

Per fare un paragone, lo Xiaomi Smart Home Gateway può essere considerato il cuore della smart home Xiaomi, il gadget che porta la connessione a tutti gli altri dispositivi smart; l’app Mi Home è invece il cervello della smart home Xiaomi, che permette agli utenti di configurare i dispositivi e di configurare le varie automazioni. Sulla app Mi Home le schermate non sono al momento tutte tradotte in inglese (scordatevi l’italiano al momento) ma con l’espansione estera di Xiaomi le traduzioni stanno arrivando e per le restanti, grazie alle guide online e al supporto dei rivenditori, è ormai diventato facile configurarle superando questa barriera linguistica. 

Esistono comunque in commercio altri dispositivi equivalenti allo Xiaomi Smart Home Gateway, come l’Hub Aqara, e che possono svolgere al stessa funzione, basta accertarsi che siano compatibili con i gadget smart Xiaomi. Per collegarlo alle prese europee è necessario un adattatore europeo dal costo di 1,50 Euro circa.

Dispositivi Smart Home

Una volta posizionato il Getaway Xiaomi sarà possibili iniziare ad abbinare molti altri gadget smart al sistema di automazione, in base alle esigenze, agli scopi e alle necessità da soddisfare in casa. Qui di seguito proponiamo una carrellata non esaustiva di alcuni sensori e dispositivi che possono costituire una soluzione interessante per una smart home. I prezzi come potrete notare sono molto al di sotto di quelli di altri dispositivi basati su Zigbee grazie alla politica molto aggressiva sugli sconti e all’acquisto diretto attraverso i rivenditori cinesi come Gearbest (a cui i prezzi di questo articolo si riferiscono con sconti che possono differire nel tempo).

Sensore per porte finestra 

Uno dei più utili e diffusi fra i sensori smart home, il sensore per porte finestre Xiaomi dal costo di circa 8 Euro, consente di rilevare se una porta o un finestra è aperta o chiusa. Grazie a questo sensore è possibile realizzare automazioni di base, ad esempio far scattare un allarme (integrato nello Xiaomi Smart Home Getaway), oppure programmare l’accensione di una luce nel momento in cui una porta viene aperta, o lo spegnimento di un condizionatore quando una finestra non è chiusa. 

Sensore volumetrico di movimento

Altro indispensabile in una smart home, il sensore di movimento Xiaomi dal costo di circa 11 Euro rileva il movimento di persone o cose all’interno di un ambiente. Una volta connesso è possibile anche in questo caso configurare l’accensione di una luce, oppure l’attivazione di una web cam con annessa registrazione del filmato e l’invio di una notifica sul proprio smartphone (sempre via Mi Home app). 
Sensore di movimento e vibrazioni

Uno degli ultimi sensori rilasciati da Aqara è il sensore di movimento e vibrazioni con un costo che si aggira sui 12 Euro. Se posizionato su una superficie è in grado di rilevare movimenti più o meno bruschi in base alle impostazioni: è infatti possibile impostare la sensibilità in base a cui il sensore invierà una segnalazione. Può essere installato su una superficie, ad esempio su una cassaforte per rilevarne le vibrazione in caso in cui qualcuno tentasse di scassinarla, o su un cassetto per segnalarne l’apertura, oppure su porte e finestre, sempre per rilevare chiusura o apertura. Rilevata la segnalazione, è possibile ricevere una notifica, far scattare un allarme o altro.

Sensore di temperatura e umidità

Altro gadget molto utile, il sensore di temperatura e umidità di Xiaomi dal costo di 9 euro Circa che monitora questi due indicatori nell’ambiente in cui è posizionato. Può essere posizionato sia all’interno che all’esterno in modo da costruire diverse automazioni in base all’ambiente.Le automazioni possibili sono facilmente intuibili: attivare una stufa elettrica al raggiungimento di una specifica temperatura troppo fredda, un deumidificatore nel caso di eccessiva umidità o un condizionatore quando fra troppo caldo.

Videocamere smart

Concludiamo con l’immancabile videocamera smart, dal costo di 27 Euro ma ci sono diversi modelli Xiaomi in vendita che consentono di essere configurate con la app smart home.Nel caso delle videocamere in richiedono necessariamente il collegamento al Getaway per funzionare, ma quest’ultimo è necessario per realizzare automazioni combinate con altri sensori, ad esempio attivarle nel caso venga rilevato del movimento all’interno di una stanza.Insomma se volessimo provare un impianto base con gateway, sensori finestra, sensori di movimento etc. la lista della spesa (con prezzi arrotondati in eccesso a passi di 1 Euro) sarebbe questa:
Gateway 24 Euro, Adattatore Eu 2 Euro, Sensore porta-finestra 8 Euro, Sensore volumetrico 11 Euro, Sensore movimento e vibrazioni 12 Euro, Sensore Umidità e temperatura 12 Euro, Telecamera Smart 27 Euro. In pratica un kit di partenza al costo di 97 Euro lordi, più il costo di una telecamera IP di media qualità a prezzi “europei”.Esistono poi molti altri accessori smart che possono essere utilizzati per arricchire la casa smart, gadget non necessariamente prodotti da Xiaomi ma comunque compatibili il suo sistema di smart home automation. L’ecosistema Xiaomi è sempre più in espansione e grazie ad esso con poche decine di euro è possibile realizzare in maniera incrementale un sistema di automazione completo ed efficace, da configurare secondo le esigenze di ognuno.

Internet, arriva il bollino: è vera fibra solo quella che arriva in casa

Cambia la pubblicità degli operatori per le offerte Internet. L’Autorità per le Comunicazioni (Agcom) ha infatti approvato una delibera che obbliga gli operatori a fare chiarezza nei confronti dei consumatori. E così chi offre connessioni Internet su rete fissa potrà usare la parola “Fibra” solo quando la connessione Internet arriverà in modalità FTTH (Fiber to the Home) o Fttb (Fiber to the basement). In pratica viene smontata l’attuale confusione nelle offerte sulla “iper”, “ultra”, “super” fibra e si potrà chiamare fibra solo il collegamento in fibra ottica che arriva nell’abitazione del cliente o fino almeno fino all’edificio.

In tutti gli altri casi – ha stabilito l’Authority – “come l’armadio di strada (FTTC, Fiber To The Cabinet) o la stazione radio base (FWA, Fixed Wireless Access), gli operatori non potranno usare la denominazione “fibra” se non affiancata alla dicitura “su rete mista rame” o “su rete mista radio”, presentandola in ogni caso in termini di uguale leggibilità o udibilità”. “Nei casi invece in cui l’infrastruttura sottostante non preveda l’utilizzo di fibra o comunque non abiliti la fruizione di servizi a banda ultralarga non potranno in alcun caso utilizzare il termine” fibra”. Gli operatori dovranno inoltre consentire ai clienti di verificare la velocità di connessione sia in download che in upload.

La decisione dell’Authority è molto importante e serve a fare chiarezza e a proteggere i consumatori da offerte pubblicitarie che mescolano fibra e rame come se fosse la stessa cosa. E non lo è. La fibra ottica consente velocità molto maggiori mentre invece le connessioni rallentano quando dalla fibra sulle dorsali fino alle centraline si passa al doppino in rame nell’ultimo tratto di rete verso l’abitazione del cliente. Attualmente i prezzi non marcano questa differenziazione e la pubblicità offerta ai clienti è spesso ingannevole.

Si fa dunque chiarezza e diventa più trasparente e chiara la comunicazione degli operatori ai consumatori. L’Agcom ha anche disposto, in via sperimentale fino al 31 dicembre 2018, che ci sia una sorta di “semaforo” per facilitare il riconoscimento dei vari tipi di rete e che gli operatori indichino con una sorta di bollinatura la diversa qualità che offrono:

– con il bollino verde e la denominazione “F” sottotitolata “fibra” si dovranno indicare le infrastrutture con la fibra fino all’unità immobiliare o all’edificio;

– con il bollino giallo e la denominazione “FR”, sottotitolata “fibra mista rame” o “fibra mista radio”, le altre architetture con fibra solo fino a nodi intermedi abilitanti connessioni a banda ultralarga;

– con il bollino rosso e le diciture “R”, sottotitolata “rame” o “radio”, per tutte le altre architetture che non prevedono fibra nella rete d’accesso e/o che comunque non abilitano l’utilizzo di servizi a banda ultralarga.

La battaglia sulla rete in fibra ottica è partita con la discesa in campo di Open Fiber, la controllata 50% Enel e 50% Cdp, che ha impresso una forte accelerazione all’ammodernamento della rete realizzando in tutta Italia connessioni in fibra ottica FTTH, quindi dentro le case. Anche Tim, proprietaria della rete di accesso in rame, ha raccolto la sfida ma è partita in ritardo mentre operatori come Vodafone hanno molto investito sulle connessioni mobili ultraveloci. L’Autorità, sollecitata a intervenire per fare chiarezza sulle diverse modalità di connessione esistenti, ha aperto un dossier in febbraio dello scorso anno che si è concluso ora con l’approvazione delle nuove regole.

Impianti multiservizio e legge 164: alcuni risvolti pratici per l’installatore

Il Decreto Legge n°33 del 15 febbraio 2016, porta sicuramente un momento di confusione per l’utente, poiché la soluzione prospettata non risponde al concetto di impianto multiservizio previsto con la legge 164/2014.

Il Decreto Legge n°33 (art.8 comma 4 e 5), nel caso in cui l’edificio non si sia già dotato di “impianto multiservizio”, recita:

“Comma 4……… In assenza di una infrastruttura interna all’edificio predisposta per l’alta velocità, gli operatori di rete hanno il diritto di far terminare la propria rete nella sede dell’abbonato (cioè in casa), a condizione di aver ottenuto l’accordo dell’abbonato e purché provvedano a ridurre al minimo l’impatto sulla proprietà privata di terzi”…….. e

“Comma 5….. Se non viene raggiunto un accordo sull’accesso di cui ai commi 1, 3 e 4 entro due mesi dalla data di ricevimento della richiesta formale di accesso, ciascuna delle parti ha il diritto di rivolgersi all’organismo nazionale di cui all’articolo 9.” (leggi AGCOM).

Come tradurre questo?

Gli operatori di rete (oggi generalmente di servizi Internet) possono quindi realizzare a loro spese il collegamento, per la propria fibra ottica, dal ROE (Ripartitore Ottico di Edificio) alla presa ottica di utente “punto terminale della rete” con il solo vincolo di aver ottenuto “l’accordo dell’abbonato”.

E’ quindi responsabilità dell’abbonato portare a conoscenza l’amministratore e quindi il condominio della propria necessità.

Giocando su questo, le società che si occupano di realizzare impianti verticali in fibra ottica, in questi mesi stanno inviando agli amministratori di condominio quella che il Decreto Legge n°33 chiama “richiesta formale di accesso”, prendendo di fatto una scorciatoia.

Per come è strutturata, questa procedura risulta infatti non corretta e vediamo perché.

A. E’ indirizzata direttamente all’amministrazione del condomino, la quale, casomai, dovrebbe essere informata direttamente dall’abbonato.

B. Non riferendosi a qualche abbonato in particolare ed essendo indirizzata a tutto il condominio le ipotesi sono due.

  • B1. Tutti gli abitanti del condominio sono abbonati allo stesso operatore (e va bene) o
  • B2. invece (meno bene) che comunque l’impianto lo si fa per tutte le unità immobiliari, così anche chi utilizza operatori diversi potrà diventare mio abbonato?

Se così fosse viene meno quella condizione in più punti sbandierata nello stesso Decreto Legge n.° 33 di utilizzo di un impianto “a condizioni eque e non discriminatorie” anche per altri operatori di rete.

Poi rimane il problema della proprietà dell’impianto che pur non pregiudicando il diritto di proprietà dell’immobile, rimarrebbe a disposizione del solo cablatore.

Inoltre, in tutto questo, si perde il concetto di impianto multiservizio (..”infrastruttura fisica multiservizio passiva interna all’edificio” – Legge 164), e quindi il condominio dovrà comunque dotarsi di un altro impianto o più per distribuire i propri servizi locali (TV, Videocitofonia, Videosorveglianza, …).

Veniamo alle domande e ai risvolti pratici:

Per quanto riguarda i proprietari e gli amministratori degli immobili, associazioni di categoria di artigiani, ordini dei progettisti, associazioni consumatori:

  • Come estendere il diritto del primo cablatore anche a cablatori concorrenti 1, 2, 3 … (equità e non discriminazione)?
  • Chi vuole entra nel condominio per i suoi collegamenti, con la propria fibra ottica?
  • Quanti impianti di proprietà altrui devono essere alloggiati nel condominio?

Ci auguriamo che possano analizzare il problema ed esercitare il loro ruolo.

Per i tecnici progettisti e installatori:

  • Come evitare di essere estromessi dal proprio mercato?

Capirete l’importanza di realizzare un unico impianto multiservizio di proprietà del condominio già prevista dalla legge 164/2014 aperta a tutti gli operatori e a tutti i servizi sia locali che da remoto, sia da rete in fibra ottica che da collegamenti radio (antenne).

Il problema non investe solo gli edifici di nuova costruzione licenziati dopo il 1 luglio 2015 o gli edifici soggetti a ristrutturazioni con licenza edilizia rilasciata sempre dopo quella data, ma milioni di immobili esistenti.

Signori, siamo agli albori di un nuovo importante mercato

Impianti in fibra ottica: cosa prevede la legge 164/2014 e chi è coinvolto.

Come accennavamo nei precedenti articoli sugli impianti in fibra ottica (http://www.energydrive.eu/2018/07/18/impianti-multiservizio-chi-gestisce-limpianto-in-fibra-ottica-allinterno-del-condominio/), la legge 164/2014, oltre che dello sviluppo della rete pubblica prende in considerazione anche gli impianti in fibra ottica negli edifici per arrivare a ciò che viene definito FTTH: cioè la fibra fino in appartamento. La legge prevede l’obbligatorietà di progetto e la realizzazione di un’unica infrastruttura passiva in fibra ottica per tutti gli edifici di nuova costruzione o nella ristrutturazione di edifici già esistenti, il cosidetto impianto multiservizio.

Al momento della richiesta della licenza edilizia questa può essere concessa solo se è realizzata questa unica infrastruttura capace di veicolare a livello condominiale tutte le comunicazioni digitali: banda larga, banda ultra larga, tv digitale e opzionalmente videocitofonia, videosorveglianza, Wi-Fi condominiale, domotica.

A partire dal 1° luglio 2015, è divenuta obbligatoria la realizzazione della “Unica Infrastruttura passiva multiservizio e multioperatore gestita con un impianto in fibra ottica” che consenta l’accesso, per i fornitori di servizio, sia dalle reti cablate che arrivano da terra (Telecom, Fastweb o altri) che dalle antenne (TV Digitale terrestre, Satellitare) quindi dal sottotetto.

Come si vedrà spesso la legge viene disattesa. Per il mercato dell’installazione è importante invece creare i presupposti per realizzare un impianto in fibra ottica che sia effettivamente multiservizio.  Nei cinque punti seguenti chiariamo esplicitamente chi viene toccato dalla nuova legge:

  • I progettisti devono conoscere come si realizza un impianto in fibra ottica e le nuove regole tecniche.
  • Gli amministratori pubblici devono far applicare questa legge e per farlo ovviamente la devono conoscere.
  • I costruttori edili sono interessati in prima persona: ma devono conoscere il nuovo approccio all’impianto in fibra ottica.
  • Gli amministratori di condominio devono intervenire non solo nel caso di profonde ristrutturazioni dei condomini esistenti, ma anche per gestire opportunamente le attività degli operatori di rete che si proporranno per collegare qualche utente (argomento che tratteremo in un prossimo articolo);
  • Gli Installatori dovranno cambiare completamente la propria mentalità di approccio all’impianto: non più tanti impianti per tanti servizi (Impianto TV per la TV, borchia telefonica per la larga banda, impianto dedicato alla videosorveglianza, impianto dedicato alla videocitofonia) ma un unico impianto in fibra ottica che gestisca tutti i servizi necessari.

E’ evidente la ricaduta di un corretto approccio al mercato per fare crescere questo segmento che si prospetta assai interessante per tutti gli attori della filiera!

Impianti multiservizio: chi gestisce l’impianto in fibra ottica all’interno del condominio?

Nel precedente articolo abbiamo introdotto il concetto degli impianti multiservizio trattando il tema della differenza fra la banda larga e la banda ultra larga ed evidenziando l’importanza di cogliere quest’opportunità di lavoro per i professionisti. In quest’articolo vogliamo concentrarci su un aspetto non banale che riguarda la gestione degli spazi all’interno del condominio.

Dopo aver diviso la torta della realizzazione della rete pubblica in fibra ottica fino ai cabinet sulla strada, per procedere in rame fino all’appartamento, ora si è aperta la corsa per realizzare impianti in fibra ottica all’interno dell’edificio (Fiber To The Home= FTTH). http://www.energydrive.eu/2018/07/16/impianto-multiservizio-chi-li-gestisce/

L’obiettivo è quindi l’accaparramento dei cavedi e di tutti i possibili passaggi dentro un condominio esistente che consentano a ciascun operatore di raggiungere i propri abbonati e possibilmente tutte le unità immobiliari dello stabile così da poter abbonare tutti i condomini.

Ma come la mettiamo con la proprietà dei cavedi?  E quando un secondo operatore arriva allo stesso condominio?

Anche per questo deve essere prevista la stessa opportunità: peccato che forse non ci saranno più passaggi a disposizione per consentire anche a questi di raggiungere i propri abbonati.

Non vogliamo neanche pensare a chi arriva terzo o addirittura a chi propone banda larga da un’antenna che deve essere distribuita nel condominio. Ciascuno con la propria fibra ottica ed i propri servizi alla faccia della razionalizzazione attraverso un impianto multiservizio prevista dalla legge 164/2014.  Successivamente il condominio dovrà comunque provvedere alle proprie necessità di comunicazione locali: dalla tv al videocitofono, ai dati di controllo energetico, alla videosorveglianza e sicurezza.

La soluzione d’impianto multiservizio integrato, aperto a tutti gli operatori e capace di rispondere alle esigenze di comunicazione locale dell’immobile, acquisisce sempre più importanza al fine di “razionalizzare” il condominio e la sua vita consentendo, al contempo, al cittadino una vera scelta “in concorrenza” per i servizi legati alla banda ultra larga.

Per questo occorrono ancora una volta tecnici che sappiano consigliare il proprietario o l’amministratore, tecnici che abbiano acquisito nuove competenze capaci di proporre soluzioni impiantistiche attraverso impianti in fibra ottica “funzionanti” in modo conforme alla norma tecnica e di legge, ma soprattutto “funzionali” all’edificio.

E’ questa l’opportunità di proporre al condominio, al residence, all’unità immobiliare interessata un progetto di un “VERO” impianto multiservizio per non essere costretti poi a gestire situazioni complesse derivanti dalla presenza di un solo operatore che ha tirato magari una sola fibra per gestire solo il suo proprio servizio.

 

 

L’evoluzione delle reti in fibra ottica e l’espansione della Banda Ultra Larga.

L’evoluzione delle reti in fibra ottica e l’espansione della Banda Ultra Larga.

La maggiore velocità di connessione ad Internet delle famiglie, delle imprese, degli uffici pubblici e privati non è solo un “lusso” che consente di accedere ai social, effettuare ricerche o completare acquisti online in modo più rapido: è uno dei principali fattori di crescita delle economie nazionali.

Ci sono vari studi internazionali, che confermano tale indicazione. L’impatto positivo per il sistema paese, a fronte di una crescita del 10% della banda larga, sarebbe del +1,3% del Pil secondo la Banca mondiale, del +1,4% secondo McKinsey, del +1,5% secondo Booz & Company.  (fonti: Open Fiber, Il sole24ore).

Le modalità di accesso alla banda ultra larga in Italia sono principalmente 2: Fiber to the Home (FTTH) e Fiber to the Cabinet (FTTC).

La tecnologia FTTC, impiegando le connessioni telefoniche esistenti per raggiungere le unità immobiliari, ha il vantaggio di poter essere dispiegata rapidamente ed economicamente sul territorio ma consente una velocità media di soli 30 Mbps. Per contro la tecnologia FTTH richiede più tempo e maggiori investimenti ma consente velocità di almeno 100 Mbps.

Al fine di aumentare la diffusione delle connessioni in banda ultra larga, ENEL, su impulso governativo, ha creato OpEn Fiber.

Società che ha il compito di contribuire ad attuare il piano di Banda Ultra Larga dello stato, realizzando una rete nazionale in FTTH, quindi con velocità di almeno 100 Mbps.

Nel piano attivato per portare la Banda Ultra Larga non è impegnata solo OpEn Fiber però, infatti Tim sta effettuando la cablatura in fibra di molti armadi stradali per offrire connessioni FTTC ed ha raggiunto a fine 2017 una copertura del 38% degli utenti su scala nazionale.  (fonte: MISE). La stessa Tim sta creando una rete FTTH alternativa a quella di Open Fiber per aumentare la disponibilità di connessioni ad alta velocità.

Per gli immobili molto distanti dai nodi delle reti in fibra (circa il 3% del totale) saranno utilizzati accessi alternativi alla fibra (Wi Fi, Wi Max, Satellite, 4G/5G, ecc.) con velocità di almeno 30 Mbps

In conclusione la previsione per il 2020 del Ministero dello Sviluppo Economico è che la copertura in banda ultra larga sarà del 100% della popolazione; circa la metà delle connessioni sarà a 30 Mbps in FTTC e wireless ed il resto a 100 Mbps in FTTH.

Al fine di rendere pronto il patrimonio edilizio alle nuove connessioni a banda ultra larga, dal 1 luglio 2015 la legge 194/2014 ha introdotto l’obbligo, per gli edifici di nuova costruzione o oggetto di profonde ristrutturazioni, di dotarsi di impianti interni in fibra ottica e di un punto di accesso disponibile per gli operatori di telecomunicazioni in modo da agevolare l’accesso degli utenti alla banda ultra larga. 

Quali sono i risvolti concreti di questa accelerazione nella diffusione della banda ultra larga per i tecnici?

 Proviamo ad elencarne schematicamente alcuni:

  • Richiesta di reti interne agli edifici in fibra ottica per soddisfare gli obblighi della legge 194/2014 e reti LAN in rame ad elevate prestazioni per consentire agli apparati come computer, smart TV, Telefoni IP, switch e router di distribuire ed utilizzare efficacemente la banda a disposizione.
  • Maggiore propensione delle aziende e dei privati all’utilizzo di tecnologie basate sulle connessioni veloci.
  • Maggiore diffusione di applicazioni basate su IP come: Applicazioni in Cloud, telefonia VoIP, Videoconferenze, E-learning, WebTV, TVCC su IP.
  • Necessità di figure tecniche in grado di gestire la realizzazione delle reti, la configurazione degli apparati e la manutenzione dei sistemi.

Ecco quindi una nuova opportunità di lavoro per i professionisti che vorranno accettare questa sfida.

 

La casa è importante per il 94% degli italiani

Secondo l’osservatorio nazionale “casa Doxa” la casa è “importante” per il 94% italiani. Ma non solo. Per quasi 4 intervistati su 5 l’attaccamento alla propria abitazione è aumentato rispetto a cinque anni fa, quasi fosse un “rifugio” capace di accoglierci e proteggerci. Tra le caratteristiche che acquisiscono sempre più rilevanza: la sostenibilità e la domotica.

Una case sempre più vissuta e presidiata

La casa è sempre più “vissuta” e presidiata durante l’intero arco della giornata, non più solo nelle ore serali. E addirittura il 48% degli italiani vi trascorre più tempo oggi rispetto a 10 anni fa. Non solo. Un italiano su 3 è solito anche lavorarci e di questi il 70% lo fa anche più volte alla settimana. Con una particolarità: è una tendenza diffusa tra tutte le classi d’età. Over 54, compresi. I più sono lavoratori autonomi, ma non mancano nemmeno i dipendenti (27%). E ancora: nel 35% dei casi si tratta di uomini.

“La casa è sempre meno appannaggio solo femminile e sempre più un luogo di espressione anche maschile” precisa Paola Caniglia di Doxa. “Anche nell’ organizzazione degli spazi abitativi e nella scelta degli arredi”. E persino in cucina oggi l’uomo è solito dire la sua. Soprattutto nella fascia d’età 18-35 anni. Come dire: i millennials ai fornelli si cimentano. Eccome! In generale, la casa è sempre più polifunzionale e volta a interpretare al meglio le esigenze molteplici e differenziate di tutti i membri della famiglia.

La sostenibilità

Il 75% degli intervistati si dichiara “sensibile” al tema green. Tra le azioni principe messe a segno spiccano quelle riguardanti il risparmio energetico: il 78% degli intervistati tiene sempre in casa una temperatura non superiore ai 20° e il 71% stacca abitualmente le spine dei dispositivi non in carica, comportamenti a cui si lega anche l’acquisto ormai conclamato di elettrodomestici di classe energetica elevata (86% degli intervistati) e lampadine led o a basso consumo (76%). Curiosamente sono gli over 54 i più sensibili al tema della sostenibilità. Anche in un’ottica di “protezione” delle generazioni future (lo dichiara il 33% del campione).

La vera scommessa è la casa smart

Ma la vera scommessa è sul fronte della domotica con quasi due terzi della popolazione intenzionata a investire nella smart home. Già oggi gli oggetti “intelligenti” presenti tra le mura domestiche sono diversi. Ma il più delle volte non sono messi a sistema e “non parlano” tra di loro. E pro futuro? Passando al setaccio i dati Doxa emergono due maxi filoni per cui gli italiani si dichiarano disposti a mettere mano al portafoglio: “sicurezza”, con in primis la messa a regime di impianti antintrusione e/o dispositivi per monitorare allagamenti, incendi o cortocircuiti; e “comfort” con, tra gli altri, termostati/climatizzatori o, ancora, elettrodomestici. Anche in una ottica di riduzione dei consumi e degli sprechi energetici.

Doxa ha lanciato un HUB di condivisione e confronto per tutti gli operatori che ruotano intorno al mondo casa, con l’ obiettivo di sondare l’ opinione degli addetti ai lavori sull’evoluzione del mercato, carpirne le criticità e coglierne le opportunità. Partendo proprio dai dati sull’abitare di ciascuno di noi. «Siamo “entrati” nelle case degli italiani per capire come le scelgono, come le vivono, come le cambiano, come le vorrebbero…» dice Paola Caniglia, Retail Director di Doxa. E specifica: «È nostro desiderio diventare un punto di riferimento per aziende, manager e professionisti del settore. Partendo proprio da un serbatoio unico di informazioni». Nel dettaglio: 2 milioni di insight raccolti attraverso interviste a tappeto a 6 mila italiani dislocati sull’intero territorio nazionale.

Come rendere la propria casa “intelligente” grazie alla domotica?

E’ il focus dell’intervista che Pronto Pro ha scelto di riservarci!

Di seguito riporto l’intervista completa:

Com’è nata questa attività?

Energy Drive, nasce nel 2009, da una idea di un gruppo di Manager, Professionisti ed Imprenditori con approfondite e diversificate esperienze lavorative, acquisite in importanti aziende nazionali e multinazionali e da consolidate esperienze di successo imprenditoriale nel campo delle tecnologie innovative, nelle telecomunicazioni e nei servizi. In oltre 10 anni di abbiamo sviluppato una organizzazione in grado di offrire alla propria clientela, pubblica e privata, un servizio accurato e con standard qualitativi eccellenti, in tutti i settori del Home And Building Automation. La particolare esperienza maturata ci ha permesso di consolidare le conoscenze di progettazione, realizzazione e manutenzione di interventi integrati ed a misura delle esigenze del Cliente. Con la nostra struttura di engineering company oggi realizziamo i progetti di oltre centinaia di clienti ogni anno.

Che cosa si intende per domotica e perché si parla di “casa intelligente”?

La Domotica è l’insieme delle tecnologie, che opportunamente integrate, sono in grado di aumentare la qualità della vita di casa e degli altri ambienti dove si vive. Con questo presupposto si può definire “casa intelligente” un ambiente domestico attrezzato e progettato nel modo più opportuno per facilitare le attività che si svolgono all’interno dello spazio abitativo garantendo un risparmio energetico grazie alla ottimizzazione delle tecnologie ed alla gestione integrata delle differenti funzionalità, come la climatizzazione dei diversi ambienti, gli scenari di luci, l’automazione delle porte e delle finestre, l’impianto antifurto e videosorveglianza, lo spegnimento degli elettrodomestici; Grazie alla domotica avviene infatti la gestione coordinata di tutti questi sistemi, che interagendo tra loro possono essere governati da un unico programma o dispositivo di controllo. Questa è la grande differenza tra un sistema domotico e un impianto tradizionale, all’interno del quale invece le apparecchiature non dialogano tra loro e hanno un funzionamento non autonomo. Il Team Energy Drive ha il compito di individuare ed l’applicare le tecnologie in grado di gestire gli edifici in maniera intelligente, garantendo la riduzione di costi e consumi di energia, la sicurezza, la connettività ed il confort abitativo per famiglie, imprese.

Qual è il motivo per cui riterrebbe opportuno adottare questo sistema?

Ecco i vantaggi che puoi avere con una casa “intelligente”: Praticità e Comfort: una casa intelligente è una casa più semplice da gestire nel quotidiano. Risparmio energetico, grazie all’automazione dei vari sistemi che ci permettono di visualizzare e monitorare i consumi, evitando gli sprechi. Sicurezza e Gestione a distanza attraverso app e dispositivi di controllo che ci permettono di supervisionare e intervenire sui sistemi della abitazione anche da lontano. Ed in ultimo la Connessione e integrazione dei sistemi che consentono il dialogo costante tra le diverse tecnologie e con noi.  L’evoluzione che intendiamo portare riguarda in concreto il coinvolgimento diretto delle aziende e degli installatori per offrire al mercato significativi livelli di innovazione in termini di prodotto e di lavoro. Quel che proponiamo è uno strumento che renda più fluido il rapporto tra domanda ed offerta e che dia al cliente la possibilità di affidarsi a professionisti capaci di garantire i migliori standard per la progettazione di impianti, l’installazione e l’assistenza. Gestiamo direttamente tutti i servizi integrati di analisi, diagnosi, progettazione e realizzazione e manutenzione degli impianti, ponendo massima attenzione alla qualità, efficienza ed integrazione ambientale. Ci proponiamo come il partner ideale di chi crede nell’ innovazione tecnologica, nella sua applicazione e nella sua diffusione.

Ecco il link all’intervista

https://www.prontopro.it/blog/rendere-la-propria-casa-intelligente-grazie-alla-domotica/

applicazioni per la sicurezza, gestione del riscaldamento e degli elettrodomestici.

Cresce il mercato in Italia della Smart Home

applicazioni per la sicurezza, gestione del riscaldamento e degli elettrodomestici.

Più 35% rispetto al 2016 e arriva a quota 250 milioni di euro.

Dalla ricerca sulla Smart Home dell’Osservatorio Internet Of Things della School of Management del Politecnico di Milano presentata al convegno dal titolo “Non manca (quasi) più nessuno: la Smart Home apre i battenti” in Italia, il mercato dell’Internet of Things per la Smart Home raggiunge quota 250 milioni di euro nel 2017, registrando una crescita del 35% rispetto al 2016. Tale incremento risulta in linea con la crescita dei principali Paesi occidentali, anche se in termini assoluti i numeri sono ancora inferiori rispetto agli altri mercati europei.

Il 38% degli italiani infatti possiede già almeno un oggetto “smart” in casa, ma tra questi ben il 74% ha richiesto l’aiuto di un professionista per l’installazione e il 51% si dice preoccupato per i rischi legati alla privacy e ai cyber attacchi da parte di malintenzionati.

Lo rivela l’indagine sui consumatori condotta dall’Osservatorio Internet of Things su un campione di 1.000 individui con età compresa tra 18 e 74 anni rappresentativi della popolazione italiana, che conferma gli ambiti della sicurezza e del riscaldamento al primo e secondo posto tra le preferenze dei consumatori.

L’indagine conferma anche l’importanza della comunicazione in questo mercato: chi oggi non dispone di oggetti connessi per la propria abitazione nel 27% dei casi non ha mai valutato di acquistarli e nel 17% non ne comprende appieno i benefici. I media tradizionali si confermano il principale canale di comunicazione: infatti il 58% dei consumatori ha sentito parlare di Smart Home nella pubblicità su radio, TV e giornali, mentre il 32% tramite Internet.

Gli oggetti connessi iniziano a diffondersi nelle case degli italiani e le motivazioni di acquisto dei consumatori sono riconducibili principalmente a pochi bisogni: la possibilità di avere la propria abitazione sotto controllo, la maggiore comodità nello svolgere attività ricorrenti e il risparmio energetico, infatti il tasso di crescita riguarda le applicazioni per la sicurezzadella gestione del riscaldamento e degli elettrodomestici.

Nel mercato italiano della casa connessa, insieme alle startup, che offrono oltre metà dei prodotti in vendita, sono entrati grandi produttori con brand affermati, dotati di una rete di vendita capillare e di una filiera fidelizzata di installatori, fattori cruciali per aumentare la fiducia dei consumatori.
I consumatori oggi hanno a disposizione diversi nuovi punti di contatto per acquistare soluzioni per la casa connessa, il principale canale di vendita della Smart Home in Italia resta la filiera tradizionale(composta da produttori, architetti, costruttori edili, distributori di materiale elettrico), che vale 175 milioni di euro nel 2017, pari al 70% del mercato, ma una quota sempre più consistente, pari al 30%, è imputabile a canali di vendita alternativi come retailer online e offline, assicurazioni, telco e utility, che con la loro forte crescita (+125%) rendono la casa connessa accessibile a un pubblico sempre più vasto.

Ci sono però ancora alcuni ostacoli alla diffusione di questa tecnologia. In particolare le difficoltà nell’installazione dei prodotti, la scarsa riconoscibilità di molti dei brand che oggi presidiano il mercato, la Privacy, Cyber Security.

Elemento imprescindibile rimane l’installazione da parte di un professionista.

Oltre metà dei prodotti in vendita è offerto da startup con scarsa forza e riconoscibilità del brand, spesso quindi non percepite come sufficientemente mature e affidabili dai consumatori.

Cresce la maggiore sensibilità nei confronti di privacy e sicurezza dei dati: il 51% dei consumatori è restio a condividere informazioni personali, soprattutto per il rischio che le finalità di utilizzo siano diverse da quelle dichiarate (era il 27% tre anni fa). Ed è scarsa la fiducia in termini di Cyber Security: il 72% dei rispondenti è preoccupato per i rischi di accesso/controllo degli oggetti connessi da parte di malintenzionati.

L’Intelligenza Artificiale può consentire di superare molte delle barriere all’adozione che frenano la diffusione dell’IoT nelle nostre case: semplificare la gestione dei dispositivi connessi, ma anche migliorare la gestione di prodotti e servizi offerti da aziende diverse, con un’esperienza d’uso più integrata.

Nel 2014 con Amazon Echo, ha preso il via la diffusione degli assistenti vocali integrati all’interno di altoparlanti intelligenti, che sta conoscendo un’accelerazione significativa, favorita dall’ingresso nel 2016 di Google Home e dai recenti annunci di altri grandi player come Apple e Samsung.

Inoltre, l’interfaccia con cui l’utente gestisce la Smart Home sta evolvendo in maniera sempre più rapida: già oggi è possibile gestire la propria casa da remoto non più solamente tramite display touch, smartphone e App, ma anche utilizzando la voce. In futuro, si passerà dall’ormai consolidato riconoscimento vocale al più evoluto “context aware”, che consente di prevedere, personalizzare e configurare l’utilizzo in base a preferenze personali.

L’Intelligenza Artificiale si candida a diventare la nuova “governante” della nostra casa: un aiuto concreto e personalizzato per aiutarci a vivere meglio, abilitando servizi di valore che vanno dalla gestione dell’energia al supporto agli acquisti, dalla vigilanza all’individuazione della necessità di pulizie in occasioni speciali”.