applicazioni per la sicurezza, gestione del riscaldamento e degli elettrodomestici.

Cresce il mercato in Italia della Smart Home

applicazioni per la sicurezza, gestione del riscaldamento e degli elettrodomestici.

Più 35% rispetto al 2016 e arriva a quota 250 milioni di euro.

Dalla ricerca sulla Smart Home dell’Osservatorio Internet Of Things della School of Management del Politecnico di Milano presentata al convegno dal titolo “Non manca (quasi) più nessuno: la Smart Home apre i battenti” in Italia, il mercato dell’Internet of Things per la Smart Home raggiunge quota 250 milioni di euro nel 2017, registrando una crescita del 35% rispetto al 2016. Tale incremento risulta in linea con la crescita dei principali Paesi occidentali, anche se in termini assoluti i numeri sono ancora inferiori rispetto agli altri mercati europei.

Il 38% degli italiani infatti possiede già almeno un oggetto “smart” in casa, ma tra questi ben il 74% ha richiesto l’aiuto di un professionista per l’installazione e il 51% si dice preoccupato per i rischi legati alla privacy e ai cyber attacchi da parte di malintenzionati.

Lo rivela l’indagine sui consumatori condotta dall’Osservatorio Internet of Things su un campione di 1.000 individui con età compresa tra 18 e 74 anni rappresentativi della popolazione italiana, che conferma gli ambiti della sicurezza e del riscaldamento al primo e secondo posto tra le preferenze dei consumatori.

L’indagine conferma anche l’importanza della comunicazione in questo mercato: chi oggi non dispone di oggetti connessi per la propria abitazione nel 27% dei casi non ha mai valutato di acquistarli e nel 17% non ne comprende appieno i benefici. I media tradizionali si confermano il principale canale di comunicazione: infatti il 58% dei consumatori ha sentito parlare di Smart Home nella pubblicità su radio, TV e giornali, mentre il 32% tramite Internet.

Gli oggetti connessi iniziano a diffondersi nelle case degli italiani e le motivazioni di acquisto dei consumatori sono riconducibili principalmente a pochi bisogni: la possibilità di avere la propria abitazione sotto controllo, la maggiore comodità nello svolgere attività ricorrenti e il risparmio energetico, infatti il tasso di crescita riguarda le applicazioni per la sicurezzadella gestione del riscaldamento e degli elettrodomestici.

Nel mercato italiano della casa connessa, insieme alle startup, che offrono oltre metà dei prodotti in vendita, sono entrati grandi produttori con brand affermati, dotati di una rete di vendita capillare e di una filiera fidelizzata di installatori, fattori cruciali per aumentare la fiducia dei consumatori.
I consumatori oggi hanno a disposizione diversi nuovi punti di contatto per acquistare soluzioni per la casa connessa, il principale canale di vendita della Smart Home in Italia resta la filiera tradizionale(composta da produttori, architetti, costruttori edili, distributori di materiale elettrico), che vale 175 milioni di euro nel 2017, pari al 70% del mercato, ma una quota sempre più consistente, pari al 30%, è imputabile a canali di vendita alternativi come retailer online e offline, assicurazioni, telco e utility, che con la loro forte crescita (+125%) rendono la casa connessa accessibile a un pubblico sempre più vasto.

Ci sono però ancora alcuni ostacoli alla diffusione di questa tecnologia. In particolare le difficoltà nell’installazione dei prodotti, la scarsa riconoscibilità di molti dei brand che oggi presidiano il mercato, la Privacy, Cyber Security.

Elemento imprescindibile rimane l’installazione da parte di un professionista.

Oltre metà dei prodotti in vendita è offerto da startup con scarsa forza e riconoscibilità del brand, spesso quindi non percepite come sufficientemente mature e affidabili dai consumatori.

Cresce la maggiore sensibilità nei confronti di privacy e sicurezza dei dati: il 51% dei consumatori è restio a condividere informazioni personali, soprattutto per il rischio che le finalità di utilizzo siano diverse da quelle dichiarate (era il 27% tre anni fa). Ed è scarsa la fiducia in termini di Cyber Security: il 72% dei rispondenti è preoccupato per i rischi di accesso/controllo degli oggetti connessi da parte di malintenzionati.

L’Intelligenza Artificiale può consentire di superare molte delle barriere all’adozione che frenano la diffusione dell’IoT nelle nostre case: semplificare la gestione dei dispositivi connessi, ma anche migliorare la gestione di prodotti e servizi offerti da aziende diverse, con un’esperienza d’uso più integrata.

Nel 2014 con Amazon Echo, ha preso il via la diffusione degli assistenti vocali integrati all’interno di altoparlanti intelligenti, che sta conoscendo un’accelerazione significativa, favorita dall’ingresso nel 2016 di Google Home e dai recenti annunci di altri grandi player come Apple e Samsung.

Inoltre, l’interfaccia con cui l’utente gestisce la Smart Home sta evolvendo in maniera sempre più rapida: già oggi è possibile gestire la propria casa da remoto non più solamente tramite display touch, smartphone e App, ma anche utilizzando la voce. In futuro, si passerà dall’ormai consolidato riconoscimento vocale al più evoluto “context aware”, che consente di prevedere, personalizzare e configurare l’utilizzo in base a preferenze personali.

L’Intelligenza Artificiale si candida a diventare la nuova “governante” della nostra casa: un aiuto concreto e personalizzato per aiutarci a vivere meglio, abilitando servizi di valore che vanno dalla gestione dell’energia al supporto agli acquisti, dalla vigilanza all’individuazione della necessità di pulizie in occasioni speciali”.

La casa intelligente: la nuova attrazione nel mercato immobiliare

Cosa si intende per casa intelligente?

La “casa intelligente” è un ambiente progettato e attrezzato con apparecchiature e sistemi in grado di svolgere funzioni parzialmente autonome (secondo reazioni a parametri ambientali di natura fissa e prestabilita) o programmate dall’utente o completamente autonome, grazie alla DOMOTICA.

In moltissime nuove residenze, sono previsti sistemi, da remoto e da touchscreen a parete, in grado di controllare praticamente tutti i servizi. Questa dotazione offre maggior comfort e massima efficienza energetica grazie alla possibilità di monitorare i consumi, elettrici, di acqua e gestendo il funzionamento degli elettrodomestici. Complessi provvisti di questa tecnologia, non sono poi così costosi, vista l’esponenziale crescita della richiesta dei servizi di domotica degli ultimi anni.

Infatti per le “vecchie” abitazioni, non provviste di queste nuove tecnologie, avanzano sempre più richieste di preventivo: per gestire il riscaldamento, l’impianto elettrico, il sistema di sicurezza; per comandare da remoto varie aperture e chiusure come porte, cancelli, finestre. Non è necessario optare per un intervento integrale, partendo dal rifacimento dell’impianto elettrico tradizionale, ma è anche possibile scegliere di istallare singoli strumenti di domotica sull’impianto già presente nell’abitazione.

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Le 10 innovazioni che cambieranno per sempre le nostre case

A Bolzano dal 24 al 27 gennaio è in programma Klimahouse, la fiera internazionale del risparmio energetico. Dalla domotica al risparmio energetico, passando per i nuovi materiali eco-sostenibili

Le abitazioni del futuro si svelano a Bolzano, dove dal 24 al 27 gennaio è in programma Klimahouse, la fiera internazionale del risparmio energetico. Dalla domotica al risparmio energetico, passando per i nuovi materiali eco-sostenibili, l’innovazione in edilizia è qui.

Dieci startup internazionali si sfidano

Nel programma della quattro giorni altoatesina c’è anche il Klimahouse Startup Award, la seconda edizione del contest che promette di farci scoprire, e toccare con mano, la casa dei prossimi anni. Idee innovative a forti tinte green, sviluppate in centri di ricerca, giovani aziende e spin-off universitari: dalle mattonelle ricavate dai funghi alle finestre fotovoltaiche, passando per piccoli pannelli solari da balcone. I progetti finalisti sono dieci, selezionati tra 29, e provengono da Italia, Austria e Germania. La finalissima sarà il 26 gennaio.

Mogu è una startup di Varese che ha messo a punto delle mattonelle a base di funghi. Parola d’ordine: economia circolare. Significa che, al termine del proprio utilizzo, il prodotto può essere smaltito senza alcuna difficoltà perché compostabile. Da Biella arriva invece Ricehouse: paglia e lolla di riso – cioè “l’involucro” dei chicchi che viene eliminato durante la pulizia del riso – diventano utili in edilizia come materiali di costruzione, in virtù dell’efficienza energetica e acustica.

Niente sprechi

La produzione di energia pulita è l’altro grande tema di Klimahouse. E2T è un progetto austriaco proveniente dall’università di Graz che ha messo a punto un impianto fotovoltaico di piccole dimensione – “da balcone” – dotato di quattro pannelli solari in grado di restituire all’abitazione la stessa quantità di energia consumata. È invece italianissimo Glass to Power: la startup milanese, nata dalla costola dell’università Bicocca, progetta finestre fotovoltaiche. Gli infissi di casa, per molti l’incubo per via degli spifferi d’aria che lasciano passare, diventano fornitori di energia, grazie ai cosiddetti Concentratori Solari Luminescenti, lastre di plastica in grado di raccogliere la luce del sole.

Dal capoluogo lombardo arriva anche un progetto di pannelli fotovoltaici stampati su fogli di plastica, leggeri e riciclabili. La caratteristica del prodotto sviluppato da Ribes Tech è la sua flessibilità, una qualità che rende utilizzabili i pannelli anche in luoghi finora inaccessibili per i normali pannelli. Raggiungere i luoghi più inaccessibili del mondo, e alimentare aree dove sono in corso crisi umanitarie, è l’obiettivo dell’austriaca Nathal Energy. Acqua, elettricità,e calore: a fornirli sono i contenitori brevettati dalla startup di Villach, trasportabili anche via aereo.

 Home sweet home

Potere all’abitazione: due dei progetti finalisti, entrambi made in Italy, allo Startup Award riguardano la domotica, cioè le tecnologie applicate alle abitazioni. La modenese Mind affida ad algoritmi e sensori, gestibili tramite app sullo smartphone, il compito di gestire gli impianti della casa per creare l’ambiente più confortevole possibile. Da remoto, via telefono o tablet, è possibile controllare i dispositivi di casa grazie a Powahome, la startup di Roma che promette di impiegare due sole ore di tempo per rivoluzionare casa, inserendo un sistema di domotica negli interruttori già esistenti.

A proposito di materiali

Una cementizia performante amica dell’ambiente: è l’idea di Innovacrete, spin-off del Politecnico delle Marche. Da Monaco di Baviera arriva invece Kewazo, un meccanismo di gestione del montaggio dei ponteggi nei cantieri che consente di abbattere di un terzo i costi, quasi dimezzando i tempi, e di rendere più sicuro l’assemblaggio dei vari pezzi

Così l’internet delle cose migliorerà le nostre vite

C’è il frigorifero intelligente, la macchina che si guida da sola, la domotica che consente di gestire la casa da uno smartphone. C’è tutto questo ma anche molto altro nel nostro futuro. Come la possibilità di personalizzare l’utilizzo di strumenti già diffusi da più di un secolo come l’energia elettrica o la bicicletta. Reinventandoli alla luce delle nuove tecnologie.

Il mondo “connesso” è solo agli inizi: molte delle innovazioni che ieri sembravano sogni sono già presente, quelle che oggi ipotizziamo arriveranno domani e quelle che ancora non immaginiamo le scopriremo prima di quanto pensiamo.Più che di case o città intelligenti si dovrà parlare di società smart, perché quasi ogni ambito delle nostre vite sarà rivoluzionato dalle potenzialità della connettività estrema.

Si stanno gettando le basi per il 5G, per arrivare a creare la “Gigabit society” che avrà un impatto positivo sull’ economia e sullo stile di vita delle persone. Si svilupperanno reti sempre più intelligenti per case ed edifici connessi, smarthome, servizi di e-health ed e-education basati sulla realtà virtuale, automobili connesse e virtual shopping. L’IoT (Internet of Things – Internet delle Cose) permetterà, grazie all’impiego della Rete, un’interazione continua tra persone, oggetti e l’ambiente che ci circonda. E ognuno di questi passaggi determina un’amplificazione di dieci volte delle potenzialità di connessione.

LA CONNETTIVITÀ
«Questa trasformazione digitale ha tre elementi alla base», ci racconta Enrico Bagnasco, responsabile Innovation di Tim. «Innanzitutto una connettività sempre più diffusa e disponibile per far “parlare” tra loro gli oggetti del nostro quotidiano. In secondo luogo una miniaturizzazione dei device per realizzare sensori poco invasivi, piccoli e con batterie della durata di diversi anni. In ultimo una capacità sempre maggiore di elaborare i dati, i cosiddetti big data, che ci consentirà di realizzare soluzioni al servizio dei clienti, delle aziende e della pubblica amministrazione». Pensare a elettrodomestici intelligenti non significa solo un frigorifero in grado di dirci sullo smartphone quali ingredienti manchino per una ricetta o quando scada il latte, ma la possibilità di fornire in modo sicuro e criptato i dati di utilizzo degli stessi così da dare alle aziende produttrici la chance di studiare come migliorarli sul piano dell’efficienza, anche energetica. Non solo: ogni volta che salta la luce perché abbiamo acceso più elettrodomestici ad alto consumo contemporaneamente, come lavatrice, lavastoviglie o forno, sarà possibile chiedere al nostro operatore un supplemento di energia elettrica per il tempo necessario. Grazie ai nuovi contatori intelligenti sarà sufficiente un ordine da remoto per passare, per esempio, da 3 a 4,5 kilowatt per un paio d’ore. Ma la rivoluzione riguarderà le intere città, dando la possibilità alle amministrazioni pubbliche di gestire il traffico o il verde urbano, con significativi impatti sull’ inquinamento acustico e dell’aria e sul risparmio di risorse economiche. Le luci dei lampioni potranno essere regolate rispetto all’ora del giorno, al clima atmosferico o alla presenza di automobili. I parchi potranno essere mantenuti con maggiore precisione e cura e i mezzi pubblici regolati in base alle necessità dei cittadini. Per non parlare di servizi come il bike sharing: l’utente potrà ottimizzare il proprio percorso sulla base del traffico ma anche dello smog, monitorato in tempo reale, per evitare zone troppo congestionate e inquinate.

CONTENUTI DIGITALI
Per fare tutto questo sarà necessario avere città sempre più connesse sia da un punto di vista della capillarità sia della larghezza di banda. E la più grande azienda italiana di telecomunicazioni si sta muovendo da tempo. «Naturalmente la connettività è il nostro presidio storico, abbiamo già avviato il 5G a Torino, Bari, Matera oltre a San Marino primo stato in Europa e tra i primi al mondo. Nel 2018 realizzeremo già le prime sperimentazioni», prosegue Bagnasco, «ma c’è anche un lavoro continuativo che ha l’obiettivo di creare un ecosistema digitale, con tutti i migliori player del settore, dove vogliamo giocare un ruolo da protagonisti». Oggi il mondo che più sta sfruttando, per non dire trainando, la connettività di nuova generazione è quello del multimedia associato a smartphone e tablet,che si tratti di giochi,video o musica. E continuerà a essere così.

L’obiettivo per il futuro è garantire da mobile una visione fluida di filmati in 4K, una qualità di definizione doppia rispetto all’attuale HD, e l’utilizzo da remoto di recenti innovazioni come la realtà virtuale e la realtà aumentata. Potenzialità fruibili con il 5G, anche se già il 4G consente di vedere film e serie tv ad alta definizione con eccellenti risultati. E per questo Tim mette già a disposizione soluzioni personalizzate in base alle esigenze dei clienti: si va da TimVision, la tv on demand con oltre 10mila titoli tra film e serie tv anche in esclusiva, a TimMusic, la piattaforma per la musica in streaming con 25 milioni di brani, a TimGames, per giocare direttamente da smartphone sia in streaming sia in download. E poi c’è la novità di Tim Show, che offre gratuitamente per un anno ai clienti mobili le migliori playlist di Tim Music senza consumare il traffico dati, i giochi di Gameloft, le serie tv di Studio+ e notizie dall’Italia e dal mondo, tutto a portata di app.

Per quanto riguarda la connettività, Bagnasco spiega che «se oggi con il 4G arriviamo ad alcune centinaia di megabit al secondo, con il 5G si passerà ad una capacità di trasmissione fino a decine di gigabit al secondo, con prestazioni dieci volte superiori a quelle attuali. I sensori connessi, invece, potranno essere fino ad alcuni milioni per chilometro quadrato. L’idea è che qualunque cosa sia connessa». Oltre alla casa e alla città, c’ è anche il mondo delle imprese: sono allo studio, per esempio, sedie che sappiano capire come è seduto il lavoratore così da suggerirgli come modificare la postura. Con l’agricoltura di precisione sarà possibile irrigare in modo mirato, all’ ora e solo nel punto necessario.

LE NUOVE AZIENDE
E anche la moda e il lusso potranno beneficiare di questa estesa connettività, assicurando che il prodotto sia originale e tracciabile in caso di furto.

Per non parlare delle applicazioni nel mondo dello sport: dalle prossime Olimpiadi di Tokyo 2020 potremo sfruttare in diretta la realtà virtuale per vedere le gare di atletica da bordo pista. TimVision le trasmetterà insieme a quelle invernali del 2018 in Corea del Sud. Potremo vederle seduti sul divano.

Internet of Things, il Natale 2017 è quello della smart home

Lampadine, telecamere, serrature e pulsanti, ma anche robot aspirapolvere e da cucina, termostati e impianti audio: anno dopo anno, le applicazioni concrete della cosiddetta Internet of Things nelle nostre case (e nelle nostre vite) sono sempre maggiori.

Semplificando, parlare di Rete delle Cose vuole dire parlare di oggetti di uso comune che hanno la possibilità di collegarsi al Web (in questo caso, attraverso il wifi dell’abitazione) e da qui, per mezzo di siti o app dedicati, ai nostri smartphone e dunque a noi.

Le “compra e dimentica”
I primi dispositivi di uso comune che hanno fatto uso della IoT sono stati senza dubbio le lampadine smart, in grado di accendersi da sole a orari programmati, quando tramonta il sole, all’ora della sveglia, quando suona una certa canzone o appunto quando si preme un pulsante sul telefonino. Sino a qualche anno fa, Philips dominava il mercato con le sue Hue, disponibili in vari colori e kit (con uno o più punti luce, per esempio) e prezzi online scesi a circa 70 euro . Un ribasso molto probabilmente favorito dall’arrivo sul mercato di Ikea, che con le sue Tradfri ha reso questi dispositivi più avvicinabili, pur con i difetti che abbiamo riscontrato nella nostra prova la scorsa primavera. Entrambe sono installabili e configurabili semplicemente da soli.

Un altro oggetto “intelligente” che si può comprare, portare a casa, collegare al wifi e usare subito senza eccessive complicazioni è la telecamera, che si può sfruttare per tenere d’occhio dal telefonino l’abitazione, magari quando si è in vacanza, oppure quotidianamente per controllare che il nostro amato amico a 4 zampe non ci faccia a pezzi il divano… Ce ne sono di tutte le marche e i prezzi, da meno di 30 agli oltre 300 euro, come conferma una rapida ricerca su Amazon . A metà novembre, Il Secolo XIX ha provato la Netatmo “Welcome”: qui potete vedere (per davvero) com’è andata .

Ancora più semplice (non a livello di progettazione, ma di “compra, porta a casa, accendi e dimentica”) è il robot pulitore, reso celebre qualche anno fa dall’allora pionieristica Roomba: le ultime versioni sono in grado non solo di “mappare” le varie stanze così da pulirle più efficacemente, ma pure di collegarsi al wifi domestico e da qui al vostro smartphone per ricevere istruzioni anche quando nell’abitazione non c’è nessuno. I prezzi al momento sono ancora alti: senza arrivare ai quasi 500 euro del Botvac D3 Connected , un buon compromesso può essere il Mi Robot di Xiaomi , che in Rete si riesce a trovare a meno di 300 euro.

Fra gli oggetti smart “fai-da-te”, infine, non possono mancare quelli che forse più di tutti rappresentano la Rete applicate a cose che senza connessione non avrebbero alcuna funzione: gli Amazon Dash Button. Sono piccoli bottoni da applicare in varie zone dell’abitazione: dopo averli posizionati, si abbina alla pressione un’azione (foto: come si fa) , cioè l’acquisto di un prodotto, che siano biscotti, carta igienica, caffè, detersivo o altro. Quando le “scorte” stanno per finire, si preme e l’oggetto desiderato arriva a casa. Il Secolo XIX li ha provati nel novembre del 2016 , quando sono stati messi in vendita in Italia.

Quelle da far installare agli esperti
Sin qui, le “smart things” alla portata più o meno non solo di tutte le tasche, ma anche di tutte le persone: si comprano, si portano a casa, si configurano ed è fatta. Ce ne sono altre, però, capaci davvero di rivoluzionare la nostra vita domestica, per la cui installazione è quasi sempre il caso di farsi aiutare. Innanzi tutto, il termostato intelligente, capace di imparare le nostre abitudini, di capire quando siamo in casa oppure no, anche di prevedere le condizioni meteorologiche all’esterno e di regolare l’accensione dei caloriferi di conseguenza: il più raffinato, completo (e pure bello da vedere) è senza dubbio il Nest , che in Italia costa poco meno di 250 euro .

Poi, le serrature: possono aprire o chiudere la porta di casa da remoto e in abbinamento con un altrettanto “intelligente” spioncino, pure di tenere d’occhio dallo smartphone quello che accade all’esterno. Ce ne sono tanti modelli, di marche, prezzi e funzioni diverse: Danalock, lo spioncino di Skybell, presto arriverà Amazon Key, per permettere ai corrieri di aprire, fare la consegna e richiudere… ma prima di scegliere è importante capire se davvero si ha abbastanza fiducia nella tecnologia da permetterle di gestire per noi l’accesso alla nostra abitazione. Anche in questo caso, comunque, conviene chiedere aiuto a un installatore per il montaggio.

L’ostacolo? Il wifi di casa
Non è finita, perché il “catalogo” della Rete delle Cose è fatto di tanti altri oggetti: robot da cucina in grado di inviare allo smartphone la lista degli ingredienti per la ricetta che avete impostato la sera prima, sistemi audio, rilevatori di fumo, televisori, frigoriferi con display e (in futuro) la capacità di accorgersi quando il latte sta finendo e ordinarlo online e molto altro ancora. Prima di comprare tutto, però, meglio verificare con il proprio operatore se il wifi di casa è in grado di gestire contemporaneamente due telefoni cellulari, due computer, due televisori, una console per videogiochi, 8 lampadine, un robot per pulire, il termostato e pure il frigo. Altrimenti, altro che smart home…

Dal Politecnico di Torino, l’Internet of Things che riconosce i nostri gusti

Si chiama YouRule il prototipo di intelligenza artificiale che adatta tutti i dispositivi smart alle nostre preferenze.

Già dal nome del progetto capiamo che il paradigma è cambiato. Non è più la tecnologia al centro, ma l’utente. YouRule: sei tu a comandare i dispositivi smart che ti circondano, con i tuoi gusti e le tue preferenze. In casa, come in ufficio o in auto.

La tecnologia è stata sviluppata dal gruppo di ricerca EuPont del Dipartimento di Automatica e Informatica del Politecnico di Torino, coordinato dal professor Fulvio Corno, con Luigi De Russis e Alberto Monge Roffarello. YouRule è una piattaforma che punta a rendere più semplici e personalizzabili i dispositivi intelligenti connessi alla rete, proponendo un’interfaccia utente intuitiva e di facile utilizzo. «È proprio questa la sfida più grande – afferma a La Stampa Fulvio Corno -. I nostri sforzi si riversano sulla facilità d’uso, con test, focus group e coinvolgimento degli utenti in ogni fase».

Le specifiche del prototipo sono state oggetto di pubblicazione su Computer, il magazine della IEEE Computer Society.

COS’È YOURULE

«Con YouRule sorpassiamo il concetto di un’applicazione specifica per ogni dispositivo. Negli ultimi anni abbiamo assistito a un incremento dell’utilizzo dello smartphone, e al moltiplicarsi degli oggetti intelligenti di cui ci circondiamo – spiega Corno -. Non è difficile immagine che tra 3 o 5 anni ognuno di noi dovrà controllare un centinaio di dispositivi, ed è inpensabile avere un’app per ognuno di essi. Ci siamo chiesti come superare questo problema, è abbiamo trovato la soluzione con YouRule. L’utente specifica cosa vuole, i suoi gusti e le sue preferenze, poi ci pensa l’intelligenza artificiale a sfruttare i dispositivi connessi per soddisfare le richieste».

Una piattaforma user friendly, su cui impostare le nostre preferenze. Ad esempio, se vogliamo godere di una certa temperatura ambientale in casa, così come in ufficio o in auto, YouRule si connetterà automaticamente ai dispositivi di riscaldamento per offrire il calore di cui si necessita, senza che si debbano fare ulteriori operazioni.

«Con YouRule deleghiamo a una intelligenza intermedia il dialogo coi dispositivi. A noi il compito di fornire alla macchina i nostri gusti e le nostre abitudini, in un contesto semplice. Ad esempio, la programmazione giornaliera di un termostato è vista come cosa complessa dall’utente medio. Noi vogliamo arrivare alla semplicità di una applicazione mobile».

La domotica si fa spazio in casa e… sotto l’albero

La domotica piace sempre più agli italiani, persino come regalo di Natale. Studi e ricerche comprovano questa tendenza che si riscontra anche a livello globale.

La domotica sotto l’albero di Natale. È solo l’ultima tendenza di mercato che comprova quanto piacciano le tecnologie per rendere più smart la casa degli italiani. Oltre che essere un popolo di santi, poeti e navigatori siamo infatti anche amanti dell’hi-tech: termostati intelligenti, smart bulb, impianti di videosorveglianza IP, sono alcuni tra i doni più graditi da quanto emerge da uno studio di Avvenia, società specializzata nell’efficienza energetica, e Visa.

Secondo il campione sondato, i prodotti tecnologici si posizionano al primo posto, con il 38% delle preferenze degli italiani. E tra questi ci sono, appunto, i sistemi di domotica.

Domotica e preferenze

A confermare il trend c’è anche la recente analisi svolta dal portale ProntoPro.it sulle richieste legate al mondo dell’automazione domestica: balza all’occhio che il 30% delle richieste di installazione siano rivolte a impianti di videosorveglianza e d’illuminazione.

Seconda per preferenze (14%), l’automazione, specie con gestione da remoto, di porte, cancelli, finestre e altri dispositivi analoghi. Al terzo gradino del podio (13%) ci sono le richieste in materia di risparmio energetico derivanti dalla gestione attenta del riscaldamento. Oltre al riscaldamento ci sono le richieste dl’installazione di impianti domotici per la climatizzazione (11%).

A questi segue l’interesse a installare soluzioni di:
automazione di tapparelle e tende da sole (9%), sistemi smart home completi (9%), integrazione domotica riguardante anche apparati audio/video (8%), sistemi domotici per il giardino (5%)

A questo proposito è bene ricordare la leva degli ecobonus: le detrazioni fiscali al 65% riguardano, infatti, anche le soluzioni di home automation.

Smart home: un mercato che cresce in tutto il mondo

L’alto gradimento riscontrato in Italia è un trend confermato anche a livello globale. Secondo una ricerca di Markets and Markets, riportata in sintesi da PR Newswire relativa al mercato della smart home segnala che esso ha raggiunto i 54,97 miliardi di dollari nel 2016, ma evidenziando un tasso annuale di crescita composto (CAGR) stimato al 13,61% tra il 2017 e il 2023; tale mercato si prevede raggiungerà i 137,91 miliardi di dollari da qui al 2023.

La crescita di questo mercato può essere attribuita ai progressi tecnologici in ambito IoT, alla crescente necessità di sicurezza registrata tra i consumatori e l’aumentata necessità di risparmio energetico e di soluzioni che possano contribuire a ridurre le emissioni di CO2, segnala la società di analisi.

Il mercato più forte si conferma il Nord America principalmente a causa della crescente domanda di sistemi di gestione energetica domestica e di sicurezza e la popolarità in aumento relativa all’integrazione di dispositivi intelligenti come tablet e smartphone tra le soluzioni smart home. Ma è il mercato Asia-Pacifico quello destinato a evidenziare il più alto CAGR nel periodo 2017-2023. Un aumento dovuto, tra l’altro, al miglioramento degli standard di vita e alla crescente urbanizzazione che ha portato a infrastrutture tecnologiche sempre più complesse. Inoltre, va considerato anche l’aumento del numero di nuovi progetti residenziali sempre più votati alla performance energetica.

La smart lighting è la fetta più cospicua della quota di mercato nel 2016, grazie alla capacità di controllo dell’illuminazione e alla sua importanza nel ridurre il consumo di energia elettrica nelle abitazioni grazie all’utilizzo di sensoristica. Ma è tutto il comparto dei dispositivi smart home a essere previsto in sensibile aumento tra il 2017 e il 2023.

Due fratelli alla conquista della domotica low-cost

L’idea è semplice ma ha convinto l’acceleratore dell’Università Luiss di Roma (il Luiss Enlabs, creato in collaborazione con il fondo LVenture): un sistema che in poche ore e senza lavori di ristrutturazione trasforma qualunque abitazione in una casa domotica, facendo controllare gli interruttori elettrici da una app. Eppure, PowaHome – la start-up avviata da due fratelli pugliesi, Michele e Pasquale Longo (entrambi hanno meno di trent’anni), fa notizia per un altro motivo: in meno di sei mesi di accelerazione è riuscita a vendere, mettendolo già sul mercato, un prodotto funzionante e certificato. Nel panorama start-up, la capacità di fare “cassa” iniziando a vendere ciò che si produce in breve periodo non è scontata. Troppo spesso le neo-aziende restano incastrate nei processi di incubazione e accelerazione, mantenendosi in piedi grazie agli investitori ma senza essere in grado di camminare con le proprie gambe.

«Come tanti italiani sognavamo di avere una casa intelligente e smart ma oggi per ottenerla devi affrontare lunghi e costosi processi di ristrutturazione – spiega a La Nuvola Pasquale Longo, 29 anni e attualmente amministratore della start-up – L’idea di un sistema di domotica low cost ci è venuta grazie a una esperienza diretta. Volevamo rendere smart ciò che avevamo già a disposizione, il modem per la connessione Internet: c’è venuto il pallino di farlo comunicare in modo controllato con l’impianto elettrico di casa direttamente da una app sul nostro telefono. Quindi abbiamo pensato a un mattoncino hardware che si applica direttamente e fa parlare il sistema elettrico con gli oggetti che vogliamo controllare».

Quando serve l’acceleratore Fin qui, tutto chiaro: ma come molti startupper alle prime armi anche Pasquale e Michele non avevano idea di come procedere per far decollare il proprio business. Il loro è uno di quei rari ma felici casi in cui l’acceleratore fa il proprio dovere. «Siamo entrati nel programma di accelerazione a giugno e nel percorso abbiamo imparato, ad esempio, ad allargare il nostro tipo di mercato – spiega Pasquale – Noi pensavamo e pensiamo al progetto per i complessi residenziali ma i consulenti ci hanno aiutato a mettere a fuoco un altro segmento: quello degli hotel, delle strutture commerciali insomma tutti quei complessi che hanno bisogno di controllare sistemi di illuminazione e molto altro ma devono farlo in modo facile, senza ristrutturare».

Qualche cifra Il duo, che ha studiato ingegneria e architettura al Politecnico di Torino, con appena 30 mila euro di prefinanziamento ottenuto grazie al programma romano è riuscito in cinque mesi a ottenere le certificazioni per vendere il prodotto in tutta Europa. Da novembre ha aperto un nuovo round di investimento per accogliere (e raccogliere soldi da) nuovi finanziatori: la domotica è un mercato che dovrebbe valere circa 72 miliardi di euro entro il 2020 a livello globale e servizi aggiuntivi e integrativi come quelli di PowaHome serviranno anche ai colossi del comparto, tra cui Amazon e Google, che i sistemi di domotica li creano ma non potranno adattare in modo economico e accessibile case e strutture esistenti ai criteri altamente tecnologici delle loro invenzioni. Senza contare che per l’installazione di app e hardware per il controllo del frigorifero, del riscaldamento, delle luci serviranno tecnici e assistenti con creazione di nuovi posti di lavoro.

Per conquistarsi un posto in questo mondo, però, serve molto sacrificio. «Questi sei mesi sono stati davvero impegnativi – racconta ancora Pasquale – Entriamo in ufficio verso le nove la mattina e non usciamo prima delle dieci-mezzanotte. Non esistono ferie, non esistono sabati e domeniche e ogni volta che non ti dedichi all’azienda ti senti in colpa perché pensi di non fare abbastanza per una creatura che è tua. Ho letto una frase tempo fa che spiega bene il senso di tutto questo». E sarebbe? «Fare start-up è come lanciarsi da una montagna e costruire l’aereo mentre stai cadendo: ecco è la sensazione che provo ogni giorno, perché ogni giorno c’è una sfida e devi trovare la soluzione per vincerla».

La domotica e gli italiani: uno su tre vuole installare impianti

È quanto emerge da uno studio di ProntoPro.it: al primo posto la volontà di dotarsi di sistemi di videosorveglianza e di illuminazione per proteggersi dai ladri e risparmiare in bolletta. Le case degli italiani sono sempre più smart. A rivelarlo è una ricerca condotta da ProntoPro.it, il portale che mette in contatto domanda e offerta di lavoro professionale e artigianale: un intervistato su tre ha scelto di dotare la propria abitazione di impianti domotici. Le motivazioni principali? Proteggersi dai ladri e risparmiare in bolletta. È emerso infatti che il 30 per cento delle richieste è rivolta a impianti di videosorveglianza e di illuminazione. Segue: un 14 per cento di persone che vogliono gestire con dito aperture e chiusure delle porte di casa, il 13 per cento preferisce invece tenere sotto controllo la temperatura per risparmiare sulle spese di riscaldamento, un 9 per cento sceglie la domotica per comandare tapparelle e tende da sole e un altro 9 per cento per mettere in funzione gli elettrodomestici. La percentuale più bassa fa riferimento a chi ama delegare la cura del proprio giardino, parliamo del 5 per cento, a sistemi di irrigazione domotica.

Vodafone lancia l’Internet of Things nel mercato Consumer

Il Ceo Vittorio Colao: ‘Nei prossimi dieci anni, l’espansione dell’IoT nel mercato Consumer comporterà un cambiamento altrettanto radicale nel modo di vivere delle persone, nelle loro case e nel tempo libero’.

Vodafone entra ufficialmente nel mercato Consumer dell’Internet of Things (IoT), con il lancio di ‘V by Vodafone’, la piattaforma di connettività del gruppo che consentirà ai clienti finali di collegare milioni di prodotti, da quelli per il tempo libero a quelli per la casa, estendendo così la connettività della rete ad un’ampia gamma di oggetti nei luoghi di lavoro, a casa e in mobilità.

Oggi Vodafone ha presentato i primi quattro prodotti in commercio, vale a dire V-Auto (per connettere l’auto), V-Camera, una telecamera di sicurezza 4G, V-Pet, per il monitoraggio a distanza degli animali domestici e V-Bag, per il controllo e la geolocalizzazione di borse, zaini e valigie.

Si tratta di un primo assaggio, visto che con il lancio della V-Sim by Vodafone, compatibile con i prodotti di elettronica di largo consumo già sul mercato, sarà presto possibile connettere milioni di altri oggetti, tanto più che la Sim per l’Iot della compagnia sarà commercializzata da terze parti già dall’anno prossimo.

Gli analisti stimano che entro il 2020, saranno oltre 370 milioni gli oggetti di elettronica di consumo e smart home in grado di connettersi alle reti IoT nei Paesi in cui Vodafone è presente, rispetto ai 50 milioni di oggi.

Tutti i prodotti V by Vodafone possono essere acquistati dai clienti Vodafone da oggi nei negozi Vodafone selezionati in Italia, Germania, Spagna e Regno Unito, o online al sito v.vodafone.com.

La strategia di Vodafone per l’Internet of Things Consumer fa leva sull’esperienza acquisita negli anni nel mercato Enterprise, con oltre 59 milioni di oggetti connessi e una piattaforma per la gestione di diverse soluzioni in molteplici settori.

La linea di prodotti V by Vodafone è stata sviluppata tenendo conto di ricerche di mercato che hanno coinvolto oltre 15 mila clienti in Germania, Italia, Spagna e Regno Unito .

 

Un nuovo modo per connettere i propri dispositivi

L’ecosistema V by Vodafone comprende:

•V-Sim by Vodafone, una SIM specificatamente pensata per essere utilizzata all’interno di oggetti connessi, da oggi in dotazione con ciascun prodotto della linea V by Vodafone, e dal prossimo anno acquistabile anche singolarmente e presso altri rivenditori.

L’applicazione per smartphone V by Vodafone, che consente di gestire attraverso un’unica interfaccia tutte le V-SIM dei propri dispositivi IoT, in modo semplice e intuitivo. Per attivare i prodotti basta inquadrare il QR code presente sulla confezione, selezionare il pagamento, e associare il prodotto alla propria SIM Vodafone Consumer.

•La migliore rete, per una connettività sempre più affidabile e di qualità. Grazie all’estensione della rete Vodafone, inoltre, i clienti potranno gestire ogni dispositivo in tutta Europa. Rispetto ai dispositivi funzionanti con WiFi, i prodotti V by Vodafone potranno contare su una connessione stabile, ovunque si trovi il segnale di rete mobile.

•Un unico piano tariffario, calcolato in base alla tipologia di oggetto da connettere, per rendere più semplice la gestione di più dispositivi associati allo stesso numero Vodafone, con addebito su un’unica fattura e senza costi aggiuntivi.

•Nel 2018, Vodafone lancerà un marketplace aperto a sviluppatori IoT, che consentirà di ampliare ulteriormente il portafoglio di prodotti.

I primi prodotti della linea V by Vodafone

I primi quattro prodotti V by Vodafone presentati in occasione del lancio sono V-Auto by Vodafone, V-Bag by Vodafone, V-Camera by Vodafone e V-Pet by Vodafone. Altre categorie seguiranno nel 2018.

V Auto by Vodafone utilizza la stessa tecnologia IoT sviluppata da Vodafone per connettere alcuni modelli d’auto delle principali case automobilistiche. Il dispositivo “Plug & Drive” è compatibile con i principali modelli di auto prodotti dal 2002 in Europa. Il dispositivo “V Auto by Vodafone” può essere installato e configurato nella macchina in pochi secondi, direttamente dal cliente.

Una volta connesso, V-Auto by Vodafone consente di accedere alle seguenti funzionalità:

•“Auto SOS”: la chiamata SOS per ricevere aiuto in caso di emergenza o di incidente. In caso di mancata risposta da parte dell’automobilista verrà effettuata una chiamata automatica ai servizi di emergenza. “Auto SOS” offre la stessa tipologia di funzionalita’ dell’eCall che nel 2018 diventerà obbligatorio per tutte le auto vendute in Europa.

•“Trova la mia auto”: per geo localizzare e monitorare la posizione del proprio veicolo;

•“Livello di sicurezza della guida”: il punteggio che consente al guidatore di controllare e valutare il proprio stile guida per ogni percorso, con l’obiettivo di migliorare e rendere più sicuro e sostenibile il proprio modo di guidare.

V-Camera by Vodafone, la video camera di sicurezza in alta definizione che si connette in automatico alla rete Vodafone. Grazie ad essa, i clienti potranno monitorare e registrare da remoto qualsiasi luogo coperto da rete 3G e 4G.

V-Pet by Vodafone, il tracker per animali domestici che consente di monitorarne la posizione, i movimenti e lo stato di attività. Il dispositivo consente anche di selezionare una o più aree entro le quali l’animale può muoversi in libertà, ricevendo degli alert nel caso in cui queste fossero oltrepassate.

V-Bag by Vodafone, il tracker per valigie, borse a mano e zaini pensato per ridurre il rischio di furti e smarrimento. Anche in questo caso, è possibile impostare una o più aree entro le quali la borsa può essere spostata, ricevendo degli alert nel caso in cui queste fossero oltrepassate.

Vittorio Colao, CEO del Gruppo Vodafone, ha dichiarato: “L’Internet delle cose ha già iniziato a modificare il modo di fare business. Nei prossimi dieci anni, l’espansione dell’IoT nel mercato Consumer comporterà un cambiamento altrettanto radicale nel modo di vivere delle persone, nelle loro case e nel tempo libero. V by Vodafone rende semplice la connessione di un’ampia gamma di prodotti, per la sicurezza delle persone e delle cose a cui i clienti tengono. Il nostro obiettivo è mettere a disposizione delle persone la nostra esperienza e leadership globale nell’IoT per consentire loro di vivere pienamente la prossima fase della rivoluzione digitale”.